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04) I testi chiave di
Ernst.H.Gombrich
Sentieri verso l'arte a cura di R. Woodfield Leonardo Arte edizioni "L'immagine visiva come forma di comunicazione" Pubblicato originariamente in "Scientific American", Special Issue on comunication, vol.272 (1972), pp.82-96. Ristampato in L'immagine e l'occhio, ed. it. 1985 |
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Dal contrasto tra la prosa e la poesia dell'immagine sono spesso sorti conflitti tra gli
artisti e i loro protettori. E, naturalmente, tali conflitti s'inasprirono
quando si prese a parlare esplicitamente di autonomia dell'arte. Fu il concetto
romantico di "genio" a porre in rilievo la funzione dell'arte
come "espressione della personalità" (anche se lo slogan
risale a un periodo più tardo). È questo l'ultimo punto che
ci rimane da trattare, giacché, come ricorderete, nella teoria della
comunicazione si distingue tra il sintomo che esprime una emozione e i compiti
di appello e di descrizione che l'immagine può avere. Certi critici
alla buona che parlano dell'arte come forma di comunicazione sembrano spesso
credere che le emozioni generatrici dell'opera d'arte vengano trasmesse
dall'artista all'osservatore. Questa concezione è stata criticata
a più riprese da filosofi e artisti, Ho ancora gli occhi stanchi, ma intanto avevo una nuova idea nel cervello... Questa volta è la mia stanza da letto, solo che il colore deve fare tutto qui, dando attraverso la sua semplificazione uno stile più grande alle cose, e deve suggerire il riposo o in genere il sonno. Insomma la vista del quadro deve riposare la testa, o meglio l'immaginazione... Le ombre e le ombre rinforzate sono soppresse, il colore è a tinte piatte e schiette come nelle stampe giapponesi. Sarà in contrasto con il Caffè di notte (Lettera a Theo). Quest' affermazione ci offre uno spunto importante. Del Caffè di notte Van Gogh aveva scritto di aver voluto mostrare che era un luogo in cui si poteva impazzire. La sua stanza, invece, era per lui un rifugio dopo la tensione del lavoro, ed è appunto il contrasto tra loro a far sì che nella lettera egli insista sulla tranquillità della camera da letto. Il metodo di semplificazione, ispirategli da Seurat e dalle stampe giapponesi, si trova in opposizione con le pennellate espressive, grafologiche, che erano divenute una caratteristica distintiva del suo stile. Van Gogh mette in rilievo questo fatto in un'altra lettera al fratello. "Niente punteggiato, niente tratteggiato, niente, solo tinte piatte ma che armonizzano". La modifica del codice diventa, nell'esperienza di Van Gogh, espressione di tranquillità e riposo. Ma il quadro della stanza da letto comunica veramente questa sensazione? Nessuno dei soggetti ingenui da me interrogati sembra essere arrivato a questa conclusione: essi conoscevano la didascalia ("Camera da letto di Van Gogh"), ma non disponevano del contesto e del codice. La mancata trasmissione del messaggio non depone tuttavia a sfavore dell'artista, o della sua opera. Depone invece a sfavore dell'identificazione tra arte e comunicazione. |
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