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24) Johannes Itten Introduzione parte prima da Arte del colore edizione Il Saggiatore, 1983 |
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| "Ciò
che si apprende dai libri o dai propri maestri è un veicolo"
dice un passo dei Veda, che così prosegue: "Un veicolo
che serve però solo a percorrere le strade battute; chi arriva al
termine di quelle strade deve abbandonarlo e proseguire a piedi." Con questo libro tento di fabbricare un veicolo che possa riuscire di aiuto a coloro che si interessano dell'uso artistico del colore. ![]() Naturalmente si può procedere anche a piedi e aprirsi un sentiero in terreni inesplorati, ma in tal caso il cammino è lento e pieno di pericoli. Chi vuoi raggiungere una meta elevata e lontana, dovrebbe sempre servirsi, all'inizio del suo viaggio, di un mezzo che lo faccia avanzare rapidamente e con sicurezza. Molti miei alunni hanno contribuito a procurare il materiale per la costruzione di questo veicolo, e a tutti sono riconoscente per i molti quesiti posti. La teoria del colore qui svolta ha finalità estetiche ed è scaturita dall'esperienza e dal modo di vedere di un pittore. Per gli artisti sono essenziali gli effetti dei colori e non tanto i loro caratteri fisici, studiati dai chimici e dagli scienziati. Gli effetti cromatici sono controllabili mediante la percezione visiva. Riconosco però che i più profondi ed essenziali segreti del cromatismo restano impenetrabili agli occhi e si possono cogliere solo col cuore. L'essenziale sfugge quindi a ogni formulazione concettuale. Ma, nelle arti e nel campo dell'estetica vigono veramente leggi e principi rigorosi oppure la valutazione estetica dei colori è esclusivamente soggettiva? Questa domanda mi è stata posta assai spesso dagli allievi e sempre ho risposto: "Se lei, d'intuito, riesce a creare dei capolavori coloristici, può procedere ignorando le leggi cromatiche. Ma se ignorandole non crea dei capolavori, deve impegnarsi nel loro studio." Gli insegnamenti e le teorie valgono solo nelle ore di debolezza; nei momenti di forza creativa i problemi si risolvono per intuito, quasi da soli. Tuttavia studi approfonditi sui grandi maestri del colore mi hanno fermamente convinto che tutti possedevano una profonda conoscenza dell'essenza dei colori. Gli scritti di Goethe, Runge, Bezold, Chevreul e Hoelzel mi riuscirono di grande aiuto. Spero che questo libro possa chiarire gran parte dei problemi del colore. ![]() Esso non intende solo dimostrare l'esistenza nell'ambito dei colori, di leggi e principi fondamentali aventi caratteri d'obiettività, ma anche trattare ed esaminare con più accuratezza il problema del limite soggettivo del giudizio di gusto. Se vogliamo liberarci dalle limitazioni del soggettivismo, dobbiamo infatti raggiungere la conoscenza e la consapevolezza delle leggi fondamentali oggettive. ... ... Il pittore cui è negata l'ispirazione è altrettanto impotente anche se conosce tutte le possibilità compositive delle forme e dei colori. Goethe disse che il genio consiste in novantanove parti di traspirazione e una di ispirazione. ... ... Leonardo, Dürer, Grünewald, El Greco e altri pittori non hanno sdegnato di indagare concettualmente le possibilità artistiche degli elementi formali. Come avrebbe potuto nascere l'altare di Isenheim se Grünewald non avesse meditato sui problemi della forma e del colore? ![]() In Les Artistes de mon temps Delacroix scriveva: "Nelle nostre scuole d'arte manca l'insegnamento e l'analisi dei principi della teoria del colore perché in Francia queste nozioni sono considerate del tutto superflue in base al motto: disegnatore si diventa, colorista si nasce. Misteri della teoria del colore? Ma perché considerare un mistero quei principi che tutti i pittori devono conoscere o che dovrebbero venir loro insegnati?" La conoscenza delle leggi compositive non deve mai essere una schiavitù, anzi deve liberare dall'incertezza e dalla titubanza. Che le così dette leggi del colore abbiano un valore solo parziale e relativo è d'altronde dimostrato dalla complessità e irrazionalità degli effetti del colore. ... ... Colore è vita, poiché un mondo senza colori sarebbe un mondo senza vita. I colori sono idee primordiali, generate dall'incolore luce originaria e dal suo contrario, l'oscurità senza tinta. Come la fiamma produce la luce, la luce genera i colori. I colori sono creature della luce e la luce è la madre dei colori. La luce, il fenomeno primo dell'universo, ci rivela nei colori lo spirito e l'anima vitale del nostro mondo. ... ![]() ... Possiamo ricostruire dalle testimonianze coloristiche delle antiche civiltà il posto tenuto dal colore nella psicologia di quei popoli. Gli egiziani e i greci mostrano di avere soprattutto apprezzato una policromia vivacissima. In Cina, esistettero grandi pittori già prima di Cristo. Un imperatore del periodo Han, nell'80 a.C. raccolse in apposite stanze, come in un museo, pitture che dovevano possedere una grande bellezza coloristica. Sempre in Cina, nel periodo T'ang (618-907 d.C.), nacque la pittura murale e su tavola, a colori violenti, e contemporaneamente si crearono in ceramica smalti gialli, verdi, rossi e azzurri. Nel periodo Sung (960-1279 d.C.) la sensibilità al colore si raffinò straordinariamente: nelle pitture le tinte furono assai più variate e nello stesso tempo più naturalistiche, nelle ceramiche si inventarono numerose patine di bellezza fino allora ignote: come il céladon color verde giada ed il claire de lune azzurro. In Europa sopravvivono, del primo millennio dopo Cristo, mosaici bizantini e romani intensamente policromi. L'arte musiva si basa essenzialmente su contrasti cromatici, in quanto ogni zona di colore nasce dalla giustapposizione di più tessere colorate, di cui ciascuna va attentamente scelta e calibrata. I mosaicisti ravennati del V e VI secolo seppero ricavare molteplici effetti cromatici dai colori complementari. Nel Mausoleo di Galla Placidia regna una suggestiva atmosfera luministica in grigio cangiante data dal fatto che le pareti di mosaico azzurro dell'interno vengono irradiate da una luce arancione, che filtra nell'ambiente dalle lastre di alabastro arancione delle strette finestre. Arancio e blu sono colori complementari, e mescolati danno appunto il grigio. Avanzando nella cappella il visitatore riceve, da ogni punto dello spazio interno, riflessi alterni, ora blu ora arancio a seconda dell'angolo di incidenza della luce sulle pareti. Queste alternanze di luce multicolore danno l'impressione che i colori galleggino sospesi nell'atmosfera.
Le miniature irlandesi alto-medioevali dei secoli VIII e IX posseggono una cromia assai varia e differenziata. Una stupefacente luminosità hanno in particolare quei fogli in cui più colori sono campiti con lo stesso grado di luminosità dando luogo a contrasti di caldo e freddo come si ritroveranno secoli più tardi negli impressionisti e in Van Gogh. Nel libro di Kells ci sono pagine che per la sapiente e logica stesura dei colori e la ritmica organica del disegno raggiungono la grandiosità e la limpidezza delle fughe di Bach. La sensibilità e l'intelligenza di questi miniatori "astratti" ebbe una continuazione monumentale nell'arte della vetrata nel medio evo. ... ... Per gli artisti del romantico e del gotico primitivo il colore aveva valore simbolico, perciò furono costretti a realizzare accordi di colori puri, immediatamente espressivi, senza ricerca di una differenziazione in più toni e senza contrapporre diversi caratteri cromatici: volevano effetti semplici, perspicui, significativi. ... ... Giotto e i senesi furono i primi a caratterizzare le figure nella forma e nel colore, dando così inizio al processo che avrebbe portato dopo il Quattrocento a quella straordinaria molteplicità di stili personali che distingue l'arte europea del XV, XVI e XVII secolo. Nella prima metà del XV secolo i fratelli Hubert e Jan van Eyck pervennero a uno stile figurativo che si vale come fondamentale principio compositivo del colore locale dei personaggi e degli oggetti rappresentati. ...
... L'altare di Gand è del 1432, e nel 1434 Jan van Eyck creò il più grande ritratto del gotico: quello dei coniugi Arnolfini, ora a Londra. Piero della Francesca (e. 1410-1492) dipinse figure dai nitidi contorni valendosi di colori puri e intensi, equilibrati dai loro complementari. Le tinte non sono molto varie, ma hanno un timbro originalissimo. Leonardo da Vinci (1452-1519) evitò ogni vivacità cromatica e compose quadri su modulazioni tonali straordinariamente sottili. Il S.Gemiamo della Vaticana e l'Adorazione dei Magi degli Uffizi sono ottenuti esclusivamente a chiaroscuro, in toni seppia. Tiziano (1490-1576) ... Nei dipinti della vecchiaia la composizione si imposta su di un unico colore dominante, ricchissimo di effetti chiaroscurali. Può offrire un esempio di quest'ultima maniera L'incoronazione di spine della Pinacoteca di Monaco. El Greco (1541-1614) fu discepolo di Tiziano, e ne ricondusse il pluritonalismo a grandi e intense campiture cromatiche in funzione espressiva; le sue tipiche macchie, spesso violente,...sono organizzate in funzione di puri accordi di forma e colore. Grünewald (e. 1475-1528) aveva risolto cento anni prima del Greco questo stesso problema. Mentre i tocchi cromatici dell'artista spagnolo sono sempre accordati fra loro in modo assai vivo e personale da grigi e da neri, Grünewald contrappose direttamente colore a colore. ... ... L'altare di Isenheim mostra in tutte le sue parti una tal ricchezza di caratteri ed effetti cromatici da potersi definire una composizione di colori spiritualizzata in un senso universale.
...La forza psichico-espressiva, l'aderenza simbolico-espressiva, l'aderenza simbolico-concettuale, l'evidenza realistica, insomma tutte le possibilità emotive dei colori, sono unitariamente amalgamate in un più profondo contesto. Rembrandt (1606-1669) è il più tipico rappresentante della pittura chiaroscurale. ... ... Il colore diviene in Rembrandt una presenza luminosa, carica di tensione. Spesso, nelle sue opere, colori puri risplendono come gioielli sull'opaca pasta cromatica di fondo. Con El Greco e Rembrandt ci troviamo nel cuore della problematica barocca del colore. ... ... Anche il colore è usato allo stesso scopo; si spoglia del suo significato oggettivo per divenire una componente astratta della ritmica cromatica dello spazio. Inoltre è utilizzato per ottenere un'illusoria profondità spaziale. ... Nell'arte dell'impero e del neoclassicismo la tavolozza si riduce per lo più al nero, al bianco, al grigio, ed è ravvivata solo saltuariamente da alcuni colori. (continua) |
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