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21) Jorrit Tornquist Luce, Illuminazione parte quarta da Colore - Luce, applicazione basic design editore U.Hoepli, Milano 1983 |
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| Avvertire
- segnalare - mimetizzare Segnalare implica uno stacco, un mettersi in evidenza, un dare risalto: - un segnale deve essere visivamente in primo piano - in contrasto con quanto lo circonda. Mimetizzare implica l'integrazione: - un oggetto mimetizzato deve essere nascosto, occultato, trasparente - schiacciato sullo sfondo - deve incorporarsi nel contesto visivo dello sfondo, non deve apparire come qualcosa a sè stante. ![]() Sono giallo-nere sia le strisce della vespa che quelle della tigre; la vespa è un segnale, la tigre è mimetizzata Giallo-nero è il contrasto percettivo ottimale. La vespa è in contrasto col cielo azzurro, e ammonisce: sono qui e sono pericolosa! La tigre vive tra i bambù, in un luogo, cioè, in cui la striatura giallo-nera annulla la corporeità dell'animale, poichè lo sfondo è degli stessi colori della tigre: tronchi gialli, spazi intermedi scuri. Inoltre il suo ventre chiaro e la schiena scura la fanno apparire piatta: la tigre diventa così una cortina di bambù che si muove tra i bambù. ![]() è mimetizzata: non esiste. I segnali devono: - staccarsi decisamente dallo sfondo; - risultare visivamente in primo piano; - sia i colori che le forme usate non devono essere già presenti nel campo visivo; - la forma complessiva, così come quella dei singoli campi cromatici, deve essere semplice e delimitare nettamente. Tabella dei colori di sicurezza
Giallo: ad altezza d'uomo per la segnalazione di macchinari da trasporto, per parti di macchine sporgenti, ostacoli, travi situate in basso, per variazioni di livello del pavimento. Segnale: prudenza! Arancio: avverte di prestare attenzione, contrassegna quelle parti di macchinari che potrebbero essere pericolosi o parti interne di dispositivi di sicurezza, per ricordare di riportarli nella posizione di sicurezza. Segnale: attenzione-pericolo! ![]() Rosso: per contrassegnare tutti quegli oggetti che, in caso di pericolo, sono di necessità; immediata: segnalatori d'incendio, estintori, ecc. Segnale: dispositivi antincendio, protezioni antinfortunistiche! Verde brillante: pronto soccorso, maschere antigas, medicine, ecc. Blu brillante: attenzione, elementi in riparazione, scatole di interruttori, usato come segnale silenzioso e modesto per ricordare all'operatore di verificare la funzionalità; della macchina prima di metterla in funzione. Nero, bianco, grigio: sono standardizzazioni per il controllo del traffico, per segnalare bivii, per contenitori, per invitare all'ordine. Visibilità indiretta dei colori
Lo schema rappresenta la delimitazione di visibilità dei colori, legata alla distribuzione dei coni, nel campo visivo dell'occhio destro. Il chiaroscuro si percepisce invece in tutto il campo visivo perchè i bastoncini sono distribuiti su tutta la retina. Un altro elemento segnaletico è la luce. La luce intermittente dell'ambulanza, della polizia, ecc. La luce azzurra è la luce colorata che più si vede perifericamente. L'intermittenza non deve essere troppo veloce, poichè, se supera il punto di fusione critica, viene vista come luce continua. L'intermittenza nel blu deve essere la più lenta, rispetto a tutti gli altri colori, per non fondersi: 75/min. secondo le ricerche della ferrovia svedese. Molti animali utilizzano questa tecnica segnaletica: i granchi ammiccano nel sole con le grandi chele candide, che riflettono la luce a intermittenza, per attirare le femmine. Le lucciole scintillano ed emettono così un segnale ... La iridescenza e lo scintillio sono mezzi di segnalazione. Così come occhi e bocche illusionistiche, gioco nel quale le farfalle sono maestre. Elementi relativamente nuovi di avvertimento sono il colore fluorescente e i materiali catarifrangenti. Pubblicizzare, segnalare, creare immagini L'occhio è sempre in movimento per sondare il mondo in cerca di segnali. Ogni segnale è un messaggio specifico, legato a un colore particolare. In natura troviamo infiniti e svariati segnali con funzione di pubblicizzazione.
La natura crea, pubblicizza, segnala e nasconde da oltre cento milioni di anni. Osservarla è più utile che studiarla sui libri, ma per poterne conoscere i trucchi dobbiamo prima imparare a vedere. Mettere in mostra vuol dire evidenziare. Le merci vengono messe in mostra perché siano viste. Immagini aziendali, immagini di prodotti: i quali, mediante colori specifici, suscitano determinati desideri invitando a soddisfarli, sia che il prodotto li soddisfi effettivamente o no. L'immagine più appariscente non è necessariamente quella che funziona meglio; se l'aspettativa provocata dall'immagine non ha una risposta adeguata, l'effetto è contrario al voluto. Da ciò si capisce come molti messaggi pubblicitari, anche di per sé splendidi, non portino ad alcun risultato positivo nel lancio di un prodotto. L'aspettativa suscitata non corrisponde alla risposta data dal prodotto. Quanto più semplice, stereotipa ed iconica è un'immagine, tanto più è memorizzabile e riconoscibile. E quanto più le associazioni provocate da un'immagine corrispondono al prodotto, tanto più facilmente lo riusciamo a vedere nei momenti in cui lo cerchiamo. Perciò l'occhio può essere colpito anche da colori teneri, se associamo ad essi ciò che cerchiamo, mentre colori violenti possono passare inosservati. Ci sono, ancorati in noi, determinati modelli di forma e colore che ci fanno desiderare di soddisfare bisogni specifici, e quindi accettare o respingere il prodotto dotato di quella determinata forma e colore a livelli più o meno profondi. Se, da una lattina di Coca Cola, uscisse un liquido incolore, trasparente, ci deluderebbe perché, dal colore rosso della lattina, ci aspettiamo una bevanda che ci rinforzi, di colore marrone. La camomilla "Sogni d'oro" in confezione rossa non sarebbe di nessun richiamo, perché chi la usa vuole essere tranquilizzato. Il caffè "Hag", invece, col suo marchio rosso, corrisponde alla nostra attesa subcosciente di essere stimolati dal caffè, anche se, proprio a causa della decaffeinizzazione, questo prodotto evita l'effetto di stimolazione nervosa. Entra qui in gioco il piacere della trasgressione rispetto a ciò che è interdetto. Rosso - peccato, stimolo. Quali colori, quali forme fanno scattare desideri specifici, collegabili a precisi prodotti o servizi? Bisogna: - domandarsi quali colori e forme accompagnano un prodotto o un servizio senza generare assuefazione - considerare se l'immagine creata si evidenzia o si nasconde; uno stimolo "nascosto" potrebbe giocare col vietato, col fuorilegge. - considerare se l'immagine è semplice e di facile memorizzazione. Un'immagine, oltre che per nascondere, può anche essere usata per ingannare, dando un'informazione alterata od opposta. Mosche innocue fingono di essere vespe. È un uso molto frequente nel regno animale il fingere di essere pericoloso, velenoso. Alcuni predatori, però, imparano le differenze minime esistenti tra il vero ed il falso; per reazione, l'assimilazione al modello si perfeziona sempre di più. Vivere luce e colore Il colore è tale soltanto quando si verifica la sensazione colore. L'esperienza colore luce accade se un'energia agisce su di noi, e la captiamo; l'energia captata deve essere interpretata come qualcosa che ha senso, che può esser letta come vero. La parola senso non ha doppio senso. Una cosa ha senso se è piena di emozioni, piena di percezioni sensoriali. Questa unica origine della parola senso, ormai sepolta nella nostra mente, è però, ancora oggi, ancorata in noi. Che senso ha il nostro istinto della luce, il nostro occhio? farci godere l'arcobaleno o il tramonto? O non è il godere estetico, piuttosto, il risultato di un'armonia tra i nostri propri bisogni e l'interpretazione del mondo? Percepire che cos'è, se non lo specchio delle nostre necessità interiori, del nostro stato d'animo? ![]() Facciamo attenzione a una poltrona, se, al momento di partire, siamo presi dalla febbre del viaggiare? o se, tornando, siamo affaticati? È sempre il nostro stato d'animo, che attribuisce qualità all'oggetto. Il senso di ogni senso sta nel comunicarci la qualità dell'esterno, che provoca una risonanza che va dall'orrore al godimento - valori relativi allo stato d'animo presente volta per volta. Un computer per poter scegliere velocemente un comportamento idoneo a specifiche situazioni - un intelligere, è l'intelligenza. Vorrei qui tentare di trattare come le esperienze visive possono essersi organizzate in un codice. Per rispondere a ciò, bisogna riflettere sul perché e in che ordine il nostro occhio si è formato le sue attuali capacità. - La prima percezione è stata sicuramente quella della luce, perché la luce, come vedremo in seguito, è, nella sua complessità di radiazioni, vitale. La vita si dirige verso la luce, essendo nata in essa, o la fugge. Le raffigurazioni dell'eternità sono identiche a quelle della luce, si parla di illuminato, di luce della conoscenza, ecc. - In seguito la percezione si è focalizzata e ne è risultata l'immagine. L'occhio è diventato il tele-senso per sondare il mondo corporeo. All'individuo è divenuto possibile decidere da lontano se valeva la pena avvicinarsi all'oggetto o se fosse meglio fuggire o nascondersi. L'orizzonte dell'esperienza si è ampliato, aggiungendo all'interno-esterno il vicino-lontano, il qui - là. Ampliando lo spazio di vita, si combatteva meglio per la sopravvivenza. - Come penultima si formava la percezione del colore. Questa capacità traeva origine dalla necessità di lottare con gli uccelli per la medesima nicchia biologica. Ne risultava una percezione cromatica quasi identica tra l'uomo e gli uccelli nonostante i principi fisiologici fossero diversi. Il mondo, differenziandosi maggiormente, permetteva all'individuo decisioni più rapide e sicure. L'immagazzinare queste esperienze nel corso di periodi lunghissimi ha portato al codice cromatico odierno. - Come ultima, si è formata la capacità di mutare queste esperienze ancestrali in esperienze conoscitive, come l'imparare ad applicare il colore - prima sicuramente al proprio corpo, dopo all'ambiente - e, poi, a produrre la luce. Tutto ciò ha portato alla creazione di un ambiente artificiale che influenza a sua volta l'individuo. Vorrei adesso, seguendo le leggi della reminiscenza, ripercorrere lo stesso cammino all'indietro, così da ripartire dalla sensazione della luce.
Il colore L'esistenza di un rapporto tra colore, salute e benessere è stato riconosciuto da sempre. Ciò che è colorato è allegro, gioioso, lo si collega alla festa. Ciò che non è colorato è grigio, il grigio ha a che fare col grigiore -per grigia quotidianità si intende la discrepanza tra realtà ed esigenze. I colori sono esperienze sensoriali e, come tali, interagiscono con altre esperienze sensoriali come il tatto, l'udito, l'olfatto, il gusto, le sensazioni di temperatura, di peso ... Si parla di colore chiassoso, tenero, morbido, duro, esplosivo, dolce, pesante, leggero, angosciante, caldo, freddo. I colori sono sensazioni che ci vengono trasmesse dall'ambiente in cui viviamo. II maggior numero di colori, in natura, sono di origine organica, sono colori della vita che si manifesta in essi. Sono nati per essere visti. In natura i colori più splendenti, come quelli dei fiori, dei frutti, del piumaggio degli uccelli, delle squame dei pesci, degli insetti, ecc., sono un risultato dell'evoluzione, sviluppatisi come segnali per comunicare ogni volta qualcosa di specifico. ![]() Ogni segnale ha un significato ben determinato. Questo codice naturale è ancora in noi. La nostra vista, predisposta per captare i colori, non si formò per un godimento estetico, bensì per la necessità di sopravvivere nell' habitat naturale. Le esperienze estetiche ne sono la conseguenza, non la causa. Il sangue e la clorofilla sono rossi e verdi probabilmente per puro caso, ma né la parte visibile dello spettro, né il potere di eccitamento che questi colori hanno raggiunto, sono casuali. In natura tutto interagisce. Il colore è un mezzo di orientamento. L'assenza di colore disorienta, come d'altra parte l'anarchia cromatica odierna del nostro ambiente. Le esperienze ancestrali dei rapporti del tutto specifici di determinati colori con determinate cose e situazioni, sono innegabili. L'importanza dei colori risiede nella loro facoltà di farci riconoscere cose e situazioni. Quando l'uomo, dall'albero, si calò nella savana, lasciando più tardi anche le zone subtropicali, conservò questi valori nel bagaglio delle proprie esperienze. Alcuni rapporti possono essere cambiati, e cambieranno ancora finché vi sarà evoluzione, ma si tratta di processi molto lunghi al di là della esperienza individuale del tempo, e si può dire che è rimasto più di quanto sia andato perduto. Una pesca verde è dura, una di color pesca è morbida e succosa, risveglia l'appetito, ecco che abbiamo il soft- colour ... Se stai cacciando una mosca, e ti rendi conto che è una vespa, ti spaventi: ecco che abbiamo il segnale di pericolo giallo-nero, massimo contrasto percettivo... Un prato verde prometteva e promette, come un tempo la chioma dell'albero, umidità, freschezza, nutrimento. Questo colore trasmette certezza, senso di protezione, ma guai al verde che diventa troppo brillante: diventa il verde veleno e ci spaventa. Il rosso contro il verde del fogliame circostante o contro il cielo blu è un segnale, un segnale sessuale come guance o labbra rosso sangue - segnale di pericolo in caso di incendio o davanti alle fauci spalancate di un animale feroce. Inteso sia come piacere che come pericolo, il rosso provoca comunque eccitazione, ma soltanto il contesto in cui è inserito trasmette un'emozione positiva o negativa. Il rosso, come colore del sangue, eccita, scuote sempre. Ma, se il contesto manca, l'eccitazione diventa panico, perché la tensione non orientata non si può sciogliere in una risposta adeguata. Tutti i colori hanno relazioni specifiche con l'ambiente; riconoscerne i molteplici rapporti ci rese familiare l'habitat.
Il colore dipende sia dai concetti che dagli oggetti, sia che si tratti di connessioni recenti o ancestrali. Quando ci aspettiamo un determinato colore, la nostra tolleranza nei confronti di eventuali variazioni di colore è minima. Immaginiamoci una bistecca bluastra: l'appetito passa. Ciò ha le sue radici nell'impiego ancestrale del colore, usato per riconoscere gli oggetti e il loro stato. Questa è una delle ragioni per cui l'occhio si adattò alla visione del colore. Dal colore riconosciamo il grado di maturazione della frutta, così come la commestibilità della carne, e così via. Esistono anche attese cromatiche, condizionate da fattori culturali o funzionali. Un giudice vestito di rosa e un poliziotto di lillà ci sembrebbero strani. Anche questo si riaggancia al legame tra colori e sensazioni. Porpora sta per potere e giustizia, nero per potere assoluto repressivo. Nel caso di oggetti nuovi, e quindi senza tradizione, come i dispositivi tecnici dall'automobile al telefono alla macchina da scrivere, quasi ogni colore è accettabile essendosi ormai perduta la fede nel potere della tecnica. I primi strumenti tecnici erano neri. Il nero è duro, tecnico appunto, inattaccabile, ogni sentimento è assente, negato. Il colore del nostro habitat ricopre un ruolo essenziale nel tenere in efficienza l'attività cerebrale e mantenere attiva la dialettica tra ratio ed emozione, tra sentimento ed intelletto. Se questi due momenti sono vissuti all'unisono, si avrà l'esperienza dell'armonia = bellezza, che ha carattere terapeutico. L'uomo è l'unico essere sulla terra che ha raggiunto la facoltà di applicare i colori là dove non crescono ... Anche se, dapprima, li utilizzò come puri segnali dipinti sul proprio corpo, uso che ancora oggi sopravvive nel trucco, fu proprio con questa sua attività che iniziò ad interagire sulla natura, sino alla iperapplicazione insensata dei nostri giorni. I colori lussureggianti della foresta vergine tropicale sono di gran lunga superati: ma là il colore ha riferimenti, stimola, è parte vitale - qui, invece, è anarchia che disorienta. Il chiaro e lo scuro Sono il chiaro e lo scuro che ci permettono, tramite il loro contrasto, di leggere l'illuminazione; l'illuminazione la luce. Solamente ora, avendo individuato la luce, possiamo interpretare il colore e la chiarezza degli oggetti. Nel correlare il chiaro e lo scuro al colore proprio dell'oggetto, avvengono modificazioni interpretative del colore stesso piuttosto forti. Il colore, dov'è chiaro, viene interpretato come illuminato, dov'è scuro come in ombra. A conclusione di tale processo, sentiamo la luce come qualcosa al di fuori degli oggetti, anche se l’interpretazione della luce è determinata soltanto dalla presenza degli oggetti stessi. Anche la capacità di riconoscere forme è nata dalla necessità di sopravvivere: il che ha portato ad osservare l'aspetto del mondo circostante per riconoscere configurazioni di importanza biologica. Tutti noi abbiamo già visto nelle nuvole facce simpatiche o minacciose, fate e gnomi, e li abbiamo modellati rinforzando la venatura del legno con la penna o la matita sul banco di scuola. È il colore che ci facilita nel decifrare il disegno del mondo. ![]() Il colore comunica la luce I colori ci fanno riconoscere la luce. La lettura della luce si basa sulla lettura del colore, e soltanto attraverso di essa interpretiamo nuovamente il colore. Sono dell'opinione che la lettura della luce abbia un'importanza psichica maggiore del colore stesso, anche se la stessa cosa non si può dire a proposito dell'effetto fisiologico, che agisce per via diretta. Il colore, comunque, simula sempre illuminazione. Il viola, combinato con altri colori in modo tale da risultare inondato dal sole, perde certamente la maggior parte del suo carattere a effetto depressivo. Immaginiamo che esca il sole in una breve giornata d'inverno, e sarà più facile che ci rallegriamo anziché intristirci, anche se lo vediamo posarsi su campi viola. Da queste come da altre considerazioni ed esperienze, traggo la conclusione che la sensazione della luce, quale stimolazione psichica trasmessa dal colore, è fondamentale. Il colore caldo simula appunto luce calda, così come il colore freddo luce fredda. Ciò conduce anche, se vogliamo raggiungere stimolazioni equilibrate, alla regola: colori caldi - luce fredda colori freddi - luce calda. Colori chiarissimi simulano luce chiara. - Ambienti chiari sembrano più luminosi e più grandi - pareti chiare sembrano respingersi, quelle scure attirarsi - se in un ambiente si contrappongono due pareti chiare e due scure, la proporzione dell'ambiente si modifica - un soffitto scuro abbassa la stanza - uno nero viene sentito come se si trattasse di un buco. Le pareti attorno alle finestre dovrebbero essere chiare, per ridurre o addolcire il contrasto con l'esterno luminoso - un forte contrasto può causare mal di testa. La parete di fronte alla finestra dovrebbe essere chiara per riflettere la luce che entra dalla finestra stessa. I colori schiariti o ingrigiti fanno apparire una stanza rilassante, i colori saturi la rendono eccitante. I colori scuri ci sembrano più forti, più virili, più preziosi, più prestigiosi. L'effetto di una stanza colorata può essere modificato dalla percezione della stanza che la precede. Se il contrasto cromatico da stanza a stanza è troppo grande, colori complementari, si possono accusare disturbi come capogiri e malessere. Se si rimane troppo a lungo in una stanza monocroma si avrà il fenomeno dell'adattamento. Ambienti monocromi dovrebbero contenere piccoli campi di colori complementari, oppure campi dei due colori mancanti a formare l'accordo a tre colori, al fine di evitare il fenomeno dell'adattamento. Stanze bianche danno una sensazione di vuoto, di sterile; se, per di più, vengono illuminate con luce bianca e luminosa, a lungo andare l'abbagliamento può condurre al "lavaggio del cervello", alla miopia, all'astigmatismo, alla congestione oculare, così come a disturbi dell'equilibrio muscolare e della facoltà di concentrazione. Il bianco rende difficile concentrarsi su altro, è una sorta di abbagliamento continuo. Il bianco porta la pupilla dell'occhio a restringersi, lasciando così entrare nell'occhio troppa poca luce. Se si è costretti a mettere a fuoco dei dettagli l'occhio si affatica molto. Nascono così situazioni stressanti che portano a reazioni psichiche e fisiologiche non trascurabili. Per prima cosa si riduce la sensibilità periferica dell'occhio, causa, questa, di molti incidenti; poi la percezione diventa nebbiosa, un fissare nel vuoto, e subentra un'enorme fatica nel mettere a fuoco; a lungo andare può provocare la rottura dei capillari dell'occhio fino ad un distacco della retina. Se a questo si aggiungono superfici lucide con riflessi abbaglianti, si raggiunge il massimo della pericolosità. È un segno di mancanza di rispetto nei confronti del prossimo permettere che situazioni di questo tipo si verifichino spesso in scuole, uffici, ospedali e così via. In posti, perciò, dove la presenza di persone non è passeggera, ma calcolabile in termini di ore, giorni, mesi, anni. (continua) |
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