L'arcobaleno come allineamento finito dei colori
La scala dei colori puri
Il disco cromatico
Voglio tentare di dirvi qualcosa di utile sui
colori. Non mi baso soltanto sulle mie ricerche, ma prendo a cuor
leggero, per ridarle a voi, idee di altri, uomini di scienza e no.
Per fare alcuni nomi ricordo Goethe, Philipp Otto Runge, la cui Sfera
cromatica fu pubblicata nel 1810, Delacroix e Kandinsky ("Lo
spirito nell'arte").
La prima parte del mio compito consiste nel costruirvi un'ideale cassetta
dei colori, in cui questi siano disposti secondo un ordine ben fondato;
una specie di stipetto degli arnesi, se volete.
La natura ci offre gran copia di stimoli cromatici: il mondo vegetale,
il regno animale, la mineralogia, quell'insieme di cose che chiamiamo
paesaggio; tutto ci da motivo di pensare per ore e di esserne grati.
Ma c'è un fenomeno che sta al di sopra di tutte le cose colorate,
l'astrazione d'ogni applicazione, elaborazione e combinazione di colori,
la pura astrazione cromatica: questo fenomeno è l'arcobaleno.
È significativo che questo caso singolare d'una scala di puri
colori non appartenga del tutto all'al di qua", ma al regno intermedio
terrestre-cosmico dell'atmosfera; di conseguenza esso possiede un
certo grado di perfezione, ma non il massimo, giacché appartiene
all'al di là solo a mezzo.
Anche qui però la nostra capacità creativa ci soccorre
a superare la manchevolezza del fenomeno permettendoci per lo meno
una sintesi della perfezione propria dell'al di là.
Noi supponiamo che quanto ci si manifesta solo in parte e come apparenza
imperfetta sia, in qualche luogo, senza imperfezioni; il nostro istinto
artistico deve quindi aiutarci a trovare la forma di quell'essere
perfetto.
In che consiste la manchevolezza del fenomeno arcobaleno?...
Nell'arcobaleno s'è letta una serie di colori, e precisamente
sette colori che si chiamano: |
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(rosso-viola, rosso, arancione,
giallo, verde, blu, blu-viola) e il numero sette parve buono
a tutti. Anche nella musica ci sono sette note, si disse come a trovare
una conferma.
Per quanto in molti rispetti il numero sette mi vada a genio, in questo
caso non mi convince.
Rosso-viola e azzurro-viola o indaco, come sta scritto nei libri di
scuola, son distinzioni ben secondarie!
Sappiamo tutti che verde, arancione e viola stanno, rispetto a rosso,
giallo e azzurro, su un piano diverso: ve lo posso dire senza sciuparvi
future sorprese.
Ma rosso-viola e azzurro-viola o indaco stanno su un piano ancora
diverso.
Ma la cosa essenziale, ora, è che nell'arcobaleno i colori
appaiono in rappresentazione lineare.
Non dobbiamo dimenticarlo, qui dei punti di colore procedono paralleli
tracciando delle linee: un punto giallo accanto a uno verde, un punto
verde accanto a uno giallo e così via (sinistra) |
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Non si deve dimenticare che, se si sviluppa e
si conchiude l'arco in un cerchio, non per questo si ottiene la perfezione,
il disco cromatico, ma soltanto sette singoli cerchi uno dentro l'altro (centro).
In tale rappresentazione lineare della superficie — in questo
caso della superficie circolare, del cerchio — c'è qualcosa
che non va. Sì, perché un cerchio descritto da una linea
rossa non è ancora un cerchio rosso (destra).
Questa rappresentazione della superficie ha infatti, come abbiamo
già visto, un carattere medio e non un carattere attivo.
Questa linea rossa, o azzurra o gialla che sia, suscita sì
un'impressione di superficie, ma rimane pur sempre una linea.
Dunque noi possiamo chiamare l'arcobaleno una rappresentazione lineare
della superficie e, nello stesso tempo, una rappresentazione insufficiente
dei colori.
In essa è dato scorgere ben poco, anzi, dei rapporti dei colori
fra loro, proprio nulla. Questo è chiaro. Ma la mancanza principale
consiste nella finitezza di questa serie cromatica.
I colori puri son cosa dell'al di là; il regno dell'atmosfera
che fa da intermediario è tanto benevolo da comunicarceli,
non però nella forma ch'essi hanno nell'al di là, la
quale deve essere di natura infinita, ma in una forma intermedia.
Il fatto che nei due tipi di viola ci sia qualcosa che non torna acquista
interesse se ascoltiamo gli uomini di scienza i quali ci dicono che
ai due estremi delle serie " ci si sente " : già,
perché oltre il termine rosso c'è qualcosa che produce
un effetto di calore, e oltre il termine azzurro qualcosa che si manifesta
con effetti chimici.
Assetati di colore, ci si potrebbe anche sentir tentati a immaginare
altri due colori sconosciuti, non fatti per il nostro occhio. Ma non
siamo tanto temerari. |
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| Accontentiamoci semplicemente di dire che si
tratta di due metà le quali devono diventare un intero, di
due viola che devono diventare un viola solo, e che dobbiamo annodare
i loro termini misteriosi in un'infinità. |
| Quel che ne risulta, una cosa senza principio
e senza fine, è questo: |
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| I sei colori del disco cromatico (l'arcobaleno visto come
anello) |
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1. Il disco cromatico come sezione equatoriale
della sfera cromatica.
2. Il disco cromatico come superfìcie circolare (topografìa
piana dei colori sul disco cromatico).
3. Ordine ideale dei colori:
1. cerchio grigio 2. cerchio nero 3. cerchio con i colori dello
spettro 4. cerchio bianco
4. Posizione dei colori primari, secondari e terziari in una
sezione trasversale della sfera cromatica, tenendo conto del
cerchio grigio. |
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Ora non abbiamo più bisogno
d'un movimento pendolare da 1 a 7 e di un contro-movimento, quale
surrogato d'infinità, da 7 a 1, non abbiamo più bisogno
di cercare di qui e di là, di allontanarci e di ritornare.
Noi abbandoniamo invece l'ambito umano, l'ambito sovranimale, patetico,
psicosomatico, l'ambito mezzo fermo e mezzo in movimento del regno
intermedio col suo simbolo del triangolo nel quale i colori puri non
son proprio a casa loro.
Noi liberiamo il pendolo dalla forza di gravità, lo facciamo
sibilare finché raggiunga l'ambito divino, dinamico, l'ambito
della spiritualità, della completa rotazione, del movimento
integrale, l'ambito che ha per simbolo il cerchio, dove i colori puri
son veramente a posto.
E cosi 1 e 7 vengono a coincidere in quella zona che si chiama semplicemente
viola. |
Il disco cromatico
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Il carattere cosmico dei colori puri ha trovato
nel cerchio la sua adeguata rappresentazione. Il fenomeno dei colori
puri percettibile sulla terra nell'arcobaleno, il quale era soltanto
il riflesso d'una totalità prima sconosciuta, ci sta ora davanti
in una forma sintetica che si richiama al grande tutto dell'al di
là. Davanti ai nostri occhi sta ora il disco cromatico.
E viceversa il viola può venir anche inteso quale punto di
frattura dove fa forza quella potenza che umanizza le cose divine
e le trasforma per manifestarcele.
La cosa dovrebbe esser andata così, che al cerchio fu fatta
forza nel viola, ed esso si spezzò e si distese nell'arcobaleno
quale serie di punti colorati procedenti in senso lineare. |
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Se noi osserviamo più da vicino la nuova
forma che abbiamo ottenuta nella rappresentazione dei colori, vale
a dire il disco cromatico, notiamo con interesse quanto questa forma
sia in grado di dirci sui rapporti dei colori.
Prima di tutto son risolti o non si pongono più gli enigmi
ai termini della serie cromatica.
Nel viola non c'è più niente da indovinare, né
compaiono in altri punti problemi come l'ultra-rosso e l'ultra-violetto.
C'è poi un nuovo tipo di movimento, conforme all'infinito trapassare
dei colori l'uno nell'altro, che riguarda la circonferenza del cerchio:
lo chiamerei movimento periferico (scala).
Questo è solo un lato della novità.
L'altro si manifesta nei tre diametri con i quali colleghiamo i sei
colori articolandoli in tre coppie.
Dunque, da una parte un movimento lungo la periferia, la circonferenza;
dall'altra un movimento diametrale, lungo i diametri. |
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