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29) Ernst.H.Gombrich Economia della visione (parte sesta) capitolo quarto da "Il Senso dell'ordine" titolo originale:"The Sense of Order. A Study in the Psychology of Decorative Art" (1979) "I Saggi" Giulio Einaudi editore (1984) |
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7. IL probabile e il sorprendente. Non è difficile collegare il principio della ricerca di continuità con l' idea fondamentale della teoria dell'informazione senza ricorrere al gergo tecnico. Poiché, su questo livello generalissimo, la teoria dell' informazione ci ha realmente insegnato a graduare l'informazione secondo il grado di sorpresa che un messaggio può determinare. Per converso, più un messaggio è atteso, più cioè se ne potrebbe fare a meno e più lo si può considerare ridondante. Possiamo fare un passo ulteriore a questo punto rammentando che tendiamo, nella vita, a identificare il sorprendente con l'improbabile e l'atteso col probabile. ![]() Abbiamo prima veduto che quest'identificazione propria del senso comune conduce a difficoltà donde si deve uscire prima di poter sperare di approfittare del nuovo approccio. In quale senso, infatti, si può dire che un evento particolare è "improbabile"? Per quanto tale problema sia chiaramente importante per la nostra ricerca, dovremo essere cauti, per non farci trascinare in un labirinto di speculazioni controverse. Non penso sia necessario entrare in questo labirinto se teniamo ben fermo alla nostra finalità, che è la chiarificazione del principio della sorpresa percettiva. ![]() All'epoca in cui "aleatorio" era divenuto un termine in voga per gli artisti e tra gli "action painters" gli estremisti avevano cominciato a lanciare sulla tela il colore, un umorista disegnò una sequenza di vignette, nella quale il lancio frenetico determinava un'esatta replica della Madre di Whistler. Certo il pittore aveva ragione di sorprendersi, poiché si deve ammettere che sarebbe stato infinitamente improbabile che tale disastro lo colpisse. Ma in che senso questo evento è sorprendente o improbabile? Qui, appunto, dovremo soffermarci, poiché,
per strano che possa sembrare a prima vista, qualsiasi altra macchia sarebbe
stata anch'essa infinitamente improbabile.S'immagini ad esempio che per combinazione l'artista avesse realizzato, involontariamente, la replica di un Jackson Pollock, o, quanto a questo, di uno dei propri stessi precedenti capolavori: lo shock sarebbe stato o avrebbe dovuto essere il medesimo, purché, ovviamente, avessimo colto la coincidenza. Qui il termine coincidenza è utile, poiché indica che la sorpresa deriva dalla corrispondenza tra due eventi o configurazioni. Essendovi un qualsiasi numero di variabili che intervengono quando l'artista butta il suo colore, la viscosità del medium, la distanza dalla tela, la direzione e la forza del lancio, noi giustamente supponiamo che il risultato sarà casuale. Qualsiasi scoperta di una legge che governi la configurazione dovrà pertanto colpirci come estremamente sorprendente, sia che la struttura possa definirsi in termini di significato che in termini di geometria. Vi sarebbe anche motivo di sorprendersi per la coincidenza se il lancio avesse assunto la forma di un'ellissi perfetta. Perché? Semplicemente perché delle innumerevoli possibilità di configurazione solo pochissime ricadrebbero in qualche categoria che noi potremmo denominare e riconoscere, per un qualche aspetto. È questo, ovviamente, il primo termine da ricordare qui. Lo si può ora asserire in modo un po' più preciso impiegando l'esempio standard del calcolo elementare della probabilità, il lancio di una moneta. È ben noto che la probabilità che venga testa o croce e 1/2, se la moneta è regolare. Ciò si applica ad ogni lancio, perche ovviamente i lanci precedenti non influenzano il risultato. Nondimeno noi sappiamo pure che, più lunga è la serie, meno probabile è che essa consista unicamente di teste o di croci. Dopo un certo periodo di risultati identici giustamente ci domanderemmo se la moneta sia in realtà regolare. Per trovare quale sia la probabilità che dieci lanci successivi diano testa dobbiamo trovare il numero delle possibilità che qui sono in gioco. Ve ne sono due per ciascun lancio, t e c; dopo due lanci ve ne sono quattro, precisamente tt, tc, ct, e cc, vale a dire 2 elevato alla potenza di 2. Con dieci lanci il numero delle possibili permutazioni è 2 elevato alla decima potenza, cioè 1024 e così la risposta alla nostra domanda è che la probabilità della desiderata serie di teste è uno diviso 1024. Tale, ovviamente, è pure la probabilità di qualsiasi altra sequenza. Perché dunque abbiamo l'impressione di una coincidenza sorprendente? Una volta di più, dev'essere dovuta alla nostra inclinazione a categorizzare gli eventi. Delle 1024 permutazioni la maggior parte ci sembrerebbero più o meno le stesse, salvo che non evidenziassero un ordine riconoscibile. Vale forse la pena di verificarlo, usando reali lanci di monete per "programmare" una serie di perline, ove il bianco sta per testa e il nero sta per croce. ![]() La nostra illustrazione mostra il risultato di dieci fra tali sequenze. Poche fra esse possono descriversi come patterns, quali artisti tribali o bambini hanno fatto da tempo immemorabile disponendo due elementi di questa specie. Abbiamo pertanto ragione se supponiamo che dove incontriamo un simile pattern, un'alternanza regolare o una disposizione simmetrica come nelle ultime due file, è meno probabile che esse si siano verificate per caso. Ma rilevare così la maggior probabilità del disordine rispetto all'ordine non spiega ancora l'effetto visuale di una disposizione ordinata, che dev'essere l'impegno principale di chi studi disegno. Che cosa ha a che fare, se mai, tale reazione con quel principio della verifica della continuità, col ruolo dell'anticipazione e dell'estrapolazione, che ci ha indotto a prendere in considerazione la teoria dell'alea? (continua) |
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per strano che possa sembrare a prima vista, qualsiasi altra macchia sarebbe
stata anch'essa infinitamente improbabile.