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60) Rudolf Arnheim

Analisi percettiva di un simbolo di interazione

parte sesta

da Verso una psicologia dell'arte

Einaudi Paperbacks, 1969
Ulteriori proprietà dinamiche.

Descrivendo gli oggetti percettivi e le loro relazioni strutturali, ho inevitabilmente parlato dell'azione di forze, più che di quella di superfici e forme statiche.
La dinamica creata dalle forme è l'elemento comune tra i patterns percettivi e le situazioni vitali simboleggiate.
Il T'ai-chi tu possiede ulteriori proprietà dinamiche che hanno qualche importanza per il suo significato filosofico e che vale la pena di ricordare qui.01
Tra le due concezioni dinamiche del cerchio, quella rotatoria e quella radiale, il T'ai-chi tu impiega prevalentemente la prima.
L'organizzazione radiale designerebbe il centro come fuoco dominante: struttura gerarchica questa che non si troverebbe in consonanza col pensiero taoista.
Il cosmo taoista non ha alcun fulcro.
Nel T'ai-chi tu, il punto centrale può riconoscersi a causa del contorno interno che passa per esso, ma in se stesso non è marcato.
La struttura radiale del disco, peraltro, gioca il suo ruolo nella dinamica peculiare del magatama, che viene percepito come deformazione di una goccia simmetrica.
Di conseguenza il magatama appare:
a) come spinto passivamente al di fuori della sua posizione normale e naturale, e costretto entro la barriera circolare; oppure
b) come un elemento che attivamente abbandona la propria norma allo scopo di adattarsi al contesto rotatorio del T'ai-chi tu.
Questa ambiguità, proprietà di tutta la dinamica percettiva, è adatta alle finalità simboliche dell'emblema perché la Via (il Tao) del cosmo non soltanto adatta al proprio corso le azioni degli individui, ma esige pure che essi adottino il corso giusto per loro propria iniziativa e scelta.
Gli scritti taoisti abbondano di descrizioni di disastri, sia naturali che sociali, provocati dalla riluttanza di un governante a porsi sulla Via.
La curvatura del magatama pone sotto pressione la delimitazione circolare.
La serenità della forma percetta (appunto circolare) non costituisce semplicemente il corrispettivo di un astenersi rilassato dall'azione volontaria, ma deve pure preservarsi mediante il freno di una sollecitazione costante 1.
L'espressione del T'ai-chi tu nel suo insieme, ed anche l'espressione di ciascun magatama in se stesso, deriva dalla mancanza di direzionalità e dalla forma concentrata su se stessa di un disco circolare da un lato, e di un movimento rotatorio direzionato dall'altro.
Nel caso del magatama, il semicerchio intorno all'"occhio" costituisce la testa, un nucleo compatto e centralizzato, che conferisce alla figura una certa autonomia, la quale, peraltro, interagisce con la forma direzionata, a cuneo, della coda della goccia.
In tal modo ciascuno dei due antagonisti, che insieme costituiscono l'universo, è palesemente dotato di una propria autonoma completezza, modulata, per cosi dire, dal suo ruolo transitorio e complementare nel contesto del sistema totale.
La misura in cui il magatama appare guidato dalla propria iniziativa intrinseca dipende dalla disposizione spaziale di due punti, e precisamente il centro di gravità e quello che chiamerò il fuoco.
Se supponiamo, senza prove sperimentali, lo ammetto, che i centri di gravità percettivo e fisico coincidano, allora CG (nella figura) segna il centro di gravità del magatama.
Il centro della "testa" circolare sottolineato dall’ ”occhio” è il fuoco (F), il punto intorno al quale si organizza la struttura totale del magatama. 02
Vale a dire, ciascun magatama è uno schema gerarchico, e pertanto si distingue dal T'ai-chi tu nel suo insieme, che rinnega tali gerarchie parziali dimostrando che, nel più ampio tutto, esse perdono il loro rilievo.
Nell'orientamento spaziale che ho scelto come tipo (fig.a), i due centri di gravità cadono sulla verticale, così che il peso gravitazionale è distribuito ugualmente su ambedue i lati.
In tali condizioni, il rilievo conferito al punto F crea un vettore, che spinge il peso (CG) nella direzione di F (vedi le frecce).
I magatama vengono visti ruotare attivamente "per energia propria" 2.
Per confronto, se il T'ai-chi tu è orientale in modo che siano i due fuochi a cadere sulla verticale (fig.b), la parte più bassa di ciascun magatama viene vista come tratta in basso dalla gravità, il che blocca l'iniziativa del magatama ascendente (quello di sinistra) e fa sì che quello discendente (a destra) sembri cadere: vittima passiva della gravità.
Similmente, quando i fuochi sono disposti orizzontalmente (fig.c), l'oggetto discendente (superiore) è tratto inevitabilmente giù dal proprio peso, mentre quello ascendente (inferiore) è impedito nel salire.
Tornando alla figura a, intendiamo ora più chiaramente che in quell'orientamento ciascun magatama viene visto come mosso per propria iniziativa perché il suo peso gravitazionale è bilanciato, l'energia di attrazione esterna è neutralizzata, e l'impulso interno del fuoco è l'unico fattore responsabile della propulsione.
In tal modo si garantisce una rotazione ottimale, generata intrinsecamente, per la rappresentazione percettiva dello yin e dello yang.

Conclusione.

L'analisi dettagliata del T'ai-chi tu, che abbiamo compiuto, ha inteso illustrare le proprietà visuali sulle quali si fonda la percezione spontanea del significato simbolico.
Si può rifiutare la mia dimostrazione su basi percettive dimostrando che il pattern non viene visto nel modo in cui ho asserito che vien visto; ma, una volta d'accordo sui fatti percettivi, la similarità strutturale tra la dinamica percepita nel T'ai-chi tu e le forze cosmologiche descritte dalla filosofia taoista risulterà evidente.
(Il lettore è invitato a domandarsi se il T'ai-chi tu potrebbe essere ugualmente un simbolo cristiano o marxista).
Che tale isomorfismo tra aspetto e significato dovrebbe essere in grado di colpire l'occhio dell'uomo comune (sia egli un primitivo, un artista o un paziente psichiatrico) in qualsiasi momento o luogo, è una presupposizione che va ben poco oltre quanto conosciamo circa la percezione quotidiana.
Percepire un qualsiasi oggetto o evento significa vederlo come una configurazione di forze, e la consapevolezza dell'universalità di tali configurazioni è parte integrante in qualsiasi esperienza percettiva.
La metafora non potrebbe costituire una proprietà linguistica tanto elementare e diffusa se, ad esempio, guardare una gola montana non coinvolgesse inevitabilmente le qualità universali della profondità, dell'oscurità e della penetrazione: qualità che ci consentono di discutere le astrazioni mediante le parole.
Le forme geometricamente semplici emergono ovunque ad uno stadio precoce dell'evoluzione mentale, perché sono accessibili ai poteri organizzativi limitati di una mente semplice.
Vengono mantenuti nelle civiltà evolute in funzione di rappresentazioni schematiche, simboliche o cosiddette ornamentali perché offrono le immagini più nette delle configurazioni fondamentali di forze che continuano a sottendere la vita umana, e pertanto il pensiero umano, anche se esso si è raffinato e si è reso complesso.
Il nostro simbolo di interazione è un caso tipico.
L'interazione costituiva un problema per i filosofi antichi, e costituisce un problema tuttora per noi. Dato questo interesse, e dato un paio d'occhi ragionevolmente capaci di osservare, ci si può attendere che le immagini dell'interazione vengano comprese spontaneamente da chiunque.
Possono venir cercate e scoperte da uomini di qualsiasi epoca e di qualsiasi paese, tra le riserve di forme semplici.
E dato che le possibilità sono poche, le scoperte si rassomiglieranno.
1 Dato che il T'ai-chi tu è uno stimolo ambiguo, le reazioni di chi lo percepisce varieranno individualmente.
Ciò che conosciamo sulle risposte all’ insieme, al dettaglio ed al movimento per le macchie di Rorschach suggerisce che le reazioni alla struttura del T'ai-chi tu verranno influenzate da preferenze personali per totalità o parti, per la rilassatezza o la tensione, per il dominio o la sottomissione, per l'attività o la passività, e così via.
Comunque il T'ai-chi tu possiede caratteristiche strutturali proprie più chiare delle macchie dì Rorschach e pertanto guida la percezione in una direzione più definta.(torna su)

2 Quando i due centri di gravità sono posti sulla verticale centrale, servono pure a sottolineare il reticolo verticale-orizzontale.
Dato che il movimento è visto come una deviazione dalla "posizione zero" del reticolo fondamentale, la rotazione dei magatama viene percepita più chiaramente quando la figura include, almeno implicitamente, la verticale.(torna su)
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