Il movimento cromatico periferico
Il canone della tonalità cromatica
Il movimento diametrale dei colori, di cui ultimamente
ci siamo occupati in teoria e in pratica, è stato, penso, una
cosa divertente.
Durante gli esercizi pratici abbiamo scoperto parecchie cose, soprattutto
per quanto riguarda l'ordine dei colori: a molti toni intermedi incerti,
che da tempo conoscevamo, abbiamo ora potuto assegnare un posto preciso.
E se non ci è sempre riuscito di individuare con esattezza
le coppie cromatiche, abbiamo potuto tuttavia renderci conto, proprio
a causa delle difficoltà, e perché il grigio è
solo un punto su una grande superficie, che alla base di tali relazioni
sta la massima esattezza, in tutt'e due i sensi:
in senso diametrale il difficile sta nel bilanciare i due estremi
dando loro la stessa intensità;
in senso periferico si tratta di determinare per un punto qualsiasi
della circonferenza il punto corrispondente che giace mezza circonferenza
più in là.
In parole povere si tratta di non impiegare troppo o troppo poco di
nessun colore, e di non scegliere colori falsi.
La scienza ottica deve soddisfare a queste due condizioni per darci
la prova sperimentale della complementarità.
Per noi però valgono altri punti di vista che solo in parte
coincidono con quelli scientifici. |
Il
movimento periferico lungo la circonferenza. |
Oggi passeremo al movimento cromatico periferico,
al movimento che si compie lungo la circonferenza.
Questo movimento, in contrapposizione a quello pendolare che si compie
lungo il diametro, è infinito.
Qui non ci sono termini né accoppiamenti: i colorì trapassano
continuamente l'uno nell'altro; qui non ci sono interruzioni e ogni
inizio è anche fine. 
Per il movimento ininterrotto la direzione non conta: questo
orologio può andare anche all'indietro.
Il movimento diametrale, invece, poteva ignorare la direzione solo
interrompendosi e diventando pendolare.
Ciò non significa che al movimento periferico si debba attribuire
un carattere disarticolato, che non vi si possa riconoscere una ben
determinata articolazione.
Le differenze di qualità su un tratto pur breve della circonferenza
son già troppo grandi perché ciò sia vero.
E troppo importanti sono, per esempio, le differenze di carattere
tra viola e arancione nell'ambito del rosso (1).
Eppure il rosso è contenuto in tutt'e due i colori: quanto
mai grandi saranno dunque le differenze tra il rosso e un colore che
non ne contiene affatto!
Non m'interessa ora chiedere cosa sia il rosso: chiedo piuttosto cosa
non comprende, vale a dire dove termina la sua efficacia e qual è
la sua ampiezza.
Non ci sbaglieremo fissando la sua ampiezza a due terzi della circonferenza
(2).
Abbiam visto l'ultima volta che certamente il rosso non comprende
il verde giacché i due colori si annullano. |
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C'è un rosso che da nel giallo (il cosiddetto
rosso caldo) e un rosso che da nell'azzurro (il cosiddetto rosso freddo)
(3).
Ma tanto l'uno quanto l'altro rappresentano, rispetto al rosso puro,
un indebolimento.
Dobbiamo dunque constatare che il rosso diminuisce verso l'una e l'altra
parte; o, viceversa, che il rosso aumenta a partire dall'una o dalla
altra parte.
Questo aumento da due parti porta naturalmente a un culmine, a un
punto culminante dove il rosso raggiunge la sua massima altezza.
Posso dunque stabilire sulla nostra circonferenza tre punti:
1. il culmine rosso,
2. l'estremo caldo del rosso,
3. l'estremo freddo del rosso (4).
Questi tre punti dividono la circonferenza in un tratto rosso che
misura due terzi, e in un tratto privo di rosso che misura un terzo
ed è opposto al culmine rosso.
Allo stesso modo posso determinare l'ampiezza dell'azzurro e del giallo: |
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Ma voglio risparmiar parole: basta guardare gli
schizzi.
Tanto l'azzurro quanto il giallo e il rosso hanno sulla circonferenza
un'ampiezza di due terzi.
Il restante terzo è ogni volta privo d'uno dei tre colori:
dell'azzurro o del giallo o del rosso.
Il terzo senza azzurro sta tra i culmini giallo e rosso;
il terzo senza giallo tra i culmini azzurro e rosso;
il terzo senza rosso tra i culmini azzurro e giallo.
Ogni colore quindi, nel momento in cui giunge al suo culmine, è
libero dagl'influssi dei due colori vicini.
Posso dunque dire non solo che il rosso non è il verde, ma
che non è neppure né azzurro né giallo, anche
se può dare nell'azzurro e nel giallo.
E similmente l'azzurro può estendersi sì verso il rosso
e verso il giallo, ma non potrà mai raggiungere i culmini di
questi due colori;
come pure il giallo, che pur tende verso l'azzurro e verso il rosso,
non sarà mai né azzurro né rosso. |
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Questo il disegno che illustra tali enunciati,
tanto semplici quanto importanti: potremmo chiamarlo la catena della
totalità.
Ogni colore comincia dal suo nulla, vale a dire dal culmine del colore
vicino, dapprima piano piano e poi sempre più crescendo fino
a toccare il proprio culmine; prende quindi a diminuire lentamente,
verso il suo nulla, cioè verso il culmine dell'altro colore
adiacente. |
Il canone della totalità |
| Che io dia a questo crescere e diminuire la
forma naturalistica o quella esatta o quella artificialmente graduata,
è sempre lo stesso (naturalmente purché sia esatto il
principio del procedimento). |
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| Ma c'è ancora qualcosa: sul disco i colori
non suonano a una voce, come potrebbe sembrare dalla catena, ma in
una sorta di accordo a tre voci. |
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Questa rappresentazione è atta a farci
vedere il movimento a tre voci e a seguirne il processo.
A mo' di canone le voci attaccano una dietro l'altra; in ciascuno
dei tre punti principali culmina una voce, un'altra voce comincia
piano a suonare e un'altra ancora si perde.
Questa nuova figura potremmo chiamarla il canone della totalità.
Anche stavolta vorrei passare all'impostazione di esperimenti pratici
e alla misurazione.
A questo scopo devo rettificare la circonferenza; il nostro canone
assume quindi questa figura che è la stessa della notazione
d'un canone musicale.
Le righe principali si trovano nei punti che rappresentano la caratteristica
del movimento circolare, laddove cioè il movimento torna a
ripetersi. |
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Da notare: nel movimento pendolare di una coppia
cromatica le cose non stavano cosi;
per tornare al punto di partenza bisognava ripercorrere all'indietro
stessa via.
Graficamente si potrebbe esprimere così:
a zig-zag.
Ora invece il movimento procede in senso circolare.
Graficamente così:
come un movimento elicoidale.
Solo che non si tratta di un'unica voce, ma di più voci.
Quel che viene ora vi richiamerà subito alla mente il modo
in cui vi ho illustrato i rapporti tra rosso e verde e tra bianco
e nero.
Stavolta abbiamo però da illustrare le relazioni tra azzurro
e giallo, poi quelle tra giallo e rosso, quindi, per tornare al punto
di partenza, quelle tra rosso e azzurro.
Le articoleremo (aritmeticamente) in gradazioni di cinque toni.
A questa tabella aritmetica corrisponde l'unico modo pratico soddisfacente
di rappresentare il movimento cromatico periferico.
Perché, se non si bada bene al fatto dell'aumentare, del culminare
e del diminuire, si ottengono mescolanze troppo scure rispetto ai
colori fondamentali (soprattutto con l'acquerello, dove il fondo bianco
influisce a produrre colori fondamentali troppo chiari e mescolanze
troppo scure). |
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Sopra il piano dell'operazione; nel mezzo della
tabella, il calcolo d colori direttamente impiegati; a destra, la
definizione verbale delle mescolanze, gli effetti dell'operazione,
i colori risultanti.
Pertanto il verde è il risultato di azzurro giallo mescolati
in parti uguali; analogamente arancione e viola stanno in un rapporto
di effetto a causa rispetto a giallo e rosso, e a rosso e azzurro.
Siamo dunque autorizzati ad introdurre distinzioni di rango tra i
colori leggibili sulla parte destra della tabella: colori primari,
secondari e terziari.
Colori primari, secondari
e terziari
La rappresentazione geometrica ce ne da un'idea ancor più chiara
(sotto).
I colori primari
II colori secondari
III colori terziari |
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Il carattere secondario delle tre mescolanze
salta subito agli occhi.
Il loro inserimento nei movimenti primari dell'azzurro, del giallo
e del rosso non può trovare espressione migliore ((2), p. 491).
Si vede benissimo il rapporto di causa e effetto fra i tre colori
primari e i tre secondari.
Ma ora il canone, al di là della sua notazione, comincia a
risuonare. |
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Esso ruota a tre voci: l'articolazione è
determinata dai punti culminanti dei colori primari.
In ciascuno di questi punti entrano e svaniscono gli altri due colori;
e fra le tre culminazioni, là dove la voce prima culminante
e quella da poco entrata s'incontrano con pari valore, l'una diminuendo
e l'altra aumentando, là appaiono i colori secondari.
Ora, per rappresentare nella maniera più semplice l'inferiorità
dei colori secondari, posso fissare i punti culminanti dei primari,
lasciando perdere il cerchio e unendoli in un'altra forma.
Se il puro rosso nel suo culmine non deve contenere né azzurro
né giallo, e neppure deve essere freddo o caldo, ciò
si verificherà, per un movimento circolare naturale in cui
i colori trapassano continuamente l'uno nell'altro aumentando e diminuendo,
solo in unico, breve tratto.
Lo stesso vale per i tratti di giallo puro e azzurro puro.
Ma il segno caratteristico per un breve momento è il punto: |
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Unendo direttamente questi tre punti ottengo
il triangolo equilatero azzurro-giallo-rosso (1, sopra).
I lati di questo triangolo, invece, non rappresentano brevi momenti,
ma tratti trascoloranti che corrispondono al carattere composito,
fluido, dei colori secondari (2, sopra).
Voglio fin d'ora consigliarvi di non pensare, in questo triangolo,
a un sopra e a un sotto, altrimenti io l'avrei sicuramente collocato
ritto su un piano. Immaginatevelo invece steso sul suolo, e il perché
lo vedrete oggi stesso.
Se giace dunque sul suolo, io posso anche camminarci sopra; e se mi
volgo al rosso avrò davanti a me una figura che rappresenta
esattamente la collina rossa.
Se mi volgo verso B, mi starà davanti una piramide, come un
monte azzurro (tali monti ci sono veramente); e se mi volgo verso
G, vedrò il monte giallo.
Dunque anche per questo rispetto il triangolo è una buona forma,
purché si immagini giacente sul piano.
La cima di tali monti si può raggiungere da due parti, e son
pure due vie che ci riconducono a valle.
Ma soffermiamoci un momento per strada, giusto a metà cammino,
sia che si salga sia che si scenda: qui, sui lati del triangolo giacente
sul piano, su quei lati fatti di differenze cromatiche, troviamo di
nuovo dei punti dove le differenze si annullano.
Questi punti dividono i lati in due metà e in essi i colori
secondari son puri, vale a dire che contengono in parti uguali i colori
fondamentali adiacenti.
Così i lati del triangolo si spezzano ciascuno in due metà,
e avremo quindi una metà azzurrastra e una giallastra:
una giallastra e una rossastra; una rossastra e una azzurrastra (3,
sopra a sinistra).
A questo modo ottengo una nuova immagine del movimento periferico
la quale, rappresentando il perimetro d'un triangolo, ha il vantaggio
di articolare chiaramente i valori cromatici in primari e secondari.
Azzurro, giallo e rosso occupano le posizioni dominanti; verde, arancione
e rosso quelle subordinate. È questo il vantaggio del triangolo
sul cerchio.
Ma non basta: il triangolo può chiarirci meglio del cerchio
anche quel che abbiamo chiamato movimento diametrale. È
per esempio molto utile rappresentare il movimento rosso-verde con
la perpendicolare abbassata dal vertice rosso sul lato verde.
Questa perpendicolare cade sul punto del verde puro (4, destra). |
Movimenti dei complementari e dei componenti
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| E questo punto di puro verde
si spiega con i componenti del verde, cioè l'azzurro
e il giallo che gli stanno a lato (5) |
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| Abbiamo così il movimento rosso-verde
lungo l'altezza del triangolo, ovverossia il movimento dei complementari
(6) |
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| E il movimento perimetrale azzurro-giallo,
ovverossia il movimento dei componenti (7) |
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Complessivamente:
la perpendicolare condotta dal vertice rosso cade sul lato verde (complementari)
(1),
il quale sta tra i vertici azzurro e giallo (componenti)
(2);
la perpendicolare condotta dal vertice giallo cade sul lato viola
(complementari) (3),
il quale sta tra i vertici rosso e azzurro (componenti) (4);
la perpendicolare condotta dal vertice azzurro cade sul lato arancione
(complementari) (5),
il quale sta tra i vertici giallo e rosso (componenti) (6). |
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| Movimenti dei complementari (1, 3, 5) Movimenti
dei componenti (2, 4, 6) |
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Abbiamo in sintesi: i movimenti complementari
dei colori primari, azzurro giallo e rosso, lungo le altezze
del triangolo (7).
I movimenti dei colori componenti i colorì secondari,
verde arancione e viola (8).
Le tre perpendicolari s'intersecano nel famoso punto grigio (9, 10). |
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