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15) Paul Klee

L'ordine nell'ambito dei colori, L'allineamento finito dei colori e il loro infinito trapassare l'uno nell'altro, Rapporti cromatici lungo i diametri e lungo la circonferenza (4)


da Teoria della forma e della figurazione
edizioni Feltrinelli, 1959
Martedì, 19 dicembre 1922
Il movimento cromatico periferico
Il canone della tonalità cromatica


Il movimento diametrale dei colori, di cui ultimamente ci siamo occupati in teoria e in pratica, è stato, penso, una cosa divertente.
Durante gli esercizi pratici abbiamo scoperto parecchie cose, soprattutto per quanto riguarda l'ordine dei colori: a molti toni intermedi incerti, che da tempo conoscevamo, abbiamo ora potuto assegnare un posto preciso.
E se non ci è sempre riuscito di individuare con esattezza le coppie cromatiche, abbiamo potuto tuttavia renderci conto, proprio a causa delle difficoltà, e perché il grigio è solo un punto su una grande superficie, che alla base di tali relazioni sta la massima esattezza, in tutt'e due i sensi:
in senso diametrale il difficile sta nel bilanciare i due estremi dando loro la stessa intensità;
in senso periferico si tratta di determinare per un punto qualsiasi della circonferenza il punto corrispondente che giace mezza circonferenza più in là.
In parole povere si tratta di non impiegare troppo o troppo poco di nessun colore, e di non scegliere colori falsi.
La scienza ottica deve soddisfare a queste due condizioni per darci la prova sperimentale della complementarità.
Per noi però valgono altri punti di vista che solo in parte coincidono con quelli scientifici.
02 Il movimento periferico lungo la circonferenza.
Oggi passeremo al movimento cromatico periferico, al movimento che si compie lungo la circonferenza.
Questo movimento, in contrapposizione a quello pendolare che si compie lungo il diametro, è infinito.
Qui non ci sono termini né accoppiamenti: i colorì trapassano continuamente l'uno nell'altro; qui non ci sono interruzioni e ogni inizio è anche fine. 03
Per il movimento ininterrotto la direzione non conta: questo orologio può andare anche all'indietro.
Il movimento diametrale, invece, poteva ignorare la direzione solo interrompendosi e diventando pendolare.
Ciò non significa che al movimento periferico si debba attribuire un carattere disarticolato, che non vi si possa riconoscere una ben determinata articolazione.
Le differenze di qualità su un tratto pur breve della circonferenza son già troppo grandi perché ciò sia vero.
E troppo importanti sono, per esempio, le differenze di carattere tra viola e arancione nell'ambito del rosso (1).04
Eppure il rosso è contenuto in tutt'e due i colori: quanto mai grandi saranno dunque le differenze tra il rosso e un colore che non ne contiene affatto!
Non m'interessa ora chiedere cosa sia il rosso: chiedo piuttosto cosa non comprende, vale a dire dove termina la sua efficacia e qual è la sua ampiezza.
Non ci sbaglieremo fissando la sua ampiezza a due terzi della circonferenza (2).
Abbiam visto l'ultima volta che certamente il rosso non comprende il verde giacché i due colori si annullano.
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C'è un rosso che da nel giallo (il cosiddetto rosso caldo) e un rosso che da nell'azzurro (il cosiddetto rosso freddo) (3).
Ma tanto l'uno quanto l'altro rappresentano, rispetto al rosso puro, un indebolimento.
Dobbiamo dunque constatare che il rosso diminuisce verso l'una e l'altra parte; o, viceversa, che il rosso aumenta a partire dall'una o dalla altra parte.07
Questo aumento da due parti porta naturalmente a un culmine, a un punto culminante dove il rosso raggiunge la sua massima altezza.
Posso dunque stabilire sulla nostra circonferenza tre punti:
1. il culmine rosso,
2. l'estremo caldo del rosso,
3. l'estremo freddo del rosso (4).
Questi tre punti dividono la circonferenza in un tratto rosso che misura due terzi, e in un tratto privo di rosso che misura un terzo ed è opposto al culmine rosso.
Allo stesso modo posso determinare l'ampiezza dell'azzurro e del giallo:
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Ma voglio risparmiar parole: basta guardare gli schizzi.
Tanto l'azzurro quanto il giallo e il rosso hanno sulla circonferenza un'ampiezza di due terzi.
Il restante terzo è ogni volta privo d'uno dei tre colori: dell'azzurro o del giallo o del rosso.
Il terzo senza azzurro sta tra i culmini giallo e rosso;
il terzo senza giallo tra i culmini azzurro e rosso;
il terzo senza rosso tra i culmini azzurro e giallo.
Ogni colore quindi, nel momento in cui giunge al suo culmine, è libero dagl'influssi dei due colori vicini.
Posso dunque dire non solo che il rosso non è il verde, ma che non è neppure né azzurro né giallo, anche se può dare nell'azzurro e nel giallo.
E similmente l'azzurro può estendersi sì verso il rosso e verso il giallo, ma non potrà mai raggiungere i culmini di questi due colori;
come pure il giallo, che pur tende verso l'azzurro e verso il rosso, non sarà mai né azzurro né rosso.
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Questo il disegno che illustra tali enunciati, tanto semplici quanto importanti: potremmo chiamarlo la catena della totalità.
Ogni colore comincia dal suo nulla, vale a dire dal culmine del colore vicino, dapprima piano piano e poi sempre più crescendo fino a toccare il proprio culmine; prende quindi a diminuire lentamente, verso il suo nulla, cioè verso il culmine dell'altro colore adiacente.
10 Il canone della totalità
Che io dia a questo crescere e diminuire la forma naturalistica o quella esatta o quella artificialmente graduata, è sempre lo stesso (naturalmente purché sia esatto il principio del procedimento).
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Ma c'è ancora qualcosa: sul disco i colori non suonano a una voce, come potrebbe sembrare dalla catena, ma in una sorta di accordo a tre voci.
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Questa rappresentazione è atta a farci vedere il movimento a tre voci e a seguirne il processo.
A mo' di canone le voci attaccano una dietro l'altra; in ciascuno dei tre punti principali culmina una voce, un'altra voce comincia piano a suonare e un'altra ancora si perde.
Questa nuova figura potremmo chiamarla il canone della totalità.
Anche stavolta vorrei passare all'impostazione di esperimenti pratici e alla misurazione.
A questo scopo devo rettificare la circonferenza; il nostro canone assume quindi questa figura che è la stessa della notazione d'un canone musicale.
Le righe principali si trovano nei punti che rappresentano la caratteristica del movimento circolare, laddove cioè il movimento torna a ripetersi.
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Da notare: nel movimento pendolare di una coppia cromatica le cose non stavano cosi;
per tornare al punto di partenza bisognava ripercorrere all'indietro stessa via.
Graficamente si potrebbe esprimere così:14 a zig-zag.


Ora invece il movimento procede in senso circolare.
Graficamente così: 15 come un movimento elicoidale.
Solo che non si tratta di un'unica voce, ma di più voci.
Quel che viene ora vi richiamerà subito alla mente il modo in cui vi ho illustrato i rapporti tra rosso e verde e tra bianco e nero.
Stavolta abbiamo però da illustrare le relazioni tra azzurro e giallo, poi quelle tra giallo e rosso, quindi, per tornare al punto di partenza, quelle tra rosso e azzurro.
Le articoleremo (aritmeticamente) in gradazioni di cinque toni.
A questa tabella aritmetica corrisponde l'unico modo pratico soddisfacente di rappresentare il movimento cromatico periferico.
Perché, se non si bada bene al fatto dell'aumentare, del culminare e del diminuire, si ottengono mescolanze troppo scure rispetto ai colori fondamentali (soprattutto con l'acquerello, dove il fondo bianco influisce a produrre colori fondamentali troppo chiari e mescolanze troppo scure).
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Sopra il piano dell'operazione; nel mezzo della tabella, il calcolo d colori direttamente impiegati; a destra, la definizione verbale delle mescolanze, gli effetti dell'operazione, i colori risultanti.
Pertanto il verde è il risultato di azzurro giallo mescolati in parti uguali; analogamente arancione e viola stanno in un rapporto di effetto a causa rispetto a giallo e rosso, e a rosso e azzurro.
Siamo dunque autorizzati ad introdurre distinzioni di rango tra i colori leggibili sulla parte destra della tabella: colori primari, secondari e terziari.

Colori primari, secondari e terziari

La rappresentazione geometrica ce ne da un'idea ancor più chiara (sotto).
I colori primari
II colori secondari
III colori terziari
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Il carattere secondario delle tre mescolanze salta subito agli occhi.
Il loro inserimento nei movimenti primari dell'azzurro, del giallo e del rosso non può trovare espressione migliore ((2), p. 491).
Si vede benissimo il rapporto di causa e effetto fra i tre colori primari e i tre secondari.
Ma ora il canone, al di là della sua notazione, comincia a risuonare.
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Esso ruota a tre voci: l'articolazione è determinata dai punti culminanti dei colori primari.
In ciascuno di questi punti entrano e svaniscono gli altri due colori; e fra le tre culminazioni, là dove la voce prima culminante e quella da poco entrata s'incontrano con pari valore, l'una diminuendo e l'altra aumentando, là appaiono i colori secondari.
Ora, per rappresentare nella maniera più semplice l'inferiorità dei colori secondari, posso fissare i punti culminanti dei primari, lasciando perdere il cerchio e unendoli in un'altra forma.
Se il puro rosso nel suo culmine non deve contenere né azzurro né giallo, e neppure deve essere freddo o caldo, ciò si verificherà, per un movimento circolare naturale in cui i colori trapassano continuamente l'uno nell'altro aumentando e diminuendo, solo in unico, breve tratto.
Lo stesso vale per i tratti di giallo puro e azzurro puro.
Ma il segno caratteristico per un breve momento è il punto:
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Unendo direttamente questi tre punti ottengo il triangolo equilatero azzurro-giallo-rosso (1, sopra).21
I lati di questo triangolo, invece, non rappresentano brevi momenti, ma tratti trascoloranti che corrispondono al carattere composito, fluido, dei colori secondari (2, sopra).
Voglio fin d'ora consigliarvi di non pensare, in questo triangolo, a un sopra e a un sotto, altrimenti io l'avrei sicuramente collocato ritto su un piano. Immaginatevelo invece steso sul suolo, e il perché lo vedrete oggi stesso.
Se giace dunque sul suolo, io posso anche camminarci sopra; e se mi volgo al rosso avrò davanti a me una figura che rappresenta esattamente la collina rossa.22
Se mi volgo verso B, mi starà davanti una piramide, come un monte azzurro (tali monti ci sono veramente); e se mi volgo verso G, vedrò il monte giallo.
Dunque anche per questo rispetto il triangolo è una buona forma, purché si immagini giacente sul piano.
La cima di tali monti si può raggiungere da due parti, e son pure due vie che ci riconducono a valle.
Ma soffermiamoci un momento per strada, giusto a metà cammino, sia che si salga sia che si scenda: qui, sui lati del triangolo giacente sul piano, su quei lati fatti di differenze cromatiche, troviamo di nuovo dei punti dove le differenze si annullano.
Questi punti dividono i lati in due metà e in essi i colori secondari son puri, vale a dire che contengono in parti uguali i colori fondamentali adiacenti.
Così i lati del triangolo si spezzano ciascuno in due metà, e avremo quindi una metà azzurrastra e una giallastra:
una giallastra e una rossastra; una rossastra e una azzurrastra (3, sopra a sinistra).23
A questo modo ottengo una nuova immagine del movimento periferico la quale, rappresentando il perimetro d'un triangolo, ha il vantaggio di articolare chiaramente i valori cromatici in primari e secondari.
Azzurro, giallo e rosso occupano le posizioni dominanti; verde, arancione e rosso quelle subordinate.
È questo il vantaggio del triangolo sul cerchio.
Ma non basta: il triangolo può chiarirci meglio del cerchio anche quel che abbiamo chiamato movimento diametrale.
È per esempio molto utile rappresentare il movimento rosso-verde con la perpendicolare abbassata dal vertice rosso sul lato verde.
Questa perpendicolare cade sul punto del verde puro (4, destra).

Movimenti dei complementari e dei componenti
E questo punto di puro verde si spiega con i componenti del verde, cioè l'azzurro e il giallo che gli stanno a lato (5) 24
Abbiamo così il movimento rosso-verde lungo l'altezza del triangolo, ovverossia il movimento dei complementari (6) 25
E il movimento perimetrale azzurro-giallo, ovverossia il movimento dei componenti (7) 26
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Complessivamente:
la perpendicolare condotta dal vertice rosso cade sul lato verde (complementari) (1),
il quale sta tra i vertici azzurro e giallo (componenti) (2);
la perpendicolare condotta dal vertice giallo cade sul lato viola (complementari) (3),
il quale sta tra i vertici rosso e azzurro (componenti) (4);
la perpendicolare condotta dal vertice azzurro cade sul lato arancione (complementari) (5),
il quale sta tra i vertici giallo e rosso (componenti) (6).
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Movimenti dei complementari (1, 3, 5) Movimenti dei componenti (2, 4, 6)
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Abbiamo in sintesi: i movimenti complementari dei colori primari, azzurro giallo e rosso, lungo le altezze del triangolo (7).
I movimenti dei colori componenti i colorì secondari, verde arancione e viola (8).
Le tre perpendicolari s'intersecano nel famoso punto grigio (9, 10).
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(continua)
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