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38)Antonio Cianci I colori, dalla natura al computer parte quarta da PCinter@active aprile 1998 |
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Dalla teoria alla pratica: Monitor e Display a colori Il funzionamento del monitor di un personal computer è del tutto simile a quello di un normale televisore. La differenza risiede essenzialmente nella maggiore definizione e nitidezza di immagine che sono richieste per poter visualizzare gli elementi dell'interfaccia grafica del computer. In generale, i segnali digitali inviati dal sistema operativo sono ricevuti dalla scheda video che li converte, mediante un dispositivo chiamato DAC (Digital to Analog Converter, convertitore da digitale ad analogico) in segnali analogici; a tale scopo il DAC confronta i valori digitali inviati dal PC con una tabella in cui sono riportati i livelli di tensione corrispondenti per i tre colori primari (che ricordiamo, sono Rosso, Verde e Blu) necessari per la creazione del colore del singolo pixel. A questo l'adattatore invia i segnali a tre cannoni elettronici posti nella parte posteriore del tubo a raggi catodici (CRT
(dall'inglese Cathode Ray Tube, tubo a raggi catodici)
è il cuore del monitor in quanto è l'elemento che produce
fisicamente l'immagine: contiene tre cannoni elettronici che inviano altrettanti
flussi di elettroni su una griglia che può essere, a seconda della
tecnologia impiegata, costituita da punti, fili verticali o celle che vengono
accesi e spenti in rapida successione.Nei monitor basati su tecnologia Shadow mask, come quello rappresentato nell'illustrrazione, ogni punto è costituito da tre fosfori, uno rosso, uno verde e uno blu che vengono eccitati dai fasci di elettroni. Combinando queste tre tinte il punto corrispondente può assumere qualsiasi colore. Nelle tecnologie Aperture Grill e Slot mask, al posto dei punti vengono usati, rispettivamente, una griglia di fili verticali e una serie di celle di forma ellittica)). Ogni cannone emette un flusso di elettroni, uno per ciascuno dei tre colori primari. L'intensità di ciascun flusso è controllata dai segnali provenienti dall'adattatore, che inoltre provvede a focalizzare ed orientare i raggi luminosi. I fasci passano attraverso i fori di una piastra metallica, chiamata maschera, la cui funzione è mantenere i flussi allineati con precisione. Il passo, o dot pitch, misura proprio la distanza tra i fori: minore è il suo valore più nitida è l'immagine. Di solito i fori sono disposti sui vertici di un triangolo, ma alcuni costruttori utilizzano tecniche diverse; Sony, ad esempio, dispone i fori dei suoi monitor Trinitron in file parallele. Superata la maschera gli elettroni colpiscono i fosfori all'interno dello schermo; per generare i tre colori fondamentali si utilizzano tre tipi diversi di fosfori, uno per il rosso, uno per il verde e uno per il blu. Quanto è più intenso il fascio che colpisce un fosforo, tanto più intensa è la luce che emette. Se tutti e tre i fosfori sono colpiti con fasci della medesima insita il punto risulterà bianco. I display a cristalli liquidi Più sofisticata la tecnologia degli schermi a cristalli liquidi (LCD - Liquid Crystal Display), il cui elemento base sono i cristalli liquidi, oggetti particolari con caratteristiche intermedie a quelle di un solido e di un fluido e che prendono la forma di piccole bacchette orientabili. Una delle caratteristiche di un cristallo è di avere proprietà fisiche diverse a seconda dell'angolazione da cui viene guardato. Nel caso di cristalli trasparenti, la luce subisce una rifrazione differente a seconda di quale sia l'angolazione con cui entra nell'oggetto. Proprio per questo motivo, i cristalli vengono spesso sfaccettati con angolazioni diverse per creare giochi di luce, sfruttando questa particolarità. Quando un cristallo inizia a sciogliersi, perde consistenza ma mantiene comunque la propria organizzazione molecolare. Le molecole del cristallo sono libere di muoversi (avendo perso solidità), ma tendono ad allinearsi una all'altra e se vengono a trovarsi in prossimità di una superficie scanalata, si allineano lungo il verso della scanalatura seguendo un'attrazione fisica spontanea. Questa proprietà, ha una lunga storia; è stata infatti scoperta nel 1888 da Frederich Reinitzer, un botanico austriaco il quale notò come all'interno di un intervallo di temperature alcune sostanze cristalline si scioglievano senza però raggiungere la piena fluidità. Poiché tali sostanze mantenevano comunque una struttura quasi cristallina, continuavano a esercitare un'azione di rifrazione sulla luce che le attraversava. In pratica la luce veniva deviata a seconda dell'orientamento dei cristalli liquidi. Successivamente si scoprì che l'orientamento dei cristalli liquidi poteva essere influenzato dall'applicazione di un campo elettrico (Williams, 1963), mentre cinque anni più tardi venne prodotto della RCA il primo prototipo di display che sfruttava questo principio. Risolti alcuni problemi legati alla stabilità del materiale, nel 1973 Sharp introdusse industrialmente questo di display montandolo su una sua calcolatrice tascabile. Nella tecnologia LCD (Liquid Crystal Display) il termine cristallo non si riferisce alla varietà di vetro particolarmente pregiata, bensì a una struttura fisica regolare che la materia assume quando si solidifica (come ad esempio i cristalli del sale o del diamante). La luce, emessa da un pannello luminoso posto sul retro del visualizzatore di un display LCD si propaga in tutte le direzioni. ![]() Un filtro polarizzatore lascia passare solo le onde che vibrano orizzontalmente. Lo strato di cristalli liquidi in seguito all'applicazione di un campo elettrico lascia passare o meno la luce. La luce che emerge da ciascuna delle tre celle a cristalli liquidi passa quindi attraverso uno dei tre filtri colorati (rosso, verde e blu). In questa illustrazione viene fatto passare tutto il rosso, il 50 per cento del verde e nessuna componente blu: il risultato appare all'occhio umano come un solo punto di colore marrone Come funziona un display LCD Tutti i display che usano cristalli liquidi vengono costruiti sovrapponendo ben sette strati di materiale. Al centro prende posto lo strato fluido dei cristalli liquidi veri e propri (alcuni micron di spessore) contenuto tra due sottili lamine di vetro sulla cui superficie interna (quella rivolta verso il cristallo liquido) si trovano alcune scanalature rettilinee ricavate depositando una sottile pellicola trasparente che viene quindi incisa con tecniche di precisione. Le scanalature della lamina superiore sono ortogonali rispetto a quelle della lamina inferiore; di conseguenza i cristalli, che seguono l'orientamento delle scanalature incise sulla superficie a loro più vicina, descrivono una spirale che ruota di 90 gradi, partendo dall'orientamento di una lamina per arrivare a quello dell'altra. La luce che entra da una parte attraversa lo strato di cristallo esce quindi ruotata di 90 gradi. Se si aggiungono elettrodi trasparenti su entrambe le superfici esterne delle lamine si può applicare un campo elettrico che costringa i cristalli a orientarsi tutti nella stessa direzione, azzerando l'influenza dell'attrazione spontanea esercitata dalle scanalature. Aggiungendo opportuni filtri polarizzatori, applicando opportunamente il campo elettrico è possibile far passare la luce o meno, con un comportamento del tutto simile a quello degli otturatori delle macchine fotografiche. Infatti quando questo si apre, la luce passa e la pellicola viene impressionata, quando si chiude, il passaggio cessa e l'interno rimane buio. Al variare del numero di elettrodi che vengono costruiti nei due strati intermedi, si avranno tanti punti o aree del display che si comporteranno come tanti otturatori indipendenti, descrivendo nell’insieme lettere, numeri o figure. Poiché gli elettrodi sono costruiti in materiale plastico, è possibile dotarli di qualsiasi forma. La prima fu quella a sette segmenti, che si trova negli orologi e nelle calcolatrici. Successivamente si è passati a realizzare display a singoli punti, piuttosto grossolani, ma abbastanza numerosi per tracciare lettere maiuscole e minuscole, simboli e cifre e presenti ora negli apparati industriali, sui pannelli di controllo incorporati in alcune stampanti o server ed infine si è arrivati a realizzare veri e propri schermi con caratteristiche che non hanno nulla da invidiare ai tradizionali monitor a tubo catodico. Dal monocromatico al colore La vera svolta nell'impiego dei cristalli liquidi come tecnologia di visualizzazione è arrivata con l'impiego del colore. Per realizzare un monitor di questo tipo è necessario disporre di una fonte luminosa uniforme e regolabile che si trovi dietro al pannello LCD e che attraversi quest'ultimo per arrivare fino agli occhi dell'osservatore. Il colore è ottenuto facendo passare la luce attraverso tre filtri colorati (rosso, verde e blu, come nella televisione, e sommando in un singolo punto - pixel - l'effetto dei tre punti). A ciascun punto corrisponde un elettrodo e mediante l'apertura o la chiusura dell'otturatore elettronico corrispondente otteniamo tre punti tutti oscurati (nero) oppure uno, due o tre punti illuminati, che combinandosi ci danno un punto con diverse colorazioni (almeno 256, anche se ormai è comune trovare display con 65.536 colori e la tecnologia si sta spingendo oltre). I Gas e tubi a vuoto Esistono comunque soluzioni che non utilizzano i cristalli liquidi, ma che consentono comunque di realizzare display a colori compatti di varie dimensioni. Sono ancora poco diffuse in quanto non ancora completamente sviluppate in termini industriali, però sono destinate a diventare più comuni col passare del tempo. La prima di queste tecnologie si chiama VFD (Vacuum Fluorescent Display) e consente di fabbricare display a segmenti, a caratteri oppure a matrice di punti (grafica di tipo semplificato). Questi oggetti sono caratterizzati da una bassa tensione di funzionamento, brillantezza, nitidezza, contrasto, purezza del colore (quando i caratteri i punti o i segmenti che li compongono hanno colori diversi), angolo di visione superiori a quelli di un display LCD e minori costi di produzione. Possono essere utilizzati su bilance elettroniche, tassametri, registratori di cassa, sistemi di misura e altre apparecchiature, oppure su sistemi semplificati di videoscrittura. Plasma Un altro tipo di tecnologia alternativa è quello dei display al plasma (PDP - Plasma Display Panels). Si basano su un tubo a vuoto che impiega coppie di elettrodi per creare una scarica elettrica attraverso un gas e, mediante questa scarica, sviluppare luce. Il principio di funzionamento è simile a quello di un tubo al neon. Si uniscono due superfici di vetro trasparente in modo che nell'intercapedine sigillata che si forma tra di loro sia contenuto un gas inerte, argon o neon. Sulle lastre di vetro vengono depositati tanti piccoli elettrodi trasparenti che, quando sottoposti a una tensione elettrica alternata, producono una scarica puntiforme che illumina il vetro. Il contrasto e la luminosità sono molto alti e la tecnologia si presta a realizzare display a colori con ampio angolo di visione e privi di sfarfallio. La luminosità non diminuisce al crescere delle dimensioni ed esistono già in commercio modelli da 40 pollici utilizzati nei locali pubblici come tabelloni informativi e come schermi televisivi. La vita media di un dispositivo di questo genere è molto alta. Fujitsu, uno tra i principali operatori in questo ambito, produce anche display per computer da 21 pollici con una risoluzione di 640 x 480 punti. Lo svantaggio di questa tecnologia è la risoluzione relativamente bassa e la necessità d'impiegare alte tensioni di lavoro. Pannelli elettroluminescenti (EL). Il terzo e ultimo tipo di display alternativo è quello dei pannelli elettroluminescenti (EL) i quali usano solfato di zinco e altre sostanze che, quando sottoposte a tensione elettrica, emettono fluorescenza. Sulla superficie dello schermo viene depositata una sottile pellicola di questo materiale fluorescente e la si colpisce selettivamente con un campo elettrico per produrre luce. Il vantaggio che offrono rispetto ai display al plasma e a quelli a cristalli liquidi convenzionali è di raggiungere risoluzioni elevate anche su grandi dimensioni (1024 x 768 con 16 livelli di grigio), di offrire un ottimo contrasto e un'elevata velocità di risposta, di porre poche limitazioni all'angolo di visione, di pesare poco e di assorbire poca energia. Possono essere utilizzati come monitor per computer monocromatici, anche se sono in via di sviluppo modelli capaci di combinare verde, giallo e rosso. Manca il blu che invece costituisce uno dei tre colori classici usati negli schermi televisivi perché non esiste oggi una sostanza fluorescente di tale colore capace di offrire una buona resa.
La profondità di coloreIl numero di bit usati per descrivere la colorazione di un determinato pixel che compone l'immagine. Una profondità di 1 bit significa che il pixel potrà essere acceso o spento e perciò avremo un'immagine monocromatica. Se la profondità è di 2 bit avremo quattro valori (nero, bianco e due tonalità di grigio). Solitamente i computer e gli scanner moderni lavorano con 8 bit per canale (rosso, verde e blu) per un totale di 24 bit che producono 16.777.216 colori. Questa modalità viene anche definita true color (cioè colore vero) visto che riproduce abbastanza fedelmente le diverse tonalità di un'immagine fotografica, per lo meno all'interno dei confini entro cui il computer può operare. In questa serie di immagini osserviamo come varia la visualizzazione di una immagine al diminuire del numero di bit utilizzati per rappresentarla: dall'alto vero il basso abbiamo 16 milioni di colori, 256 colori, 256 toni di grigio, 16 toni toni di grigio e, infine, la rappresentazione con soli due livelli di colore: bianco e nero. Il nome dei colori II nostro linguaggio contiene un gran numero di riferimenti ai colori. Modi di dire, metafore espressioni colloquiali impiegano numerosi riferimenti ai colori. Alcuni di essi, come sentirsi blu, vedere rosso, verde dalla rabbia, associano i colori alle emozioni umane, altri come sangue blu, tappeto rosso provengono dal Medio Evo mentre altri come romanzo giallo, guardie rosse, mercato nero, valanga azzurra, hanno una storia più recente. I colori evocano inoltre sensazioni precise: il rosso, l'arancione e il giallo sono colori caldi, il verde e il blu sono colori freddi. I fondamenti del simbolismo dei colori sono stati costruiti attraversi secoli di religione, storia, tradizione e superstizione. Praticamente ogni popolo, ogni cultura ha usato i colori con significato simbolico, assegnando una grande varietà di significati ad ognuno di essi. Molto probabilmente il motivo dell'uso dei colori come metafora è dovuto al fatto che la percezione del colore è una sensazione primitiva, che non richiede grandi sforzi intellettuali o immaginazione particolare. Rosso (dal latino russum, rubro):Il colore rosso fa parte della tradizione umana da tempi antichissimi. È il colore primario all'inizio dello spettro visibile. Il suo nome è utilizzato per tonalità che vanno dal rosso molto accesso al rossastro al marrone. Trovato nei riferimenti alle antiche discipline mediche così come nelle moderne superstizioni, il rosso è sempre stato visto come il vigoroso colore della salute. Lane rosse venivano usate per alleviare le distorsioni alle ginocchia e alle caviglie in Scozia, per placare le irritazioni alla gola in Manda o per prevenire la febbre in Macedonia. Il rubino, una pietra preziosa di colore rosso brillante, era usata come ornamento in Cina con la funzione di prolungare la vita di chi lo indossava. Il rosso simboleggia inoltre l'amore: una rosa rossa ne è forse la rappresentazione più efficace, così come il sempre popolare cuore rosso da regalare il giorno di San Valentino. Arancione (dal persiano narang, che identificava l'albero dell'arancio).L'arancione è l'unico colore dello spettro che prende il nome da un oggetto reale, l'arancia. Poiché si tratta di un frutto dal sapore gradevole e ricco di elementi nutritivi, l'arancione è associato alla vita, alla pienezza dei raccolti. Usato come per la realizzazione dei paramenti sacri da alcune religioni asiatiche, nel folclore raffigura le fiamme del fuoco, il desiderio, il vigore e l'avventura. Giallo
(dal francese antico jalne, derivante a sua volta dal latino galbinus, di
etimologia incerta).È il colore dell'oro e, quindi, della ricchezza. Nel medioevo il giallo rappresentava le virtù positive della fede, della perseveranza, della saggezza e della gloria. Ai giorni nostri è usato per simboleggiare la luce, la creatività, il calore e una certa attitudine a vivere bene. Porpora
(dal latino purpu a, a sua volta dal greco porpyra, di etimologia incerta).Formato come combinazione di rosso e blu, è associato alla regalità fin dall'antichità. Il colore porpora simboleggia il potere, il comando, il rispetto ed è stato indossato da imperatori, comandanti, alti ufficiali. Presso i romani, una striscia di porpora sulla toga era il contrassegno dell'appartenenza all'ordine equestre se stretta (angusticlavio), all'ordine senatorio se larga (laticlavio). La parola porpora deriva dal termine greco usato per indicare alcuni molluschi della famiglia dei gasteropodi Muricidi (Purpura haemastoma, Porpora lapillis, etc.), dal cui mantello, attraverso un procedimento raffinato e costoso, veniva estratto il colore. Verde
(dal latino viride, di etimologia incerta).È il colore dell'erba e delle foglie degli alberi, che riappaiono dopo il freddo inverno. Nelle sue tonalità più luminose rappresenta la fertilità, la crescita, in quelle più scure evoca emozioni negative. Blu
(dal francone bleu; nell'antichità questo colore veniva indicato
come azzurro, dal persiano lazward, con la caduta dell'iniziale, considerata
come articolo).È il colore del cielo e del mare e,per gli astronauti il colore del nostro pianeta. Nel Medio Evo rappresentava la lealtà, la pietà e la sincerità. Usato molto nell'abbigliamento (dall'indaco dei blue-jeans, usato originariamente dalle tribù nomadi dei Tuareg, al blu navy, alle infinite diverse tonalità usate per la confezione delle camicie) nel nostro secolo ha cominciato a rappresentare il genere maschile, in opposizione al rosa, che identifica il genere femminile. Nero
(dal latino nigru, di etimologia incerta).Si dice nero un corpo la cui superficie assorbe completamente ogni radiazione luminosa. Il suo uso è comunque anteriore alla definizione di oggetto nero che viene dalla fisica. In molte lingue e culture il nero è associato al male (mentre il bianco al bene). Nell'arte e nella religione nero significa disperazione, peccato e dolore. Il suo uso con questo significato è molto antico e molto probabilmente deriva dalla antica usanza di cospargersi il capo di cenere in segno di sottomissione e di dolore. Nonostante questi forti significati negativi, il nero simboleggia negli stemmi araldici la costanza, la prudenza e la saggezza. Bianco
(dal germanico blank, che significava originariamente lucente e successivamente
bianco).Il bianco è, letteralmente, sia l'assenza di colore sia la somma di tutti i colori dello spettro. Un 'oggetto bianco riflette tutti i raggi luminosi che incidono sulla sua superficie invece di assorbirle, come fanno i corpi neri. Per questo motivo i vestiti e le automobili bianche sono più fresche d'estate. Simbolicamente il bianco ha sempre rappresentato la purezza, la grazia di Dio, la luce e l'innocenza. Tradizionalmente il colore bianco trasmette sensazioni di calma, rilassatezza e di pace interna. CMYK Cyan Magenta Yellow BlacK (ciano magenta giallo nero): la combinazione d'inchiostri usati in tipografia per produrre stampe a colori. Inoltre è il formato in cui «invertire le immagini elettroniche tipograficamente. L'immagine viene separata in quattro componenti, una per ciascun colore. I tre colori Cyan Magenta e Giallo sono i secondari della combinazione RGB (Rosso Verde Blu) che costituisce il modo in cui vediamo le cose in natura e il modo in cui le immagini vengono riprodotte su computer. Il ciano è un colore bluastro esattamente opposto al rosso (quindi se l'immagine contiene poco rosso, avremo molto ciano in stampa); il magenta è un colore rossastro esattamente opposto al verde (se l'immagine contiene molto verde avremo poco magenta in stampa), il giallo è esattamente opposto al blu, il nero viene creato come colore aggiuntivo per stabilizzare i neutri, per stampare il testo pieno e per aggiungere definizione. CIE Commission Internationale de l'Eclarage (Commissione Internazionale dell'Illuminazione): organismo internazionale che studia i fenomeni legati alla luce e fornisce una tavola delle proprietà dei colori visibili dall'occhio umano. Sviluppa sistemi per garantire la fedele riproduzione del colore (color matching) nelle diverse tecniche di riproduzione. In inglese International Commission on Light. RGB Red Green Blue (rosso verde blu): è un sistema cromatico basato sulla combinazione di rosso, verde e blu per produrre tutti i colori possibili. Questi tre colori si sommano per produrre varie tinte e varie intensità come avviene sullo schermo della televisione dove il singolo punto luminoso è ottenuto illuminando con diversa intensità tre punti fosforescenti vicini tra loro e colorati appunto di rosso, verde e blu. Quando tutti e tre i punti raggiungono la massima intensità si ottiene il bianco, quando sono invece tutti spenti si ottiene il nero. Le macchine per la stampa Esistono diversi tipi di stampanti a colori, dalle più comuni ed economiche ad aghi e a getto di inchiostro alle più costose e sofisticate che usano inchiostro solido, tecniche di sublimazione o trasferimento termino a base di cera o resine. Il funzionamento delle stampanti ad aghi è molto semplice: sono presenti infatti tre nastri colorati, e ogni colore viene ottenuto sovrapponendoli opportunamente. Si tratta di stampanti ormai superate, ma fino a non poco tempo fa rappresentavano l'alternativa economica alle stampanti a colori professionali. Con le stampanti a getto di inchiostro in commercio si ottengono grafici dai colori saturi e, in alcuni casi, usando carta speciale, immagini di qualità fotografica. Il prezzo di queste stampanti è spesso molto conveniente, meno il costo delle cartucce, invece molto care e di durata limitata (in genere un centinaio di copie, valore che scende ancora se si stampano fotografie). Il costo della stampa di una fotografia con una stampante a getto di inchiostro è quindi paragonabile al prezzo praticato da un normale negozio di sviluppo e di stampa. Il vantaggio è quello di poter intervenire, mediante i programmi di fotoritocco, sulle immagini da stampare, esprimendo così la propria creatività. Analogamente a quanto fa un'unità ink-jet con l'inchiostro liquido, le stampanti a inchiostro solido, diffondono l'inchiostro fuso direttamente sulla pagine. Esistono però alcune varianti che invece trasferiscono dapprima l'inchiostro su un tamburo e, successivamente, da questo alla pagina. Nella stampa a sublimazione, un nastro con tinte CMYK solubili (dye) viene premuto contro la carta; la testina di stampa dell'unità contiene migliaia di elementi che, a contatto con nastro e carta, producono calore in modo variabile, in funzione della gradazione da riprodurre. Ciascuno degli elementi riscaldanti può infatti produrre 256 temperature diverse: tanto maggiore è la temperatura, tanto maggiore è la quantità di colorante che sublima e viene trasferita dal nastro allo strato di poliestere che riveste la superficie della carta. È proprio quest'ultimo che fornisce al risultato finale l'aspetto lucido tipico della fotografia tradizionale, rendendo queste stampanti particolarmente adatte per la produzione di fotografie digitali. Anche i grafici sono di buon livello con colori brillanti e saturi. Il costo di queste immagini è molto più alto di quelle ottenibili con una stampante a getto d’inchiostro. A metà strada si trova la tecnologia del trasferimento termico a base di cera. Si tratta di una tecnologia abbastanza simile alla sublimazione termica. Alcune stampanti, infatti, supportano entrambe le tecnologie. Nella stampa a trasferimento termico a base di cera la cera che viene sciolta e trasferita sulla carta, di tipo comune o patinato, su cui il nastro fìssa anche uno strato di rivestimento. Le stampanti di questa categoria producono colori brillanti e bordi ben definiti. Una ulteriore variante è data dal processo di stampa chiamato Micro Dry, una tecnologia proprietaria sviluppata per ora solo da Alps Electronics, in cui al posto della cera vengono impiegati inchiostri a base di resine. Si tratta comunque di procedimenti raffinati adatti ad un pubblico molto esigente. Le stampanti laser a colori, infine, costituiscono una categoria a parte. Usano inchiostro in polvere (toner) che viene depositato sulla carte mediante un cilindro metallico su cui il raggio di luce laser ha prima disegnato una copia elettrostatica della pagina. La carica elettrica presente sul tamburo attira quindi il toner nei punti opportuni. Questo viene quindi fissato per mezzo del rullo della stampante, molto caldo, che fonde la resina. Con queste stampanti, peraltro molto veloci) si ottengono copie poco fedeli. Il prezzo di stampa è il più basso in assoluto e, se si stampa un grande numero di copie, permette di ammortizzare presto il costo della stampante. Conclusioni In questo articolo e in quello precedente (pubblicato sul numero 8 di PC Inter@ctive) abbiamo parlato dell'affascinante mondo dei colori, di come vengono generati e percepiti dall'occhio umano, facendo un confronto tra l'opera della natura e quella dell'uomo. Dai primi esperimenti di Newton alle moderne tecniche di acquisizione e riproduzione digitale, è stato percorso un notevole cammino ma, è il caso di dirlo, siamo solo all'inizio. Nuove tecnologie sono alle porte, come il video tridimensionale e l'altissima definizione. Nei prossimi numeri cercheremo di capire come funzionano la generazione e la percezione dei suoni, analizzando le principali tecniche di riproduzione analogica e digitale. |
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