| 07) Wassily Kandinsky
Dello sprituale nell'arte: Introduzione da W. Kandinsky, Tutti gli scritti vol.2 ed.Feltrinelli (1973) |
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Ogni opera d'arte è figlia del proprio tempo,
e spesso è madre della nostra sensibilità. Ogni periodo della civiltà realizza quindi un'arte propria, che non può più ripetersi. Il tentativo di riportare in vita principi artistici appartenenti al passato può produrre tutt'al più opere d'arte che assomigliano a un bambino nato morto. Noi non possiamo, ad esempio, ricreare la sensibilità e la vita interiore degli antichi greci; pertanto, anche sforzandoci, ad esempio, di applicare i principi greci nella scultura, creeremmo soltanto forme simili a quelle greche, mentre l'opera resterebbe perpetuamente senz'anima. Un'imitazione del genere è simile alle imitazioni compiute dalle scimmie.
Esteriormente i movimenti della scimmia sono del tutto simili a quelli umani.La scimmia si siede, tiene un libro sotto il naso, lo sfoglia, fa una faccia assorta, ma manca del tutto il significato interiore di questi movimenti. Tra le forme artistiche esiste però anche un'altra somiglianza esteriore alla cui base c'è una grande necessità. La somiglianza delle aspirazioni interiori presenti nell'intera atmosfera etico-spirituale, il tendere verso fini sostanzialmente già perseguiti, ma in epoca successiva dimenticati, ossia la somiglianza della disposizione interiore di un intero periodo, può condurre in modo giustificato a utilizzare forme che, in passato, sono servite al perseguimento degli stessi fini. Così sorsero, almeno in parte, la nostra simpatia per "i primitivi" (è opportuno ricordare che il termine "primitivi" è usato da Kandinsky, qui e altrove, nell'accezione molto ristretta e precisa di artisti anteriori al Cinquecento. [n.d.t.]), la nostra capacità di comprenderli, il senso di una nostra affinità interiore con loro. Esattamente come noi, questi artisti puri cercavano di introdurre nelle loro opere soltanto l'essenza interiore, con la conseguenza inevitabile della rinuncia a ogni accidentalità esteriore. Questo punto di contatto interiore, per quanto importante, rimane nondimeno solo un punto. La nostra anima, che dopo il lungo periodo del materialismo ricomincia a destarsi solo ora, ha in sè germi della disperazione legati alla mancanza di una fede, di una meta, di un fine. L'incubo delle concezioni materialistiche, che hanno fatto della vita dell'universo un gioco inutile e malvagio, non è ancora passato. L'anima, che si sta appena ridestando, è ancora sotto la forte impressione di tale incubo. Soltanto una debole luce albeggia, come un piccolo punto in un enorme cerchio nero. Questa fioca luce è solo un presentimento e l'anima quasi non osa guardarla, nel dubbio che tale luce possa essere il sogno e il cerchio del nero la realtà. Questo dubbio e i dolori provocati dalla filosofia materialistica che ancora ci opprimono, differenziano nettamente la nostra anima da quella dei "primitivi". Nella nostra anima c'è un'incrinatura e il suono che essa da, quando si riesce a toccarla, è come quello di un vaso prezioso, trovato sepolto nel suolo, che abbia però appunto un'incrinatura. Perciò l'inclinazione verso i primitivi, quale la stiamo sperimentando temporaneamente, nella forma odierna, che è alquanto artificiale, può essere solo di breve durata. Queste due somiglianze fra l'arte moderna e forme di periodi appartenenti al passato sono, come è facile vedere, diametralmente diverse. La prima è esteriore e non ha perciò alcun futuro. La seconda è interiore e racchiude quindi in sè il germe dell'avvenire. Dopo il periodo della seduzione materialistica, l'anima, che dopo aver ceduto l'ha però respinta da sè riconoscendo in essa un male, emerge affinata dalla lotta e dalla sofferenza. I sentimenti più grossolani, come timore, gioia, tristezza ecc., che in questo periodo di tentazione avrebbero anche potuto essere utilizzati come contenuto dell'arte, avranno poca attrattiva per l'artista. ![]() Questi cercherà di suscitare sentimenti più delicati, che non hanno ancora un nome. Egli stesso vive una vita complessa, relativamente fine, e l'opera nata da lui causerà inevitabilmente nello spettatore, che ne è capace, emozioni più sottili, non esprimibili a parole. Oggigiorno però lo spettatore è raramente capace di tali vibrazioni. Nell'opera d'arte egli cerca o una semplice imitazione della natura suscettibile di servire a fini pratici (il ritratto nel senso abituale e simili) o un'imitazione della natura che contenga una certa interpretazione, pittura "impressionistica," o infine stati d'animo rivestiti da forme naturali la cosiddetta Stimmung (purtroppo anche di questa parola, che dovrebbe designare le tensioni poetiche di un'anima viva d'artista; è stato fatto cattivo uso, cosicchè essa ha finito col diventare oggetto di scherno. Ma ci fu mai una grande parola che la massa non abbia cercato subito di profanare?[n.d.t.]). Tutte queste forme, quando sono veramente artistiche, realizzano il loro fine e costituiscono, anche nel primo caso, un nutrimento spirituale; ciò è però vero particolarmente nel terzo caso, in cui lo spettatore trova un'eco della sua anima. Naturalmente una tale consonanza, o anche dissonanza, può non rimanere vuota o superficiale, ma può accadere che la Stimmung dell'opera riesca ad approfondire ancor più, e a trasfigurare, lo stato d'animo dello spettatore. In ogni caso tali opere impediscono all'anima di cadere nella grossolanità, la mantengono su una certa altezza, come la chiave per accordare fa con le corde di uno strumento. L'affinamento e l'estensione di questo suono nel tempo e nello spazio rimangono nondimeno ristretti e non esauriscono i possibili effetti dell'arte. Un edificio grande, grandissimo, piuttosto piccolo o di media grandezza, suddiviso in vari locali. Alle pareti dei vari locali sono appese tele piccole, grandi, medie. Spesso varie migliaia di tele. Su di esse, mediante l'uso del colore, sono raffigurati frammenti di "natura": animali in luce e ombra che bevono acqua, stanno ritti presso l'acqua, giacciono nell'erba, e accanto una crocifissione di Cristo dipinta da un artista che non crede in Cristo, fiori, esseri umani seduti, in piedi, in movimento, spesso anche nudi, molte donne nude, spesso viste di scorcio da dietro, mele, ciotole d'argento, il ritratto del consigliere intimo N, sole al tramonto, dama in rosa, volo d'anatre, ritratto della baronessa X, volo d'oche, dama in bianco, vitelli in ombra con chiazze di sole di un giallo abbagliante, ritratto di Sua Eccellenza Y, dama in verde. Il tutto è accuratamente annotato in un catalogo: nomi degli artisti, titoli dei quadri. I visitatori passano da un quadro all'altro tenendo in mano il catalogo, lo sfogliano, leggono i nomi e i titoli, dopo di che se ne vanno, altrettanto poveri o ricchi di quand'erano entrati e vengono immediatamente assorbiti dai loro interessi, che non hanno nulla affatto a che fare con l'arte. Perchè sono venuti? In ogni quadro è racchiusa misteriosamente un'intera vita, con molti tormenti, dubbi, ore di entusiasmo e di luce. Qual' è la meta cui tende questa vita? Qual' è la meta verso cui procede l'anima dell'artista, quand'è impegnata nella creazione? Che cosa vuole annunciare? "Gettar luce nella profondità del cuore umano: è questa la vocazione dell'artista," dice Schumann. "Un pittore è un uomo che può tutto disegnare e dipingere," dice Tolstoj. Di queste due definizioni dell'attività dell'artista siamo costretti a scegliere la seconda, se pensiamo all'esposizione appena descritta: con maggiore o minore libertà, virtuosismo e brio sorgono sulla tela oggetti che stanno fra loro in un rapporto di valori pittorici più grossolani o più fini. L'armonizzazione del tutto sulla tela è la via che conduce all'opera d'arte. Quest'opera viene guardata con occhio freddo e con animo indifferente. I conoscitori ammirano la "fattura" così come si ammira un funambolo, apprezzano la "pittura" così come si apprezza uno sfogliatino ripieno. Le anime affamate se ne tornano via affamate. La grande folla vaga di sala in sala e giudica le tele "deliziose" e "magnifiche." L'uomo che avrebbe avuto la possibilità di dire qualcosa non ha detto nulla all'altro e chi avrebbe avuto la possibilità di udire qualcosa non ha udito nulla. Questo stato di cose viene indicato solitamente come l'art pour d'art. Questo annientamento dei suoni interiori, che sono la vita dei colori, questa dispersione delle forze dell'artista nel vuoto è "l'arte per l'arte." In cambio della sua abilità tecnica, della sua capacità inventiva e della sua sensibilità, l'artista chiede un compenso materiale. Il fine da lui perseguito è la soddisfazione della sua ambizione e della sua avidità. Invece di svolgere un lavoro comune approfondito, gli artisti entrano così in lotta fra loro per il possesso dei beni materiali. Ci si lamenta di un'eccessiva concorrenza e sovraproduzione.
Odio, faziosità, corporativismo, invidia, intrighi sono le conseguenze di
quest'arte materialistica, priva di una finalità interiore. (le poche
eccezioni isolate non modificano questo quadro desolante, disastroso, e
anche queste eccezioni sono costituite da artisti il cui credo è l'art pour
l'art.Essi servono dunque un ideale superiore il quale è in complesso un'inutile dispersione delle loro energie. La bellezza esteriore è fra gli elementi che formano l'atmosfera spirituale. Essa ha, oltre al suo aspetto positivo, poichè bello = buono, il difetto di non utilizzare integralmente il talento, nel senso del vangelo.) Lo spettatore si allontana inevitabilmente dall'artista, che in un'arte privata di un fine non vede più lo scopo della sua vita, proponendosi invece scopi che vanno al di là di essa. "Capire" significa il processo in virtù del quale lo spettatore è educato al punto di vista dell'artista. Si disse sopra che l'arte è figlia del suo tempo. Un'arte del genere può solo ripetere artisticamente ciò che è già presente, in modo chiaro, nell'atmosfera del tempo. Quest'arte, che non racchiude in sè alcuna facoltà procreatrice del futuro, che è dunque solo figlia del suo tempo e non è mai in grado di diventare la madre del futuro, è un'arte sterile. Essa ha breve durata e muore spiritualmente nell'attimo in cui l'atmosfera che l'aveva prodotta muta. Anche l'altra arte, capace di ulteriori creazioni, è radicata nel proprio periodo spirituale, ma nello stesso tempo non ne è solo un'eco e un riflesso bensì possiede una stimolante forza profetica, capace di esercitare un'azione vasta e profonda. La vita spirituale, cui appartiene anche l'arte, che ne è anzi tra i fattori più efficaci, è un movimento in avanti e in alto complesso ma ben definito e traducibile in una definizione semplice. Questo movimento è quello della conoscenza. Esso può assumere varie forme, ma sostanzialmente conserva lo stesso senso interiore, lo stesso fine. Le cause della necessità che ci costringe a procedere in avanti e verso l'alto, "col sudore della nostra fronte," affrontando sofferenze, avversità e tormenti, sono avvolte da tenebre. Quando si è raggiunta una certa tappa, e molti ostacoli sono stati rimossi, una malvagia mano invisibile getta sulla via nuovi massi che talvolta la cancellano apparentemente rendendola irriconoscibile. Arriva allora immancabilmente un uomo come noi, che è in tutto simile a noi ma possiede una misteriosa capacità di "vedere" in lui innata. Egli vede la via e la indica. Talvolta egli si priverebbe volentieri di quella dote superiore che è spesso per lui una croce pesante da portare, ma non può. Schernito e odiato, trascina sempre con sè, in avanti e in alto, il pesante carro dell'umanità, che resiste e s'impunta nei sassi. Spesso, quando da molto tempo nulla più rimane sulla terra del suo io corporeo, si cerca, con tutti i mezzi, di riprodurre in proporzioni gigantesche tale elemento corporeo, ricorrendo al marmo, al ferro, al bronzo, alla pietra, come se questi materiali corporei potessero contenere in sè qualcosa di quei divini servitori dell'umanità e martiri, che disprezzarono il corpo e servirono solo lo spirito. In ogni caso questo ricorso al marmo è una dimostrazione del fatto che un numero assai grande di uomini ha raggiunto il punto in cui stava un tempo colui che oggi viene così onorato. |
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Esteriormente i movimenti della scimmia sono del tutto simili a quelli umani.
Odio, faziosità, corporativismo, invidia, intrighi sono le conseguenze di
quest'arte materialistica, priva di una finalità interiore. (le poche
eccezioni isolate non modificano questo quadro desolante, disastroso, e
anche queste eccezioni sono costituite da artisti il cui credo è l'art pour
l'art.