documento il colore
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12) Paul Klee

L'ordine nell'ambito dei colori, L'allineamento finito dei colori e il loro infinito trapassare l'uno nell'altro, Rapporti cromatici lungo i diametri e lungo la circonferenza (1)


da Teoria della forma e della figurazione
edizioni Feltrinelli, 1959
Martedì, 28 novembre 1922
L'arcobaleno come allineamento finito dei colori
La scala dei colori puri
Il disco cromatico


Voglio tentare di dirvi qualcosa di utile sui colori. Non mi baso soltanto sulle mie ricerche, ma prendo a cuor leggero, per ridarle a voi, idee di altri, uomini di scienza e no.
Per fare alcuni nomi ricordo Goethe, Philipp Otto Runge, la cui Sfera cromatica fu pubblicata nel 1810, Delacroix e Kandinsky ("Lo spirito nell'arte").
La prima parte del mio compito consiste nel costruirvi un'ideale cassetta dei colori, in cui questi siano disposti secondo un ordine ben fondato; una specie di stipetto degli arnesi, se volete.
La natura ci offre gran copia di stimoli cromatici: il mondo vegetale, il regno animale, la mineralogia, quell'insieme di cose che chiamiamo paesaggio; tutto ci da motivo di pensare per ore e di esserne grati.
Ma c'è un fenomeno che sta al di sopra di tutte le cose colorate, l'astrazione d'ogni applicazione, elaborazione e combinazione di colori, la pura astrazione cromatica: questo fenomeno è l'arcobaleno.
È significativo che questo caso singolare d'una scala di puri colori non appartenga del tutto all'al di qua", ma al regno intermedio terrestre-cosmico dell'atmosfera; di conseguenza esso possiede un certo grado di perfezione, ma non il massimo, giacché appartiene all'al di là solo a mezzo.
Anche qui però la nostra capacità creativa ci soccorre a superare la manchevolezza del fenomeno permettendoci per lo meno una sintesi della perfezione propria dell'al di là.
Noi supponiamo che quanto ci si manifesta solo in parte e come apparenza imperfetta sia, in qualche luogo, senza imperfezioni; il nostro istinto artistico deve quindi aiutarci a trovare la forma di quell'essere perfetto.
In che consiste la manchevolezza del fenomeno arcobaleno?...
Nell'arcobaleno s'è letta una serie di colori, e precisamente sette colori che si chiamano:
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(rosso-viola, rosso, arancione, giallo, verde, blu, blu-viola) e il numero sette parve buono a tutti. Anche nella musica ci sono sette note, si disse come a trovare una conferma.
Per quanto in molti rispetti il numero sette mi vada a genio, in questo caso non mi convince.
Rosso-viola e azzurro-viola o indaco, come sta scritto nei libri di scuola, son distinzioni ben secondarie!
Sappiamo tutti che verde, arancione e viola stanno, rispetto a rosso, giallo e azzurro, su un piano diverso: ve lo posso dire senza sciuparvi future sorprese.
Ma rosso-viola e azzurro-viola o indaco stanno su un piano ancora diverso.
Ma la cosa essenziale, ora, è che nell'arcobaleno i colori appaiono in rappresentazione lineare.
Non dobbiamo dimenticarlo, qui dei punti di colore procedono paralleli tracciando delle linee: un punto giallo accanto a uno verde, un punto verde accanto a uno giallo e così via (sinistra)
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Non si deve dimenticare che, se si sviluppa e si conchiude l'arco in un cerchio, non per questo si ottiene la perfezione, il disco cromatico, ma soltanto sette singoli cerchi uno dentro l'altro (centro).
In tale rappresentazione lineare della superficie — in questo caso della superficie circolare, del cerchio — c'è qualcosa che non va. Sì, perché un cerchio descritto da una linea rossa non è ancora un cerchio rosso (destra).
Questa rappresentazione della superficie ha infatti, come abbiamo già visto, un carattere medio e non un carattere attivo.
Questa linea rossa, o azzurra o gialla che sia, suscita sì un'impressione di superficie, ma rimane pur sempre una linea.
Dunque noi possiamo chiamare l'arcobaleno una rappresentazione lineare della superficie e, nello stesso tempo, una rappresentazione insufficiente dei colori.
In essa è dato scorgere ben poco, anzi, dei rapporti dei colori fra loro, proprio nulla. Questo è chiaro. Ma la mancanza principale consiste nella finitezza di questa serie cromatica.
I colori puri son cosa dell'al di là; il regno dell'atmosfera che fa da intermediario è tanto benevolo da comunicarceli, non però nella forma ch'essi hanno nell'al di là, la quale deve essere di natura infinita, ma in una forma intermedia.
Il fatto che nei due tipi di viola ci sia qualcosa che non torna acquista interesse se ascoltiamo gli uomini di scienza i quali ci dicono che ai due estremi delle serie " ci si sente " : già, perché oltre il termine rosso c'è qualcosa che produce un effetto di calore, e oltre il termine azzurro qualcosa che si manifesta con effetti chimici.
Assetati di colore, ci si potrebbe anche sentir tentati a immaginare altri due colori sconosciuti, non fatti per il nostro occhio. Ma non siamo tanto temerari.
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Accontentiamoci semplicemente di dire che si tratta di due metà le quali devono diventare un intero, di due viola che devono diventare un viola solo, e che dobbiamo annodare i loro termini misteriosi in un'infinità.
Quel che ne risulta, una cosa senza principio e senza fine, è questo: 04
I sei colori del disco cromatico (l'arcobaleno visto come anello) 05
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1. Il disco cromatico come sezione equatoriale della sfera cromatica.

2. Il disco cromatico come superfìcie circolare (topografìa piana dei colori sul disco cromatico).

3. Ordine ideale dei colori:
1. cerchio grigio 2. cerchio nero 3. cerchio con i colori dello spettro 4. cerchio bianco

4. Posizione dei colori primari, secondari e terziari in una sezione trasversale della sfera cromatica, tenendo conto del cerchio grigio.
07
Ora non abbiamo più bisogno d'un movimento pendolare da 1 a 7 e di un contro-movimento, quale surrogato d'infinità, da 7 a 1, non abbiamo più bisogno di cercare di qui e di là, di allontanarci e di ritornare.08
Noi abbandoniamo invece l'ambito umano, l'ambito sovranimale, patetico, psicosomatico, l'ambito mezzo fermo e mezzo in movimento del regno intermedio col suo simbolo del triangolo nel quale i colori puri non son proprio a casa loro.
Noi liberiamo il pendolo dalla forza di gravità, lo facciamo sibilare finché raggiunga l'ambito divino, dinamico, l'ambito della spiritualità, della completa rotazione, del movimento integrale, l'ambito che ha per simbolo il cerchio, dove i colori puri son veramente a posto.
E cosi 1 e 7 vengono a coincidere in quella zona che si chiama semplicemente viola.
Il disco cromatico
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Il carattere cosmico dei colori puri ha trovato nel cerchio la sua adeguata rappresentazione. Il fenomeno dei colori puri percettibile sulla terra nell'arcobaleno, il quale era soltanto il riflesso d'una totalità prima sconosciuta, ci sta ora davanti in una forma sintetica che si richiama al grande tutto dell'al di là. Davanti ai nostri occhi sta ora il disco cromatico.
E viceversa il viola può venir anche inteso quale punto di frattura dove fa forza quella potenza che umanizza le cose divine e le trasforma per manifestarcele.
La cosa dovrebbe esser andata così, che al cerchio fu fatta forza nel viola, ed esso si spezzò e si distese nell'arcobaleno quale serie di punti colorati procedenti in senso lineare.
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Se noi osserviamo più da vicino la nuova forma che abbiamo ottenuta nella rappresentazione dei colori, vale a dire il disco cromatico, notiamo con interesse quanto questa forma sia in grado di dirci sui rapporti dei colori.11
Prima di tutto son risolti o non si pongono più gli enigmi ai termini della serie cromatica.
Nel viola non c'è più niente da indovinare, né compaiono in altri punti problemi come l'ultra-rosso e l'ultra-violetto.
C'è poi un nuovo tipo di movimento, conforme all'infinito trapassare dei colori l'uno nell'altro, che riguarda la circonferenza del cerchio: lo chiamerei movimento periferico (scala).
Questo è solo un lato della novità.
L'altro si manifesta nei tre diametri con i quali colleghiamo i sei colori articolandoli in tre coppie.
Dunque, da una parte un movimento lungo la periferia, la circonferenza; dall'altra un movimento diametrale, lungo i diametri. (continua)
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