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20) Rudolf Arnehim Movimento (parte terza) capitolo ottavo da "Arte e percezione visiva"-titolo originale:"Art and visual perpection: a psychology of the creative eye " (1959) "SC/10" Feltrinelli (1971) |
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Direzione Dunque se e dove il movimento venga percepito, è determinato dalla struttura del contesto spaziale e temporale. La stessa cosa è valida per le proprietà più specifiche del movimento, come la direzione e la velocità. In alcune circostanze la direzione oggettiva del movimento viene ad essere invertita nella percezione. Seppure le nuvole possono muoversi verso l'est, noi potremo vedere la luna che corre verso ovest; una fotografia scattata dalla finestra posteriore dell'automobile d'un gangster, può mostrare la macchina del detective come se si muovesse all'indietro, mentre in realtà essa si muoveva in avanti, ma soltanto più adagio dell'altra. ![]() Oppenheimer proiettò, sopra uno schermo oscuro in una camera buia, due linee luminose, nella posizione mostrata nella figura 226; da un punto di vista oggettivo la linea verticale si muoveva verso destra e l'orizzontale verso l'alto così da raggiungere dopo un po' la posizione indicata dalle linee tratteggiate; tuttavia gli osservatori vedevano la verticale muoversi in basso e l'orizzontale muoversi verso sinistra (frecce tratteggiate): ossia il movimento veniva percepito come se si svolgesse nella direzione delle linee piuttosto che perpendicolarmente alle stesse. Il rapporto della direzione percepita rispetto al contesto in cui il movimento avviene fu dimostrato anche in esperimenti sulla rotazione di ruote. Il mozzo d'una ruota, ovviamente, si muoverà lungo un percorso parallelo a quello dell'intera ruota, ogni altro punto di essa sarà soggetto a due movimenti: quello di traslazione e la rotazione attorno all'asse centrale. La combinazione di questi due movimenti risulterà materialmente in un percorso ondulante, quale è indicato nella figura 227. ![]() È questo infatti ciò che viene visto quando il disco si muove in una stanza buia e di esso non sia visibile nulla all'infuori d'un punto luminoso posto in qualche punto fuori dal centro. Ma se il centro è chiaramente identificabile, il cammino dei punti periferici osservato negli esperimenti corrisponde a quanto già sappiamo dall'osservazione delle ruote nella vita di tutti i giorni: anziché mostrare il percorso ondulante lungo il quale tutti i punti eccentrici si muovono materialmente, il movimento si scinde in uno spostamento orizzontale più una rotazione attorno al mozzo. La ruota viene vista ruotare attorno a se stessa e al tempo stesso muoversi lungo il suo percorso. Ecco nel campo del movimento un altro esempio d'un fenomeno familiare: la suddivisione d'un pattern in parti che sono più strutturalmente semplici del tutto indiviso. Se codesto principio di semplicità non agisse, il pubblico avrebbe delle esperienze spiacevoli per effetto di molti movimenti di danza. Quando, infatti, un danzatore compie una capriola, il suo corpo vien visto come se si muovesse lungo il pavimento e al tempo stesso ruotasse attorno al suo centro. Anche il più piccolo movimento è in realtà la combinazione di sistemi parziali che funzionano indipendentemente e si combinano in un tutto. ![]() Quando le braccia si muovono su e giù mentre il corpo corre innanzi, i due sistemi devono apparire — e in realtà appaiono — distinti. I movimenti parziali, tuttavia, non sembrano essere del tutto indipendenti. La figura 228 mostra in maniera schematica cosa accade materialmente quando un inchino è combinato con una corsa: sembra che qualcosa della curva che ne risulta appaia nella percezione. I principi strutturali che determinano la separazione e la fusione potrebbero essere studiati utilmente confrontando delle riprese filmiche di movimenti di danza con altre ottenute dagli stessi movimenti eseguiti al buio, mentre un solo punto del corpo è segnato mediante una lampadina elettrica, tecnica sviluppata per la prima volta dal fisiologo francese Jules-Etienne Marey. Il percorso traversato materialmente da ogni parte del corpo può venir tracciato approssimativamente mediante una fotografia stroboscopica. Le manifestazioni della velocità II movimento, come altri tipi di cambiamenti, è percepibile solo entro un limitato margine di velocità: il sole e la luna si muovono così lentamente che sembrano fermi, mentre il lampeggiare del fulmine è così veloce che tutto il suo percorso sembra simultaneo come una sola linea, uno sguardo all'orologio ci dice che il limite più basso della velocità percepibile sta tra la sfera dei minuti, i cui movimenti sono inavvertibili, e quella dei secondi. Il movimento delle sfere sull'orologio di Mark Twain, che percorreva intere stagioni in un solo giorno dopo essere stato aggiustato dall'orologiaio, doveva apparire confuso come quello delle pale d'un ventilatore elettrico. Ci è impossibile vedere la crescita d'un bimbo e l'invecchiamento d'un adulto, ma se c'imbattiamo in un conoscente dopo un certo periodo di tempo, avvertiremo in un batter d'occhio che è ingrassato o dimagrito, quasi attraverso un movimento stroboscopico che si istituisce tra la traccia mnemonica (che di lui conserviamo) e il precetto del momento attuale. È evidente che la velocità del mutamento a cui i nostri organi sensori reagiscono è stato regolato durante il processo evolutivo su quello degli avvenimenti la cui osservazione ci è di vitale importanza. È essenziale da un punto di vista biologico che ci sia possibile di scorgere le persone e gli animali mentre si spostano da un punto all'altro, ma non c'è proprio necessità di poter vedere l'erba crescere. Lo stesso si può affermare per l'osservazione della dimensione: l'apparato visivo dei nostri occhi è regolato ad un livello di ingrandimento tale da permetterci di vedere molti degli oggetti come abbastanza piccoli da apparire completi e abbastanza grandi da rivelare i particolari essenziali; se avessimo un paio di telescopi nella nostra testa, vedremmo le stelle, ma non il pane e l'acqua e altrettanto scomodo sarebbe avere dei microscopi al posto degli occhi. ![]() Non siamo in grado di dire se una tartaruga, che conduce una vita assai lenta, veda le cose muoversi a maggior velocità di quanto non accada a noi, ma è un fatto che il traffico d'una grande città ci sembra più veloce dopo che ne siamo stati assenti per qualche tempo. Anche la musica e la danza stabiliscono dei livelli di adattamento alla velocità: un movimento può resultare più veloce quando appaia entro un contesto lento e viceversa. Da alcuni esperimenti sembrerebbe che la velocità dei processi chimici del nostro corpo sia capace di influenzare la nostra percezione del tempo. Così Piéron chiese a dei soggetti di schiacciare un tasto telegrafico tre volte al secondo, cercando di accostarsi il più possibile al concetto che avevano di tale unità di tempo. Ogni qualvolta egli accresceva diatermicamente, la temperatura corporea degli osservatori essi cominciavano a premere il tasto più in fretta, mostrando in tal modo che la velocità del loro tempo soggettivo era accresciuta. Lecomte du Nouy, citando questi e simili esperimenti, ipotizza che il rallentamento dell' "orologio chimico" durante la vita d'un individuo potrebbe giustificare il ben noto fenomeno del più veloce passar degli anni avvertito dall'uomo col divenir vecchio. Sembra tuttavia discutibile se non siano piuttosto fattori psicologici (ai quali tosto mi riferirò) invece che chimici ad essere responsabili del verificarsi di un tale fenomeno. Il cinematografo ha non solo allargato la nostra conoscenza ma anche la nostra esperienza della vita, rendendo possibile di vedere dei movimenti che altrimenti sarebbero stati per la nostra percezione troppo lenti o troppo veloci. Ciò è stato reso possibile perché la ripresa e la proiezione d'un film sono due operazioni indipendenti che possono essere eseguite a velocità diverse. Se il numero dei fotogrammi presi per unità di tempo è uguale a quello dei proiettati, lo schermo li riprodurrà alla loro velocità normale, ma se la proporzione della ripresa è minore, — se ad es. ogni fotogramma viene esposto per la durata di un'ora — l'azione sullo schermo diventerà più veloce, rendendo possibile vedere ciò che altrimenti avremmo soltanto potuto ricostruire intellettualmente; d'altro canto se il film si muove a grande velocità attraverso la macchina da presa, diventa possibile vedere una goccia di latte rimbalzare indietro da una superficie sotto forma d'una magnifica corona bianca o una pallottola di fucile, mentre lentamente s'apre un varco attraverso un pannello di legno. L'accelerazione del movimento naturale, in particolar modo, ha permesso ai nostri occhi di constatare quell'unità del mondo organico di cui avevamo tutt'al più una conoscenza teorica. La possibilità di vedere una pianta crescere e morire nello spazio d'un minuto ha significato ben di più che il fatto di rendere esaminabile tale processo mediante la contrazione dei tempi. L'uso dell'apparecchio da presa rivelò come il comportalmento organico in generale si distingue per la presenza di gesti espressivi e significativi che erano considerati precedentemente come un esclusivo privilegio dell'uomo e degli animali.
Per esempio l'attività d'una pianta rampicante non si manifesta esclusivamente
come uno spostamento nello spazio: si può vedere la vite mentre va
in cerca del sostegno, tasta attorno, raggiunge l'appiglio e finalmente
se ne impadronisce, con lo stesso tipo di movimento che siamo soliti considerare
indicativo di ansia, desiderio e felice realizzazione. Dei germogli coperti
da una lastra di vetro, riescono a rimuovere l'ostacolo attraverso un'azione
che non sembra punto lo sforzo meccanico di una macchina: c'è, in
questi movimenti, una lotta disperata, un'evidente sforzo, un vittorioso
e fiero sfuggire dall'oppressione verso la libertà. I processi organici
mostrano questi aspetti "umani" persino a livello microscopico.Scherrington cita la descrizione di un fisiologo a proposito d'una pellicola che illustrava un ammasso di cellule nell'atto di ricostruire un tessuto osseo. "Vero e proprio lavoro d'equipe da parte di un complesso cellulare; fasci calcarei di osso neoformato attraversano lo schermo, come se degli operai alzassero delle impalcature; la scena suggerisce l'idea di un comportamento finalistico da parte di cellule individuali, e ancor più da parte di colonie cellulari che si dispongono a mo' di tessuti e organi." Anche là dove il particolarissimo richiamo del movimento organico viene a mancare, la trasformazione di cambiamenti a lungo decorso in un movimento visibile anima le forze naturali e impressiona la mente con il loro impulso. Sappiamo che il sole muta di posto nel cielo, ma quando il film, condensando un giorno in un minuto, mostra il gioco delle ombre in rapido movimento imitare il rilievo d'una forma architettonica, siam portati a pensare alla luce come ad un avvenimento che prende il suo posto tra gli altri movimenti produttivi della vita giornaliera. Un cambiamento di velocità non solo può rendere percepibili le qualità espressive ma può modificarle qualitativamente: si ricorderà che quando scene stradali venivano fotografate a velocità inferiore alla normale nei primi film comici, gli automobilisti non solo si muovevano più in fretta, ma parevano precipitarsi attorno colmi d'un panico aggressivo — ben lungi dal loro comportamento "normale". Contrariamente a ciò la ripresa ad alta velocità rende i movimenti d'un atleta o d'un ballerino non solo più lenti, ma soffici e vellutati: oltre alle qualità espressive dell'oggetto in movimento sono infatti interessate anche quelle dell'invisibile medium che lo circonda; il giocatore di foot-ball sembra muoversi attraverso l'acqua, ossia attraverso un mezzo più denso che resiste al movimento e attenua l'effetto della gravità. Persino ad occhio nudo un branco di pesci che si muovano in fretta fa sì che l'acqua sembri sottile come l'aria, mentre un pigro pesce dorato par muoversi in mezzo all'olio. Questo fenomeno è il risultato dell'ambiguità della dinamica visiva: l'alta velocità d'un oggetto può essere percepita come causata dal grande potere motore dell'oggetto e (oppure) dalla piccola resistenza del mezzo; la lentezza viene vissuta come se fosse il risultato di una mancanza di sforzo da parte dell'oggetto e (oppure) da una maggior resistenza del mezzo. Non sembra che sia stato fatto nessun esperimento su questo interessante aspetto percettivo. La velocità visiva dipende anch'essa dalla dimensione degli oggetti: oggetti grandi sembrano muoversi più lentamente dei piccoli, un campo ambientale più piccolo determina un movimento apparentemente più veloce. ![]() Brown sperimentò con figure che si muovevano attraverso cornici rettangolari; quando la dimensione della cornice e delle figure era raddoppiata la loro velocità sembrava ridotta della metà; per sembrare uguali le velocità dovevano essere ugualmente proporzionate alle dimensioni di grandezza. In base a ciò dovremmo attenderci di veder muovere più in fretta dei danzatori sopra una scena limitata, e, quanto più grandi sono le figure umane o gli oggetti in rapporto allo schermo cinematografico, tanto più lenti dovrebbero essere vissuti i loro movimenti a parità di velocità oggettiva. Questa dipendenza della velocità percepita dalla dimensione dello schema di riferimento ci riconduce a precedenti osservazioni riguardanti la percezione del tempo. Se con l'avanzare degli anni l'individuo trova che il tempo scorre più veloce, sarebbe invogliante ipotizzare che ciò accada perché un'unità di tempo è vissuta in rapporto all'intero percorso di cui è parte. Un anno costituisce un decimo della vita d'un ragazzo di dieci anni, ma soltanto un quarantesimo della vita di un suo padre quarantenne. Per quanto una simile teoria possa sembrar convincente, Lecomte du Nouy cercò di spiegare il fenomeno fisiologicamente come un riflesso del rallentamento dei processi chimici del corpo. Come misura per il suo "orologio chimico" egli si valse del tempo che il corpo impiega a guarire di una ferita cutanea d'una data grandezza; quando mise a raffronto il mutare del tempo di cicatrizzazione durante la vita d'un individuo normale con la lunghezza di ogni anno di vita in rapporto all'intera durata della vita trascorsa, fu sorpreso di trovare che le due curve erano praticamente di forma uguale. Il che fa pensare che non si possa risolvere la questione senza ulteriori ricerche. (contiunua) |
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Per esempio l'attività d'una pianta rampicante non si manifesta esclusivamente
come uno spostamento nello spazio: si può vedere la vite mentre va
in cerca del sostegno, tasta attorno, raggiunge l'appiglio e finalmente
se ne impadronisce, con lo stesso tipo di movimento che siamo soliti considerare
indicativo di ansia, desiderio e felice realizzazione. Dei germogli coperti
da una lastra di vetro, riescono a rimuovere l'ostacolo attraverso un'azione
che non sembra punto lo sforzo meccanico di una macchina: c'è, in
questi movimenti, una lotta disperata, un'evidente sforzo, un vittorioso
e fiero sfuggire dall'oppressione verso la libertà. I processi organici
mostrano questi aspetti "umani" persino a livello microscopico.