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54) B.Ernst

1) Lo specchio magico

15) L'infinito

da Lo specchio magico di M.C.Escher

Taschen - 1990
Serpenti

Nel 1969, quando Escher già sapeva che sarebbe nuovamente stato sottoposto a una difficile operazione, l'artista sfruttò ogni occasione, forze permettendo, per lavorare alla sua ultima opera, Serpenti. (a lato: click per l'immagine ingrandita)01
Allora me la descrisse in maniera piuttosto vaga:
"Una corazza a maglia di ferro, con piccoli anelli ai margini e anche al centro di una circonferenza, e, nello spazio intermedio, anelli grandi. Attraverso i fori più grandi si dovrebbero attorcigliare serpenti."
Si trattava di una nuova invenzione: partendo dal centro dell'anello avrebbero dovuto prendere l'avvio piccoli anelli per crescere all'infinito, fino a raggiungere la loro massima misura e poi diventare, ai margini, di nuovo infinitamente piccoli.
Di più non voleva raccontare.
Non mi permise neppure di guardare gli studi preparatori. Mise tutto in gioco per terminare questa opera e non sopportava alcuna critica, avendo paura che lo avrebbe potuto scoraggiare a proseguire nel suo lavoro.
Né nel quadro, né negli studi si può notare che Escher ci offrisse le sue ultime energie.
I disegni sono pieni di forza e sicuri e la silografia finale particolarmente brillante.
Non lascia trapelare segno alcuno di stanchezza o di vecchiaia.
È visibile una maggior riservatezza riguardo alla rappresentazione dell'infinito.02
In opere precedenti Escher, fanaticamente, si era spinto fino all'estremo: con l'aiuto di una lente d'ingrandimento, intagliava figurine di meno di mezzo millimetro.
Per la parte centrale della composizione Sempre più piccolo (fig. 229) (a sinistra) utilizzò intenzionalmente un ulteriore pezzo di legno di testa per poter ricavare dettagli ancora più curati.
In Serpenti non fece un solo tentativo di procedere con gli anelli piccoli fino a che essi potessero scomparire nelle fitte nebbie di figure piccole all'infinito.
Non appena la rappresentazione di ciò che diventa sempre più piccolo è stata suggerita, egli l'abbandona.
Negli schizzi, quasi a mano libera, degli anelli (fig. 246a), si può riconoscere la raffinata struttura di base del quadro.
Dal centro dell'anello più grande in direzione della circonferenza esterna, di nuovo incontriamo la struttura Coxeter, gli archi più grandi della struttura si incurvano allontanandosi dalla circonferenza e avvicinandosi al centro.
03 04
Con l'introduzione di queste linee ondulate, Escher ottenne anche una riduzione in direzione del centro. Qui egli non gioca da matematico, ma come un costruttore straordinariamente abile nell'uso dei suoi materiali e pone, così, di nuovo un quesito al matematico: come può essere interpretata questa nuova struttura base?
05 06
Invano cercheremo in un libro di biologia i tre serpenti che sottraggono il quadro alla pura astrazione.
Escher stesso trovò questa specie di serpenti molto bella e "la più flessuosa, serpentesca" di tutte, dopo aver esaminato un gran numero di foto di serpenti.
I bozzetti mostrano ancora una volta quanto accuratamente Escher lavorasse, con quanta meticolosità disegnasse ogni particolare, prima di cominciare la silografia.
L'attenta e precisa cura del dettaglio era una sua caratteristica.
07 08
L'arte di Escher è una glorificazione della realtà - di quella realtà che egli riproduceva come fosse un miracolo della matematica, in un grande progetto che egli intuitivamente aveva riconosciuto nei modelli e nei ritmi delle forme della natura e nelle singolarissime possibilità che si nascondono nella struttura dello spazio.
Sempre e continuamente la sua opera mostra lo sforzo appassionato di aprire gli occhi a persone meno dotate davanti a questo miracolo che aveva regalato a lui tanta gioia.
Sebbene egli stesso abbia affermato di aver passato molte notti insonni a causa degli insuccessi dovuti alla discrepanza tra le sue visioni e la loro rappresentazione, egli non ha mai rinunciato a stupirsi di fronte all'infinita forza creatrice di bellezza della natura.
per chi fosse interessato:
The graphic works of M.C.Escher - Macdonald - London 1961

Maurits Escher è uno dei più originali artisti grafici europei e certamente anche uno dei più esperti. Egli è, senza alcun dubbio, principalmente un artista grafico: disse che aveva passato la maggior parte della sua vita nella ricerca di una ricomposizione analitica dei soggetti da lui utilizzati per mezzo di processi grafici come la xilografia e la litografia.
Escher vede le possibilità illimitate di una teoria studiata da più di cinquecento anni: la ricostruzione dell'apparenza naturale delle forme nello spazio e attraverso la distanza. Non soddisfatto da quelle tradizionali, Escher riunisce parecchi punti di vista in un' unica teoria.
Lo spettatore ha la sensazione di guardare la scena contemporaneamente da sopra, da sotto e stando sullo stesso piano.
Le capacità tecniche dell'artista sono così elevate da rendere i soggetti trattati estremamente convincenti e, talvolta, persino inquietanti. Non si può negare che la sua immaginazione sia, come minimo, eccentrica: il suo lavoro è contemporaneamente surreale, figurativo e raccapricciante.
Escher è matematico, fotografo, architetto e visionario. È tutto questo contemporaneamente e qualcosa in più: un artista.

Schattschneider: Visioni della Simmetria, i disegni periodici di M.C.Escher - Zanichelli 1992
Nella complessa produzione di Escher i disegni periodici mostrano uno degli aspetti creativi più peculiari dell'artista olandese: la sua capacità di sintetizzare graficamente forme di fantasia e regole geometriche.
Sono questi infatti i disegni in cui egli esplora tutte le possibili simmetrie del piano, riempiendolo di complesse e affascinanti figure che si incastrano e si ripetono all'infinito, mutando una nell'altra in un continuo gioco di percezione tra soggetto e sfondo: un'operazione artistica molto apprezzata da fisici e matematici perchè visualizza concetti geometrici estremamente sofisticati e dalla quale i cristallografi hanno tratto spunti per la teoria classificatoria dei cristalli.
Il libro di D.S. riproduce integralmente tutti i disegni periodici numerati e i due quaderni degli anni 1941-1942 nei quali Escher esplorò la divisione regolare del piano e trascrisse il sistema che aveva elaborato per classificare i suoi disegni.
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