|
57) Rudolf Arnheim Analisi percettiva di un simbolo di interazione parte terza da Verso una psicologia dell'arte Einaudi Paperbacks, 1969 |
|
|
Un modello
percettivo. Nessuno dei modelli concettuali fin qui esaminati rende giustizia all'interazione. Tutti falliscono non perché presentino difetti in se stessi, ma perché il compito di descrivere discorsivamente l'interazione è insolubile in linea di principio. La teoria concettuale è in grado di predire le conseguenze dell'interazione, ma non è in grado di descrivere adeguatamente il processo in se stesso giacché, per la propria stessa natura, essa non può dar conto che di connessioni lineari tra le diverse entità. Qualsiasi linguaggio, persino quello poetico, è soggetto alla medesima limitazione. Quando, nel Faust goethiano, Mefistofele espone le aride enumerazioni della logica confrontandole con la complessità del pensiero genuino, non riesce a trovare di meglio che la similitudine del tessitore: Zwar ist's mit der Gedankenf abrik Wie mit einem Webermeisterstùck Wo ein Tritt tausend Faden regt, Die Schifflein herùber, hinùber schiessen, Die Faden ungesehen fliessen, Ein Schlag tausend Verbindungen schlagt. Ma anche una tela,dopo tutto,non è che un agglomerato di connessioni lineari incrociate 1. La percezione riesce a compiere ciò che l'intelletto non giunge a descrivere; poiché la percezione è, appunto, interazione. Gli stimoli ricevuti dal cervello derivano dai brani isolati di materia colorata o di suono che costituiscono i dipinti o i pezzi musicali in quanto oggetti fisici. Ma, nel campo cerebrale, tali stimoli risvegliano patterns di forze che agiscono come componenti di processi totali di tipo integrato. I processi di campo che ne risultano consistono nell'influenza esercitata da tutto su tutto, e il quadro o la musica che vengono percepiti sono il risultato di questa interazione infinita ed incalcolabile. Tuttavia, conseguire l'interazione non equivale a manifestare la natura del processo. Nella sua massima parte l'interazione è già avvenuta al di sotto della soglia cosciente, e tutto è già "a posto" quando sorge il percetto. Per manifestare ai sensi l'interazione, è necessario cercare i processi formativi che hanno luogo mentre ha luogo l'azione del percepire, vale a dire processi dei quali chi percepisce sia consapevole. Se il T'ai-chi tu ha la pretesa di simboleggiare l'interazione, deve necessariamente far uso di processi di questo tipo. Quali sono? e raggiungono lo scopo? Definizione dell'oggetto test. Prima di analizzare l'oggetto test, dobbiamo definire che cosa desideriamo analizzare. Che cosa è il T'ai-chi tu? A questa domanda vi sono due risposte. La prima è di carattere storico. Sarebbe desiderabile conoscere la forma esatta, l'orientamento spaziale ed i colori dell'oggetto quale esso appariva nella tradizione orientale. Le fonti che sono riuscito a consultare indicano, sotto questi aspetti, una certa varietà. Tuttavia la forma usata in questo saggio è fondata su una costruzione geometrica tradizionale, e l'asse verticale che deriva dall'orientamento spaziale da me scelto si avvicina, in numerosi esempi storici, alla posizione dei simboli yang (Ch'ien = cielo = tre linee intere) e yin (Kwun = terra = tre linee spezzate) quando il T'ai-chi tu si combina con i trigrammi del Libro dei mutamenti (ad esempio, nella disposizione impiegata nella bandiera coreana). ![]() Il T'ai-chi tu è stato riconosciuto definitivamente, a quanto sembra, come immagine del principio yin-yang durante la dinastia Sung, e costituisce probabilmente una filiazione degli antichi simboli della spirale, del cerchio a spirale e della svastica. Appare come amuleto di buona fortuna sulle case, sulle botteghe e sulle scuole cinesi, nonché nell'oreficeria e come simbolo religioso sulle tombe e sui templi. Venne adottato come figura della bandiera coreana nel 1882. La seconda risposta alla domanda: che cosa è il T'ai-chi tu? è di carattere psicologico. È possibile investigare le variazioni possibili della figura, e rinvenire quali siano gli effetti prodotti da determinate forme, orientamenti spaziali, colori, ecc.; e quali, tra tali effetti, meglio si adattino alla dottrina filosofica che il T'ai-chi tu vuol simboleggiare. Dopo qualche esperimento ho deciso di scegliere lo schema che più facilmente è suscettibile di costruzione geometrica. ![]() Inscrivendo in un cerchio due cerchi minori di diametro pari alla metà del primo, si ottiene una curva interna ad S costituita da due semicerchi. Tale forma presenta certi svantaggi. Le curve circolari sono dure e inflessibili, il che interferisce con la dinamica dei patterns che le impiegano 2. Inoltre, essendo a curvatura costante, non possiedono un culmine, come ad esempio quello della parabola. Ma questi eventuali difetti sono compensati dal fatto che le forme interne circolari riflettono la circolarità dello schema totale e pertanto contribuiscono all'intima relazione del tutto con le parti, che è essenziale per il significato simbolico della figura. Inoltre, la semplicità geometrica dello stimolo produce sempre, nell'effetto percettivo, semplicità e chiarezza. Uno stimolo geometricamente semplice si può ritenere determini una configurazione più semplice di vettori neurali, e sono questi appunto che creano l'"espressione" del pattern percepito. Data una finalità specifica dell'emblema, la sua espressione dovrebbe essere semplice, forte e chiara. L'espressione del T'ail-chi tu viene influenzata, come vedremo più innanzi, dal suo orientamento spaziale. La parte chiara tra le due che lo compongono è situata alla sommità. Ciò è corretto dal punto di vista storico, perché lo yang rappresenta la luce ed il sud, e sulle antiche carte geografiche cinesi il sud, portatore di luce, compare in alto, e non in basso 3. Anche dal punto di vista psicologico questa posizione va preferita: perché, in una situazione figura-sfondo di questo tipo, le componenti più chiare tendono a venire innanzi visivamente, diventando figura; e anche quelle situate in fondo tendono a fare lo stesso. Occupando la posizione più bassa, la componente scura approfitta dell'effetto di avanzamento che le deriva dal fatto di essere collocata in basso, e compensa in tal modo l'effetto di avanzamento della componente chiara, dovuto appunto alla chiarezza. Si crea così un bilanciamento tra i due membri della figura: equilibrio desiderabile. Comparendo in posizione alta, la componente chiara manifesta la superiorità dello yang senza turbare tale equilibrio, che è essenziale tanto dal punto di vista della dottrina taoista, quanto da quello dell'effetto percettivo 4. 1 "E veramente succede con la fabbrica dei pensieri proprio come col telaio del tessitore: dove una pressione del piede basta a mettere in moto migliaia di fili, e la spola passa e ripassa in su e in giù, e i fili scorrono invisibili, e un colpo solo genera mille collegamenti" (trad. di Guido Manacorda). La metafora del telaio viene pure impiegata, per una affermazione consimile, dallo " Spirito della terra ", nella prima scena del Faust. (torna su) 2 Qui, e frequentemente nel seguito, cito i principi percettivi senza prova o interpretazione ulteriore. Quando non si danno altri riferimenti, si rimanda il lettore al mio libro sull'arte e la percezione visiva, e alla bibliografia in esso contenuta.(torna su) 3 Tradizionalmente, la parte superiore della figura è spesso dipinta in rosso, perché il rosso è il colore yang del Sud, rappresentato dall'uccello di fuoco. La bandiera coreana adotta appunto quest'ordine cromatico.(torna su) 4 Per ottenere il proprio effetto, il T'ai-chi tu esige uno sfondo neutro, che non ha in comune con nessuno dei due componenti né il colore, né la tessitura, né alcun altro elemento.(torna su) |
|

