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59) Rudolf Arnheim Analisi percettiva di un simbolo di interazione parte quinta da Verso una psicologia dell'arte Einaudi Paperbacks, 1969 |
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Fattori
figura-sfondo. I due membri sono complementari l'uno rispetto all'altro a qualsiasi livello del disco. Ovunque l'uno è stretto, l'altro è largo, e così via per l'intera gamma dei rapporti. ![]() La relazione è resa ancor più drammatica dalla curvatura della demarcazione che separa i due elementi. La testa del magatama è convessa, la coda è concava; e dove vi è convessità in uno dei membri, vi è concavità nell'altro. Ma mentre, se la linea di demarcazione fosse dritta, si potrebbe almeno tentare di vedere simultaneamente le due forme, la curva rende estremamente difficile questo risultato. È necessario rendersi conto, a questo punto, che i due magatama non si limitano a giacere tranquillamente sullo stesso piano, ma sono pure impegnati in una lotta di predominio, provocata da una complessa situazione figura-sfondo. Lo psicologo danese Edgar Rubin, nel suo libro fondamentale sul fenomeno figura-sfondo, parla della "completa sorpresa" che si sperimenta quando il fondo di uno schema viene visto improvvisamente come figura; ma menziona pure gli "ornamenti reciproci" nei quali ambedue i componenti sono di forma identica e possono pertanto venir visti simultaneamente. ![]() Il T'ai-chi tu produce la sensazione di sorpresa anche se i due componenti sono identici. Ciò è dovuto a due proprietà della linea curva di demarcazione: a) la forma convessa crea una forte tendenza, per la superficie, a divenir figura e ad annettersi la linea di demarcazione facendone il proprio contorno, trasformando così l'altra superficie in uno sfondo privo di confini; b) lo sporgere della convessità è tanto diverso dall'incavo della concavità che quando ha luogo l'inversione figura-sfondo si sperimenta un repentino trapasso nel tipo di forma perfettamente opposta. Nel T'ai-chi tu la situazione figura-sfondo è estremamente instabile perché ciascun magatama possiede insieme convessità e concavità. Se si fissa la testa di uno di essi, essa assumerà carattere di figura e si troverà in primo piano; ma procedendo verso la coda, è probabile che si esperimenti un'inversione: la coda scompare per divenire uno sfondo senza confini, sul quale si sovrappone intrusivamente la testa dell'altro magatama. Questa contraddizione interna induce alcuni osservatori a vedere il T'ai-chi tu tridimensionalmente. Una delle funzioni della terza dimensione è di venire in nostro soccorso quando le cose vanno male in seconda. Anche nel nostro caso la contraddizione tra le collocazioni spaziali della testa e della coda in una ed unica figura possono mitigarsi se si vede ciascun magatama inclinato in avanti, nello spazio, così che esso salga da dietro la testa del suo analogo e ne sormonti la coda come un'onda che si frange. Quest'intrecciarsi di due figure situate in posizione obliqua è forse l'organizzazione più stabile che il T'ai-chi tu comporti e, nello stesso tempo, costituisce una manifestazione particolarmente efficace delle due energie generatrici che operano nell'interazione 1. Il risultato generale è uno spettacolo proteico. La solidità di un oggetto convesso si muta costantemente nel vuoto dello sfondo senza forma e viceversa. Non si potrebbe fornire un sostegno percettivo più efficace alla predicazione taoista contro la miope nozione che gli oggetti, gli atti, gli eventi, siano entità isolate e autosufficienti nella spazio vuoto. Il T'ai-chi tu dimostra che ogni fatto presuppone il suo opposto e complementare, e che quanto, da un certo punto di vista, appare mero contorno, da un altro si rivela come il fatto centrale, positivo. Lao Tzu asserisce, nel Tao Te Ching, che " Essere e non essere nascono l'uno dall'altro", e celebra il vuoto. La realtà di una stanza è lo spazio incluso tra le pareti; l'utilità del vassoio è la sua cavità. Un certo valore educativo dovrebbe esservi nel far iscrivere a un allievo un magatama in un cerchio e nel colorarlo, con la mente concentrata sull'oggetto che sta producendo, e nel fargli vedere che ne sorge, di per se stesso, subitamente e inevitabilmente, il contro-oggetto. L'alternanza oscillatoria sembra il modo più efficiente per simboleggiare percettivamente l'interazione tra parte e parte, o tra la parte e il tutto, mediante la quale ciascun membro del rapporto influenza gli altri nel momento stesso in cui viene influenzato da essi. Sebbene l'oscillazione percettiva manifesti in successione vedute alternanti, essa è diversa, in linea di principio, dall'espediente percettivo di descrivere successivamente effetti che si verificano simultaneamente. Più sopra ho affermato che le vedute dei magatama sono "complementari": ho usato questo termine nel suo significato tradizionale, di entità che si completano l'un l'altra entro un tutto. Si può discutere se ambedue i componenti del T'ai-chi tu possano realmente assumere carattere di figura nel medesimo tempo. Ma oltre, o al posto di tale coesistenza pacifica si verifica sicuramente l'oscillazione delle vedute, che non possono venir mantenute insieme perché sono mutuamente esclusive. In tale alternanza, il ruolo di figura passa costantemente da un magatama all'altro, mentre l'altro svanisce per divenire sfondo. Queste due vedute sono pur esse complementari, ma nel senso moderno del termine, introdotto dal fisico Niels Bohr 2. Quando si verifica l'inversione percettiva, si presenta una veduta nuova, la quale non viene sperimentata come mutamento delle condizioni nel mondo degli oggetti esterni, ma come un aspetto, mutato, della medesima situazione oggettiva. Le due condizioni sono mutuamente contraddittorie in quanto semplici vedute (cioè come pure attestazioni percettive), ma vengono sperimentate come un unico, complesso stato situazionale oggettivo, e pertanto come qualcosa che coesiste, più che succedersi consecutivamente. In altri termini l'oscillazione percettiva realizza l'impresa paradossale di presentire separatamente i componenti dell'interazione, allo scopo di intenderli analiticamente, senza isolarli l'uno rispetto all'altro 3. La ristrutturazione che si verifica nell'inversione rende possibile all'osservatore di percepire concretamente un processo organizzativo simile al tipo che generalmente ha luogo al di là della soglia della coscienza, prima che il percetto sia veduto. Non occorre dire, però, che anche in queste condizioni non osserviamo veramente la piena interazione. I due eventi antagonistici vengono sperimentati come appartenenti al medesimo processo; ma il processo complesso, composto da ambedue, non lo si vede direttamente. 1 II Tai-chi tu possiede connotazioni sessuali, e si può speculare sul fatto che la dicotomia yin-yang derivi originariamente dalla bipolarità del sesso. Ma descrivere il Tai-chi tu come simbolo sessuale in senso freudiano ne limiterebbe intollerabilmente il significato. Il sesso non è che una delle relazioni antagonistiche cui il pensiero orientale applica il suo principio cosmologico.(torna su) 2 L'informazione riguardante il comportamento di un oggetto atomico, ottenuta in determinate condizioni sperimentali, può peraltro venir caratterizzata adeguatamente come complementare a qualsiasi informazione sul medesimo oggetto ottenuta in qualche altra disposizione sperimentale che escluda l'adempimento delle prime condizioni. Sebbene tali tipi di informazione non possano combinarsi entro un singolo quadro ricorrendo ai concetti ordinari, essi però rappresentano aspetti ugualmente essenziali per qualsiasi conoscenza dell'oggetto in questione che possa ottenersi in questo campo".(torna su) 3 Secondo Derk Bodde, la filosofia cinese suppone che lo schema dell'universo "consista o di un'eterna oscillazione tra due poli o di un movimento ciclico entro un circuito chiuso".(torna su) |
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