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03) la percezione visiva: piccola bibliografia
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Josef Albers

Pubblicate per la prima volta negli Stati Uniti più di vent'anni fa, queste famose lezioni sul colore di uno dei maggiori artisti del ventesimo secolo costituiscono ancora oggi un eccezionale strumento di lavoro per insegnanti e studenti.
Le prove, le esercitazioni coi colori qui pazientemente illustrate da Albers riflettono la sua convinzione che l'apprendimento si fonda sulla percezione diretta e sull'esperienza e forniscono al tempo stesso illuminanti testimonianze della poetica di un grande Maestro, per il quale l'arte è "spirito", "rivelazione" ma anche "tecnica", applicazione di scienza e razionalità.
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Rudolf Arnheim

è noto in tutto il mondo per i suoi studi psicologici sulle forme e le funzioni artistiche.
Questa sua nuova prova, Visual Thinking, presenta una tesi vasta e stimolante. Arnheim sostiene che tutto il pensiero (non soltanto il pensiero relativo all'arte o ad altre esperienze figurali) ha natura fondamentalmente percettiva e che l'antica dicotomia tra vedere e pensare, tra percezione e ragionamentoè falsa e induce in equivoco. Arnheim dimostra che anche i processi primari della percezione coinvolgono meccanismi che sono tipici del ragionare e descrive l'attività della risoluzione di problemi nell'arte come nella fantasia attraverso i modelli di pensiero della scienza. Ben lungi dal costituire una funzione "inferiore", la nostra risposta percettiva al mondo è il mezzo fondamentale mediante il quale strutturiamo gli eventi e dal quale deriviamo le idee e dunque il linguaggio.
I materiali impiegati nell'argomentazione di Arnheim provengono da filosofi antichi e moderni, dai risultati di laboratorio della psicologia sperimentale, dalle ricerche sulla percezione e l'arte infantile e dalla letteratura scientifica in campo fisico e astronomico. Le osservazioni, estremamente convincenti, di Arnheim mantengono la discussione a livello concreto, legata all'esperienza umana in situazioni reali.
Sebbene si rivolga al vasto pubblico non specializzato, questo libro presenta interesse immediato per l'educatore in ragione delle sue conseguenze pratiche per la funzione dell'arte in campo educativo e, in un ambito più ampio, per il tirocinio visivo in tutti i campi dell'apprendimento. Le tesi teoriche sono sempre presentate con il vivace realismo che ha fatto dell'opera ormai classica di Arnheim, Arte e percezione visiva, uno strumento indispensabile per gli studiosi e gli appassionati dell'arte.
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Rudolf Arnheim

"Vedere" è un atto creativo e il giudizio visivo non è contributo dell'intelletto successivo alla percezione, ma ingrediente essenziale dell'atto stesso del vedere. Quanti, tuttavia, sanno prendere coscienza del giudizio visivo e tradurlo e formularlo? Sapere quali sono i principi psicologici che lo motivano e quali sono le componenti del processo visivo che partecipa alla creazione come alla contemplazione dell'opera, significa sapere "che cosa" in realtà, vediamo. Per "vedere" in tal senso l'opera d'arte, non occorre essere un artista o uno psicologo: ma niente può esser prezioso quanto l'avvertimento di uno psicologo che è anche finissimo critico d'arte.
Rudolf Arnheim, già discepolo di Wertheimer a Berlino, attualmente docente di psicologia dell'arte al Sarah Lawrence College di New York e autore, fra l'altro, di uno dei più illuminanti saggi sulle tecniche filmiche, fonda la sua trattazione sui più recenti principi della psicologia della Gestalt. Egli tende ad opporsi al formalismo, riportando, con la costante esemplificazione di opere di pittura, scultura e architettura, la forma al significato e al contenuto e suggerisce come se ne possano cogliere i più significativi moduli strutturali, approfondendo i problemi che si sono sempre proposti all'artista (equilibrio, forma, spazio, luce, colore, movimento) e analizzando le molteplici soluzioni dall'arte più remota a quella dei nostri giorni.
"L'arte è la cosa più concreta che esista e non c'è giustificazione alcuna per il fatto di confondere le menti di chi vorrebbe saperne di più attorno ad essa." Sono parole dell'Arnheim: il rifiuto di un linguaggio tale da sfuggire al non iniziato è, nel rigore dell'approfondimento scientifico, la prima preoccupazione di chi ha una parola nuova da dirci.
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Rudolf Arnheim

Questo volume di Rudolf Arnheim, uno dei maggiori studiosi dei rapporti tra percezione visiva dell'arte figurativa e modello psicologico che la sostiene, è il risultato cui è approdata la ventennale ricerca di un indagatore d'eccezione attorno ad alcuni temi specifici quali l'astrazione percettiva, l'espressività attraverso la teoria della forma, il tentativo di descrivere quale simbolismo sia convogliato nella forma figurativa e che cosa deve intendersi per ispirazione. Così concentrato su pochi aspetti, il discorso di Arnheim sul rapporto tra psicologia (" in quanto scienza umanistica") e storia dell'arte viene liberato da ogni generalizzazione e affronta alcuni dei problemi oggi più vivi e ricchi di conseguenze.
Come scrive l'autore, "le risultanze psicologiche che si offrono o di cui si da conto in queste pagine coprono l'intera regione che intercorre tra gli esperimenti sulla percezione della forma e le osservazioni delle opere artistiche infantili fino alle concezioni più vaste circa la natura delle immagini o dell'ispirazione e della contemplazione".
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Gombrich - Hochberg - Black

Gombrich, storico dell'arte,Hochberg, psicologo, Black, filosofo, discutono nei tre saggi raccolti in questo volume il problema delle percezioni delle immagini, in modo particolare della pittura e della fotografia.
Tale inedito confronto d'idee, fondato su esperienze sostanzialmente differenti, sollecita la riflessione e l'approfondimento di temi in sé già suggestivi: il tempo, la verisimiglianza e altri concetti ancora, quali quelli di empatia, di capacità d'informazione dell'immagine e di livello d'attesa.
In particolar modo lo scambio di opinioni tra Gombrich e Hochberg apre un dibattito ricco di conseguenze e di novità assolutamente inattese.   
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Ernst H. Gombrich

uno dei più grandi storici dell'arte viventi ha coltivato accanto ai suoi importanti studi sul Rinascimento un vivace interesse per la metodologia, che lo ha visto sperimentare con successo le tecniche più attuali della psicologia sperimentale, della percezione visiva e dell'informazione.
Nei tre saggi che compongono questo libro, Gombrich affronta un altro problema della psicologia di fronte ai fatti artistici: la psicoanalisi freudiana. Mentre l'immagine tradizionale che ci si è fatti del pensiero di Freud vuole che l'opera d'arte si spieghi attraverso il contenuto che il pensiero inconscio, turbando l'artista, determina, Gombrich dimostra come Freud giunga a delle conclusioni del tutto opposte e di estrema attualità: solo le idee inconsce che possono essere adeguate alla realtà delle strutture formali divengono comunicabili. Di qui la possibilità di dare un preciso significato espressivo allo stile, alla forma, alla struttura.
L'inconscio determina il linguaggio, l'opera d'arte può essere esaminata a tutti i livelli come un sistema di strutture significanti, in cui la vita inconscia ci riporta ai momenti più vivi dell'epistemologia contemporanea.
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Ernst H. Gombrich

Il tema principale di questo libro è il problema della rappresentazione pittorica e l'interrogativo che esso pone  e riguarda tutti gli storici dell'arte e tutti coloro che, in un modo o nell'altro, all'arte si interessano.
A chiarire e talora ad arricchire questo interrogativo intervengono numerose e fondamentali questioni: quale sia l'effettiva natura della percezione, cosa implichi l'uso di schemi nel linguaggio pittorico, cosa sia la stilizzazione, cosa abbia significato la "imitazione" della natura, come sia stata intesa, in vari momenti storici, la funzione dell'arte, quali siano state, infine, nel passato, le capacità e le possibilità innovatrici dell'artista nel limite segnato dall'uso di mezzi espressivi appresi da altri e quale sia la situazione in cui il mutamento radicale della concezione dell'arte ha posto l'artista oggi.
Questi temi sono affrontati con l'ausilio di tutta una serie di tecniche fornite dalle moderne teorie della psicologia sperimentale, della percezione visiva e dell'informazione e, fatto inconsueto, il valersi di queste tecniche non diminuisce in nulla il rigore dell'impianto storico, né interviene a confondere i giudizi di valore sulle singole opere prese in esame. Questo libro, dovuto a uno dei grandi storici dell'arte del nostro tempo, ha suscitato accesi consensi e vivissime discussioni.
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Ernst H. Gombrich

Uno schizzo autobiografico, Antichi maestri e altre divinità domestiche, L'immagine visiva come forma di comunicazione, L'arte e gli artisti, La psicologia e l'enigma dello stile, Verità e formula stereotipa, Azione ed espressione nell'arte occidentale, Illusione e arte, L'uso del colore e il suo effetto: il come e il perché, La necessità della tradizione. Una interpretazione della poetica di LA. Richards, Il motto di spirito come paradigma artistico, La teorie estetiche di Sigmund Freud, I precetti di Leonardo per comporre delle storie, La forza dell'abitudine Psicologia degli stili, II primitivismo e il suo valore nell'arte, Magia, mito e metafora: riflessioni sulla satira pittorica, Premesse alla storia dell'arte: tre argomenti di discussione, La storia sociale dell'arte, Alla ricerca della storia della cultura, Architettura e retorica nel palazzo Tè di Giulio Romano, Dalla rinascita delle lettere alla riforma delle arti: Niccolò Niccoli e Filippo Brunelleschi, L'uso dell'arte nello studio dei simboli, Aspirazioni e limiti dell'iconologia, La Stanza della Segnatura di Raffaello e il carattere del suo simbolismo, II soggetto dell'Orione di Poussin, La pittura olandese di genere, L'arte e le figurazioni satiriche nell'epoca romantica, L'arguzia di Saul Steinberg, Franz Schubert e la Vienna del suo tempo, Natura e arte come esigenze spirituali: gli ideali filantropici di Lord Leverhulme, Goethe, mediatore di valori classici.
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Ernst H. Gombrich

una delle personalità di maggior rilievo della critica d'arte mondiale, ha scritto appositamente questa utilissima "Storia dell'arte" per "tutti coloro che sentono la necessità di un primo orientamento nel mondo singolare e affascinante dell'arte". Gombrich si è proposto di mostrare al lettore "il panorama generale senza confonderlo con i particolari; spera di metterlo in grado di far fronte senza smarrirsi nell'abbondanza di nomi, periodi e stili che affollano le pagine delle opere più ambiziose".
Per realizzare tale proposito, Gombrich ha rinunciato a impiegare il gergo specialistico per un linguaggio semplice. Il suo racconto vivo e immediato illumina gli intenti dell'artista e la realtà storica del suo tempo e guida il lettore alla formulazione di un giudizio suo. Dai graffiti delle caverne preistoriche ai recenti esperimenti della pop art, tutte le opere esaminate sono illustrate nel testo (si tratta di 383 tavole), in modo da rendere evidenti le chiavi critiche che l'autore di volta in volta fornisce. 
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Ernst H. Gombrich

Non mi è mai capitato di imbattermi in uno spirito e provo un'istintiva avversione per qualsiasi forma di collettivismo che si chiami razzismo, nazionalismo o perfino, periodismo.
Sono un individualista e non riesco a credere che siamo solo marionette appese ai fili di un invisibile burattinaio che incarnerebbe lo "spirito del tempo" o forse il conflitto di classe.
Mi sono perfino chiesto se possiamo immaginare questo burattinaio come un super artista che crea lo stile o gli stili di un'epoca.
E se fosse vero il contrario? Se fossero l'arte e gli artisti a definire ciò che chiamiamo lo spirito di un'epoca?
Ernst H. Gombrich
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Wassily Kandinsky

Nel 1895 il giovane Kandinsky, trovandosi di fronte a un "pagliaio" di Monet a Mosca, confessa di non essere riuscito a riconoscere nel quadro l'oggetto "ma di essere rimasto sconvolto dalla forza incredibile della tavolozza del pittore francese". Da quella folgorante esperienza ha inizio una lunga evoluzione parallela che trova espressione a un tempo nell'opera pittorica, dal 1910 sempre più motivata in senso astratto, e negli scritti teorici con i quali Kandinsky interviene ripetutamente nella discussione sulle arti. Questi scritti, in cui l'opera d'arte viene analizzata, ridotta ai suoi componenti elementari - il punto, la linea, i colori, le tensioni - e poi ricostruita attraverso lo studio della composizione, testimoniano del costante approfondimento dell'autore verso una difficile verità artistica e sono arricchiti da un'esperienza che riflette via via gli eventi esterni della sua esistenza: dallo studio del diritto a Mosca, agli studi artistici e poi all'insegnamento in Germania, ai viaggi in Italia e in altri paesi, al ritorno in Germania e al periodo d'insegnamento al Bauhaus, agli ultimi anni trascorsi in Francia, dove si rifugiò per non sottostare alla dittatura nazista.
Questo volume ripercorre l'evoluzione del pensiero teorico di Kandinsky, qual è consegnata soprattutto a numerosi articoli e saggi e al trattato Punto e linea nel piano. Ma ad arricchire ancor più questo quadro, il volume presenta il testo dei corsi tenuti da Kandinsky al Bauhaus, per i quali non esiste ancora un'edizione tedesca, e che sono stati quindi tradotti dai manoscritti originali: questi corsi ci danno per la prima volta l'esatta misura del lavorio instancabile dell'autore e dell'opera continua di ricerca e di sperimentazione che è sottintesa non solo dagli articoli - spesso redatti in una forma solo apparentemente lapidaria e aforistica - ma anche dall'intera sua opera pittorica.
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Wassily Kandinsky

Questo volume completa l'edizione di Tutti gli scritti di Kandinsky, un'opera che si pone come punto di partenza e come pietra di paragone per i successivi sviluppi dell'arte del nostro secolo. Sono qui raccolti diversi aspetti dell'opera dell'artista: dai primissimi saggi in lingua russa agli scritti autobiografici - esemplare fra questi Sguardo al passato, in cui viene concisamente e acutamente colta la genesi, ricondotta a una serie di esperienze significative, del suo pensiero artistico -, agli scritti di critica e di teoria dell'arte, al celebre saggio Dello spirituale nell'arte, uno tra i libri più influenti del nostro secolo. Sono inoltre raccolte nel volume le opere teatrali, pressoché tutte inedite, e le poesie, che vengono qui ristampate col testo a fronte e le illustrazioni originali dell'edizione tedesca del 1913. La lettura di questi scritti mette nettamente in risalto la centralità, in tutta l'evoluzione del pensiero artistico di Kandinsky, di un problema fondamentale: il rapporto arte-natura. Kandinsky studia l'arte come altri potrebbero studiare la natura, con spirito scientifico. La sua posizione è privilegiata e al tempo stesso esposta a un rischio mortale: in lui coesistono, in virtù di un difficile equilibrio, la creazione - una creazione ispirata dal "sentimento," dall'intuizione artistica - e un'analisi razionale di una chiarezza senza ombre e di un rigore senza cedimenti. Ne scaturisce una sorta di manifesto che viene poi via via articolandosi in una vera e propria grammatica della creazione artistica, alla ricerca di leggi che, naturalmente, sono solo le condizioni iniziali di tale creazione. Kandinsky è acutamente consapevole del divario esistente fra arte e natura - è impossibile esprimere pittoricamente l'ora più bella delle giornate di Mosca - e trova la giustificazione di un nuovo concetto dell'arte, della sua legalità peculiare, nella crisi stessa del concetto di natura, quale si è venuta manifestando soprattutto all'inizio del secolo con la scoperta della natura composita dell'atomo. Se la natura si rivela un'immagine puramente esteriore, illusoria, di una realtà più profonda, cade la necessità di imitare un simulacro irreale, una forma vuota e si impone il concetto di una creazione artistica che è paragonabile alla Creazione in generale e che tende a esprimere non la forma esteriore della realtà, bensì il suo contenuto interiore, raggiungendo così quella dimensione autentica in cui finalmente si ricostituisce il contatto fra natura e arte.
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Paul Klee

Poetica e didattica si fondono negli scritti teorici di Klee qui per la prima volta organicamente raccolti secondo il piano tracciato dall'artista. Dettati dallo scrupolo pedagogico - Klee preparava minutamente, per iscritto, le sue lezioni - o dal bisogno di chiarezza interiore e di un operare cosciente, essi compongono una teoria della forma e della figurazione che ha per l'arte moderna la stessa importanza e lo stesso significato della teoria della pittura di Leonardo per l'arte del Rinascimento.
La prima parte del volume comprende undici brevi saggi - tra cui la famosa "Confessione creatrice" e la conferenza di Jena - in cui Klee delinea i tratti essenziali della sua concezione dell'arte che è insieme complessa e ramificata concezione della realtà naturale ed umana.
Nella seconda parte, che riproduce un corso di lezioni svolto da Klee tra il '21 al '22 al Bauhaus di Weimar, l'analisi ha per oggetto il farsi e il divenire della forma. Dialettica di statica e dinamica, rapporto tra elementi attivi e passivi, relazione tra quantità e qualità, contemporaneità pluridimensionale sono i motivi fondamentali dell'insegnamento di Klee, un insegnamento privo d'aridità normativistica e teso semmai a indicare la necessaria misura della libertà.
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Paul Klee

Questo secondo volume dedicato all'opera teorica di Paul Klee riunisce i testi delle lezioni tenute negli anni 1923-1924, cioè in uno dei periodi più fecondi dell'attività didattica che il maestro svolgeva allora al Bauhaus di Weimar. Il loro nucleo è costituito dall'"Assetto di principio dei mezzi figurativi in connessione con lo studio della natura," al quale si affiancano citazioni da testi analoghi di epoche precedenti o successive, a documentazione del costante interesse - teorico e didattico, conoscitivo e creativo al tempo stesso - nutrito da Klee per i temi figurativi e geometrici che sostanziano la sua opera d'artista. Un'ampia introduzione del curatore Jürg Spiller da conto del panorama concettuale dell'intera attività pedagogica di Klee, proponendo un utile esame comparativo degli sparsi documenti del decennio 1921-1930.
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Bruno Munari

Il designer progetta secondo l'ispirazione?
È l'artista che è toccato da messaggi divini, il designer ha un metodo preciso.
L'artista ha la fantasia e il designer?
Ha la creatività che è qualcosa di diverso.
L'artista ha uno stile personale.
Il designer non ha stile alcuno, le forme che progetta sono il risultato di un metodo oggettivo.
Ma insomma cosa crede di essere questo designer?
Un designer, non un artista.
spaz
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Bruno Munari

In queste pagine " miniate " - dove il disegno postilla, esemplifica, anima la parola - Bruno Munari rivela le ambizioni, le regole occulte, le funzioni, le stregonerie di un protagonista ancora poco noto della produzione industriale di massa: il designer. Sue sono le forme degli oggetti di cui l'industria popola la nostra casa (il televisore, la forchetta, il tritaquesto, il lavaquello, il frullatutto...), suoi i segni, i simboli, le persuasioni che ci assediano da ogni angolo della città contemporanea, lui, onnipresente, che impone le linee, i colori, gli spazi del paesaggio della civiltà industriale. Sia quando stabilisce misteriose e riposanti proporzioni fra bianchi e neri per la pagina del vostro ultimo romanzo o distilla subdole alchimie di colori per il manifesto che non potrete non notare o escogita la boìte a surprise da cui le pillole usciranno invariabilmente in fila per una, Munari lo sorprende nella sua officina segreta, così radicalmente diversa dallo " studio " del pittore o scultore o altro " produttore di forme " della tradizione. E diversa soprattutto perché altri sono i compiti, le intenzioni, il contesto sociale di questa attività. Committente non più il mecenate ma l'Industria con la sua frenesia produttiva e riproduttiva, destinatario non più una comunità di ingegni coltivati, ma la massa indistinta dei consumatori; risultato non più immagini uniche, da collocare a distanza dal quotidiano, ma migliaia di oggetti d'uso, voracemente fruiti, rapidamente sostituiti. Mediatore fra produzione e consumo, armato di una capacità d'intervento pari alla disponibilità della sua udienza sociale, il designer è sempre al bivio fra persuasione occulta ed educazione estetica delle masse. Nel linguaggio vivacemente comunicativo di Munari, nel caleidoscopio delle sue divertite invenzioni, nelle sue serissime soluzioni figurative o costruttive, la scelta è chiara: gli oggetti dell'industria devono essere i veicoli numerosi, invadenti, " democratici " di un gusto nuovo, le gallerie ambulanti di una nuova arte. Sembra un'utopia: potrebbe essere - propone Munari - il primo articolo del codice professionale del designer.
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Ernst H. Gombrich

Che cosa hanno in comune gli edifici a pagoda dell'Estremo Oriente e le moschee del mondo islamico, le miniature anglo-irlandesi e la cultura figurativa del tardo-gotico, taluni prodotti dell'arte tribale dei Maori e di quella degli indiani del nord-ovest dell'America, il Rococò e alcuni esiti dell'Art Nouveau o, ancora, le immagini del caleidoscopio e quelle recentissime della Pop Art? Perché mai in queste opere avvertiamo istintivamente come un'aria di famiglia malgrado le concezioni e le funzioni profondamente diverse cui rispondono?
Il senso dell'ordine è il primo tentativo della cultura storico-artistica contemporanea di dar risposta a questi grandi interrogativi. Il comune denominatore dei criteri di similarità e differenza, di ripetizione e simmetria cui s'ispira la disposizione degli elementi dell'arte decorativa di ogni tempo e di ogni parte del mondo è - secondo Gombrich - il bisogno di "ordine" o meglio di "regolarità" che è innato nella natura umana. È perciò lo studio della psicologia dell'arte decorativa che consente di individuare le leggi comuni che governano questo campo e i suoi rapporti con le arti figurative; lo stesso genere di approccio che aveva già permesso a Gombrich - con quel classico che è ormai Arte e illusione - di spiegare l'emergere e il perfezionarsi delle capacità rappresentative nella storia della pittura e della scultura. Con Il senso dell'ordine Gombrich rivisita criticamente e continua idealmente, applicandola alla realtà e all'arte del mondo contemporaneo, la grande tradizione degli studi e delle discussioni più accese sulle arti decorative che hanno avuto i loro momenti culminanti a Londra, al tempo dell'Esposizione Universale del 1851, e a Vienna, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento. Ed è nella Vienna di Riegl - ma anche di Schlosser, di Loos o di Klimt - che affondano, infatti, le radici dell'interesse di Gombrich per le arti decorative: nella mitica capitale dell'arte e della storia dell'arte dove non a caso l'attenzione per il problema delle arti decorative maturò assieme alla riscoperta del Barocco e ad alcuni tra gli esiti più straordinari dell'Art Nouveau.
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