Cubo con nastri magici
II tema incominciato in Concavo e convesso era troppo affascinante
per non essere ulteriormente approfondito.
Mentre in Concavo e convesso si trattava di un intero racconto,
in Cubo con nastri magici (a lato,
click per ingrandire l'immagine) che nacque un anno più
tardi, ci viene incontro lo stesso motivo come un rigoroso proverbio.
La possibilità di un'interpretazione continuamente variata
si ripresenta anche qui: davanti o dietro, concavo o convesso, e anche
qui la situazione contrastante di uno degli oggetti raffigurati che
permette una interpretazione sola.
Il tema principale sono due ellissi che si intersecano ad angolo retto
e si ampliano in nastri.
Ciascuna delle quattro mezze ellissi può apparire all'osservatore
come rivoltata, o a lui contraria, e ogni punto di intersezione permette
quattro differenti interpretazioni.
I motivi ornamentali dei nastri possono essere considerati come la
raffigurazione di mezze sfere in rilievo con incavi nella parte centrale
o come concavità circolari con mezze sfere nel mezzo.
L'effetto di inversione, osservabile qui molto chiaramente, è
equivalente a ciò che abbiamo visto sulla foto lunare (fig.
164).
Gli studi preparatori escheriani, riprodotti a questo punto, mostrano
come non sia emersa per prima l'idea del cubo e come l'ornamentazione
dei nastri, in origine, fosse stata impostata in altro modo. |
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Casa degli spettri
Nei bozzetti per la litografia Belvedere (a
lato, click per l'immagine ingrandita) , del 1958, la costruzione
che vi appare viene ripetutamente chiamata Casa degli spettri.
Non avendo però l'atmosfera della stampa definitiva nulla di
spettrale in se stessa, il nome venne cambiato.
Spettrale o no, la sua architettura è in ogni caso impossibile.
Riconosciamo ciascuna rappresentazione di realtà tridimensionale
come proiezione di questa realtà su di un piano.
D'altra parte ogni rappresentazione non deve necessariamente essere
una proiezione di una realtà tridimensionale.
Tutto ciò diventa chiaro in Belvedere: sebbene assomigli
alla proiezione di una struttura architettonica, un edificio come
quello che occupa la scena di Belvedere non può esistere
nella realtà.
Il leitmotiv della stampa si intuisce nella parte inferiore: la forma
cubica che il giovane pensieroso tiene fra le mani (fig. 181). |
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Nella parte centrale, vediamo il bizzarro risultato di questa costruzione:
una scala a pioli sta in posizione verticale all'interno dell'edificio
e nello stesso tempo poggia sul muro esterno (fig. 183).
Belvedere è molto affine a Concavo e convesso.
Osserviamo ora le fig. 182a, b e c: l'illustrazione superiore mostra
la struttura di un cubo.
Abbiamo già visto che in essa è possibile riconoscere
la proiezione di due realtà diverse.
La prima ottenuta assumendo che i punti 1 e 4 si trovino vicino a
noi e che i punti 2 e 3 siano lontani da noi.
Nel caso dell'altra possibile realtà i punti 2 e 3 si trovano
vicino a noi e 1 e 4 lontano. Questo stesso gioco tra le due possibilità,
era il tema di Concavo e convesso.
È però anche possibile vedere i punti
2 e 4 in posizione anteriore e i punti 1 e 3 in posizione posteriore. |
Questo però contraddice la nostra immagine di cubo e, per questo
motivo, non possiamo arrivare da soli a questa interpretazione.
Dato agli spigoli del cubo un volume, possiamo imporre all'osservatore
questa interpretazione, facendo scorrere lo spigolo A2 davanti allo
spigolo 1-4 e C4 davanti a 3-2. Allora otterremo l'ultima figura (fig.
182c), la quale è la base stessa di Belvedere.
Perfino una quarta forma di cubo è ancora possibile (fig. 182b). |
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Ora vogliamo analizzare la composizione.
In Belvedere ci si potrebbe immaginare di sentire qualcuno
suonare la spinetta.
Un principe rinascimentale - per fare un nome Gian Galeazzo Visconti
- si è fatto costruire questo padiglione con vista su una valle
negli Abruzzi.
Osservando meglio la composizione, essa si mostra piuttosto come qualcosa
di soprannaturale: non tanto per la presenza di un prigioniero irato
del quale sembra non interessarsi proprio nessuno, ma per la costruzione
in se stessa.
Sembra che la parte superiore del Belvedere giaccia, ad angolo
retto, rispetto a quella inferiore. L'asse longitudinale del piano
superiore giace nella direzione dello sguardo della donna che si sporge
dalla balaustra e l'asse del piano inferiore in quella del ricco mercante
che guarda nella valle.
Qualcosa di strano si riconosce anche nelle otto colonne che collegano
i due piani.
Solo le colonne dell'estrema destra e dell'estrema sinistra sono regolari
- così come lo spigolo AD e BC dell'illustrazione 182 a.
Le altre sei colonne collegano di continuo il lato anteriore con quello
posteriore e devono per forza fungere da diagonali. Il mercante, avendo
appoggiata la mano destra sulla colonna d'angolo, se ne accorgerebbe
ben presto, se volesse appoggiare la sinistra sull'altra colonna.
La robusta scala è diritta, eppure, la sua parte più
alta poggia contro la parte esterna del Belvedere, mentre
la sua parte inferiore si trova all'interno dell'edificio.
Chi si trova a metà, sulla scala, non è in grado di
dire se sia dentro o fuori dell'edificio. Visto dal basso, egli si
troverebbe senza dubbio nel suo interno, visto dall'alto, altrettanto
chiaramente, all'esterno.
Se tagliassimo la composizione orizzontalmente, al centro, troveremmo
che entrambe le sezioni sono del tutto normali.
Solo la combinazione delle due, da vita a qualcosa di impossibile.
Anche il giovane seduto sulla panca lo ha scoperto su un modellino
estremamente semplificato che tiene in mano.
Somiglia alla struttura di un cubo, ma la parte superiore è
collegata a quella inferiore in un modo impossibile.
Forse è addirittura impossibile tenere in mano un cuboide del
genere, semplicemente perché una tale immagine non potrebbe
esistere nello spazio.
Egli dovrebbe poter sciogliere l'enigma studiando con attenzione il
disegno che c'è per terra davanti a lui. |
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In uno degli studi preparatori (fig. 185) troviamo,
in basso a sinistra, un'interessante osservazione: "Scala
a chiocciola con pilastri".
La stesura definitiva mostra sì una scala, ma si vorrebbe proprio
sapere come Escher avrebbe voluto disegnare una scala a chiocciola
intorno a una delle colonne che collegano il fronte anteriore e posteriore
della costruzione.
Non mancano tentativi di fabbricare un modello spaziale del cuboide
che Escher ha utilizzato in Belvedere.
Un modello ben riuscito è rappresentato nella fig. 187, e cioè
in una foto del Dott. Cochran di Chicago. |
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| Ma il suo modello consiste di due parti separate che
solo sono simili al cuboide se considerate da un particolare punto.
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