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34) Lama Anagarika Govinda

I fondamenti del misticismo tibetano secondo gli insegnamenti esoterici del grande mantra OM MANI PADME HUM

e vari
da La dottrina dei centri psichici nell'induismo e nel buddhismo

Ubaldini Editore, Roma 1972
Sebbene le basi fisiologiche della dottrina dei centri psichici siano le stesse nei Tantra indù e in quelli buddhisti, dobbiamo tenere presente che il modo con cui questi centri vengono usati e definiti nel sistema di meditazione buddhista presenta considerevoli differenze, malgrado certe somiglianze tecniche.02
Non è pertanto ammissibile mescolare i due sistemi e spiegare la pratica buddhista della meditazione come se fosse basata sugli insegnamenti e il simbolismo dei Tantra indù o derivata da essi, cosa che è stata fatta praticamente in quasi tutti i libri che si sono occupati di questo argomento.
E proprio a causa di questo fondamentale errore si è creata l'impressione che il Buddhismo avesse preso qualcosa di estraneo al proprio carattere, adattandolo solo successivamente al proprio uso e alla propria terminologia e inserendolo nel sistema buddhista.
La principale differenza fra i due sistemi sta nel diverso modo di affrontare gli stessi fatti fondamentali. Come dei viaggiatori di temperamento, interessi e atteggiamenti mentali diversi descriverebbero in modi diversi lo stesso panorama, senza per questo contraddirsi fra loro o contraddire i fatti, così i seguaci dei Tantra buddhisti e induisti affrontano con esperienze diverse gli stessi panorami della mente umana.
Il sistema indù accentua più il lato statico dei centri e i loro rapporti con la natura elementare, identificandoli con gli elementi e le forze fondamentali dell'universo.
Ciò fornisce ai cakra un contenuto 'obiettivo' sotto forma di sillabe-seme fissate permanentemente e le loro corrispondenti divinità sotto forma di dèi e di dee.
Il sistema buddhista si interessa meno del lato statico-obiettivo del cakra, mentre accentua il lato che fluisce attraverso di essi, con le loro funzioni dinamiche, cioè con la trasformazione di quelle correnti di energia cosmiche o naturali in potenzialità spirituali.03
I simboli mantrici dei suoni primordiali, rappresentati dalle lettere dell'alfabeto, non sono quindi identificati con determinati centri o attribuiti ad essi una volta per tutte; essi sono inseriti nel flusso vivo delle forze, rappresentati come correnti di energia polarizzate, dalla cui interazione, reciproca penetrazione e combinazione, dipende il successo dell'addestramento spirituale.
I canali attraverso i quali queste energie psichiche fluiscono nel corpo umano, sono chiamati nadi (tibetano: rtsa) e seguono la struttura fondamentale del corpo come il sistema nervoso, sebbene non possano essere identificati con esso, come si è spesso erroneamente sostenuto.
Ogni tentativo fatto per provare tale affermazione ha solo dimostrato che le esperienze dello Yoga non possono essere misurate col metro delle scienze naturali, della fisiologia o dell'anatomia, né con quello della psicologia sperimentale.
Mentre secondo le concezioni occidentali il cervello è la sede esclusiva della coscienza, l'esperienza yogica dimostra che la coscienza del cervello è soltanto una delle numerose possibili forme della coscienza e che queste, a seconda della loro funzione e natura, possono essere localizzate o centrate su vari organi del corpo.
Questi 'organi' che raccolgono, trasformano e distribuiscono le forze che fluiscono attraverso di essi, sono chiamati cakra, o centri di forza.
Da essi si irradiano le correnti secondarie delle forze psichiche, paragonabili a raggi di una ruota, alle stecche di un ombrello o ai petali del loto.04
In altre parole, questi cakra sono i punti in cui le forze psichiche e le funzioni corporee si uniscono e si compenetrano; sono i punti focali in cui le energie cosmiche e quelle psichiche si cristallizzano in qualità corporee ed in cui queste ultime sono dissolte e ritrasformate in forze fisiche.
"La sede dell'anima è là dove si incontrano il mondo interno e quello esterno; quando questi si compenetrano essa è presente in ogni punto di compenetrazione" (Novalis).
Possiamo pertanto dire che ogni centro psichico nel quale ci rendiamo conto di questa compenetrazione diventa sede dell'anima e che, attivando e risvegliando le attività dei vari centri, spiritualizziamo e trasformiamo il nostro corpo.
Possiamo in questa occasione ricordare un altro detto di Novalis: "L'uso attivo degli organi non è altro che pensiero magico e miracoloso", sebbene non nel senso comune.
"Pensare nel pensiero comune, è pensare di pensare".
Il pensiero che qui si intende è sinonimo di attività creativa. "Pensare è fare", questo è il principio fondamentale di ogni scienza magica, soprattutto mantrica.
La ripetizione ritmica di un pensiero o una idea creativa, di un concetto, una percezione o un'immagine mentale, ne aumenta e ne fissa l'effetto (come l'azione della regolare e costante caduta di una goccia) fino a comprendere ogni organo di attività e a divenire una realtà mentale e materiale: una realtà nel pieno senso della parola.
"Noi conosciamo qualcosa solo in quanto possiamo esprimerla, cioè produrla. Più potremo produrla con perfezione e con molteplicità di forma, meglio la conosceremo. E la conosceremo completamente se potremo produrla e comunicarla sempre ed in ogni possibile modo se potremo portare in ogni suo organo un'espressione individuale" (Novalis).05
Il grande segreto dello Yoga tantrico consiste nell'esperienza della realtà ai livelli dei diversi, o, se possibile, di tutti i centri psicofisici alla nostra portata.
Soltanto attraverso questa consapevolezza pluridimensionale la nostra conoscenza raggiunge quella prospettiva profonda e universale che trasforma in esperienza interiore e in realtà dinamica (concretezza) ciò che altrimenti sarebbe stato percepito solo esteriormente e superficialmente.
Come in un quadro stereoscopico si ottiene un più alto grado di realtà unendo due immagini dello stesso oggetto, prese da due punti di vista leggermente diversi o, similmente, come diventa possibile una produzione di suono più plastica e stereofonica combinando registrazioni spazialmente diverse dello stesso suono, così si raggiunge un'esperienza di dimensionalità superiore attraverso l'integrazione di esperienze di centri e livelli di coscienza diversi.
Di qui l'indescrivibilità di certe esperienze di meditazione sul piano della coscienza tridimensionale e nell'ambito di un sistema di ragionamento che riduce le possibilità di espressione, imponendo ulteriori limiti al processo del pensiero.
Il tacito presupposto secondo cui il mondo che ci costruiamo nel pensiero è uguale a quello della nostra esperienza (per non dire del mondo come tale) costituisce una delle principali fonti della nostra erronea concezione del mondo stesso.
Il mondo che noi sperimentiamo comprende quello del nostro pensiero, ma non viceversa, poiché vivendo simultaneamente in dimensioni diverse, fra cui quella dell'intelletto, la facoltà del pensiero discorsivo è soltanto una.
Se riproduciamo nell'intelletto esperienze che, a seconda della loro natura, appartengono ad altre dimensioni, facciamo qualcosa di paragonabile all'attività di un pittore che dipinge oggetti o spazi tridimensionali su di una superficie a due dimensioni. E lo fa rinunciando consapevolmente a certe qualità che appartengono alla dimensione superiore ed introducendo un nuovo ordine di valori tonali, proporzioni e scorci ottici validi solo nell'unità artificiale di questo quadro e da un determinato punto di vista.
Le leggi della prospettiva corrispondono, sotto molti aspetti, a quelle della logica: entrambe sacrificano le qualità di una dimensione superiore e si limitano ad un punto di vista scelto arbitrariamente, così che i loro oggetti sono visti ad un dato momento da un solo lato e nelle proporzioni e gli scorci corrispondenti alla relativa posizione del punto di vista.
Ma mentre l'artista trasferisce consciamente le sue impressioni da una dimensione all'altra e non intende né imitare né riprodurre la realtà oggettiva, ma solo esprimere la propria reazione di fronte ad essa, il pensatore, in genere, cade in preda all'illusione di avere afferrata la realtà col proprio pensiero accettando lo 'scorcio' di prospettiva del proprio ragionamento unilaterale come legge universale.
L'uso del ragionamento nel pensiero e necessario e giustificato come l'uso della prospettiva in pittura, ma solo come mezzo di espressione, non come criterio di realtà. 06
Se, tuttavia, nella descrizione delle esperienze meditative e dei centri di coscienza con cui sono collegate, usiamo, per quanto possibile, definizioni logiche, dobbiamo considerare tali definizioni solo come il necessario trampolino verso la comprensione di dimensioni di coscienza di una diversa natura, in cui le varie impressioni ed esperienze di differenti piani o livelli vengono a combinarsi in un tutto organico.

I chakra: centri di energia del nostro corpo (da Internet)

I sette chakra rappresentano i centri di energia del nostro corpo, i punti nei quali si concentra il flusso di energia.
Ogni chakra ha una propria sfera di influenza, che si estende in eguale misura sulla nostra struttura fisica e sulla nostra condizione mentale e psicologica.
La traduzione della parola chakra può rendere un'immagine efficace di questi centri di energia: essa deriva dal sanscrito, la lingua sacra degli indù, e significa 'ruota', oppure 'Vortice di energia'.
Effettivamente paragonabili a vortici, mulinelli in un corso d'acqua, i chakra compiono un movimento circolare ininterrotto: un chakra è quindi un punto di energia più intensa.
L'immagine del vortice esprime assai bene il carattere dinamico dei chakra.
La luce che contiene tutte le lunghezze d’onda della radiazione visibile appare generalmente bianca. Ciascuna lunghezza d’onda della radiazione visibile viene percepita dall’occhio sotto forma di un determinato colore dello spettro.
La successione di questi colori corrisponde a quella dell’arcobaleno.
Tutta la materia, corpo umano compreso, è composta di atomi, che vibrano secondo determinate lunghezze d’onda.07
L’effetto terapeutico del colore sull’organismo umano è legato alla natura oscillatoria delle nostre cellule: il malessere o la malattia, infatti, creano una disarmonia del ritmo vibratorio cellulare che i colori possono correggere (le frequenze dei colori interagiscono con le vibrazioni del nostro organismo riequilibrandole).
Dal punto di vista terapeutico la cromoterapia è considerata una “terapia dolce” non invasiva che generalmente non presenta effetti collaterali e può fornire un immediato un effetto benefico a chi vi si sottopone.
Questi gli effetti dei 7 colori dell’iride sul corpo e sulla psiche:
Rosso: questo colore possiede un’energia “molto calda”. E’ il colore con le maggiori caratteristiche di penetrazione dello spettro visibile. Il rosso è legato al fuoco delle passioni ed è associato all’istinto, al desiderio e alla sessualità.
Arancione: è un colore “caldo”, nasce dalla combinazione dei raggi rossi e gialli.Trovandosi a metà strada tra questi due colori, ha un’azione riscaldante, rallegrante ed energetica, ma non eccitante come il rosso né elettrica come il giallo; ha un’azione liberatoria sulle funzioni fisiche e mentali integrando e distribuendo l’energia.
Giallo: è un’energia di tipo “caldo”. Il giallo è più leggero del rosso, incrementa il tono neuro muscolare, da una maggiore prontezza di riflessi, aiuta la digestione stimolando la produzione di succhi gastrici, purifica l’intestino ed è un ottimo depurativo del sangue.08
Verde: energia di tipo “neutro”. Nello spettro luminoso il verde si colloca al centro tra i colori freddi e quelli caldi: ne rappresenta la sintesi e svolge quindi una funzione di equilibrio. Il verde è il colore della natura, è simbolo di rinnovamento, di equilibrio, di speranza, di sviluppo e di fertilità. E’ il colore terapeutico per antonomasia. Né caldo né freddo ha potenti proprietà riequilibranti. Dal punto di vista fisiologico promuove il benessere generale dell’organismo, ne aumenta la vitalità e ripristina l’equilibrio delle sue funzioni.
Blu: è un’energia di tipo “freddo”. È il colore della calma, dell’infinito, della pace, della serenità emotiva e dell’armonia, ha spiccate proprietà calmanti e dal punto di vista fisiologico stimola il sistema parasimpatico, diminuisce la pressione arteriosa, il ritmo respiratorio e i battiti del cuore.
Indaco: energia di tipo “freddo”. Colore “cosmico” dell’energia, rappresenta l’intuizione che sostiene le tecniche di meditazione. Per la sua alta vibrazione, ha la capacità di allargare la nostra comprensione e di curare i disturbi che colpiscono gli organi sensoriali come occhi, naso, orecchi. Dal punto di vista fisiologico stimola le ghiandole paratiroidee inibendo l’attività della tiroide ed ha un effetto anestetico ed emostatico. E’ inoltre rinfrescante, astringente, depuratore del sangue, tonico muscolare.
Violetto: energia di tipo “freddo”. È il raggio con le maggiori proprietà energetiche dello spettro visibile

Colori e chakra:

i chakra sono dei centri di energia, un’energia sottile, dotata di forza vitale, che si trovano all’esterno del nostro corpo, ma all’interno dell’aura, vale a dire il campo elettromagnetico che avvolge ciascuna persona.
Ogni essere umano ha sette chakra principali (o ruote energetiche a differenti livelli di vibrazione) ad ognuno dei quali corrisponde uno dei sette colori dello spettro della luce.
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Klausbernd Vollmar - Chakra

Introduzione
Red edizioni1993

La dottrina dei sette chakra, i centri di energia del corpo umano, è una delle più antiche sviluppate sulla conoscenza e comprensione del nostro organismo e del suo funzionamento.13
Anche se la dottrina dei chakra affonda le proprie radici in un passato assai remoto, è stato dimostrato che essa esisteva in culture assai diverse tra loro.
Le più antiche testimonianze risalgono al 3000 a.C. circa e sono collocabili nell'area geografica che oggi corrisponde a India, Nepal e Tibet.
In Europa la testimonianza più antica risale alla dinastia dei Merovingi di Franconia (V-VI secolo d.C): i re merovingi, allo stesso modo dei lama tibetani di quell'epoca, si facevano praticare un 'foro spirituale' nella calotta cranica, proprio in corrispondenza del chakra della corona.
Ciò rende evidente il carattere del tutto particolare della dottrina dei chakra: essa può essere ugualmente utile a ogni persona, senza che questa debba modificare radicalmente le proprie abitudini di vita.
Fine ultimo della dottrina dei chakra e del lavoro sui chakra stessi è consentire alla persona di vivere consapevolmente la propria totalità.
Via via che l'allievo procede nel suo cammino, apprende in misura sempre maggiore a concepire se stesso come inscindibile unità composta da corpo, spirito e anima; impara che la sua condizione fisica, mentale e psicologica dipende dall'attività di energie, così sottili da essere quasi impercettibili, che scorrono nel suo corpo.
Proprio queste energie uniscono inscindibilmente corpo, spirito e anima.

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