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66) Rudolf Arnheim

Rappresentazioni, simboli e segni

parte prima

da Il pensiero visivo

Einaudi Paperbacks, 1974
Semplici disegni lineari conferiscono forma visibile a patterns di forze o ad altre qualità strutturali.
I disegni del capitolo precedente descrivevano la natura di un matrimonio riuscito o fallito, o della democrazia, o della gioventù, quali li concepiva la persona che disegnava.
E apparivano, in forma visibile, configurazioni sociali o psicologiche altamente astratte.
Ma le immagini possono pure ritrarre le cose del nostro ambiente in se stesse; per esempio una coppia di sposi, oppure una riunione di cittadini in regime democratico.
Solitamente lo fanno in uno stile che è più astratto rispetto al modo in cui queste persone, oggetti o eventi risulterebbero registrati su una lastra fotografica.
Dunque, le immagini considerano il mondo in due, e opposte, direzioni.
Oscillano in una zona posta al di sopra del dominio delle cose "pratiche" e al di sotto delle forze disincarnate che animano le cose stesse.
Si può dire siano intermedie tra le une e le altre.

Tre funzioni delle immagini.

Per chiarire e confrontare le diverse relazioni che le immagini stringono con i propri referenti, distinguerò tre funzioni cui esse assolvono.
Le immagini possono servire come rappresentazioni o come simboli; e possono pure usarsi come puri segni.
Distinzioni di questo tipo sono state fatte da numerosi autori che si sono occupati dell'argomento e alcuni hanno, così operando, impiegato una terminologia identica o simile, ma i significati che hanno conferito alle singole voci si sovrappongono in modo assai complesso alle distinzioni che a noi occorrono in questa sede.
Invece di analizzare tali similarità e differenze, cercherò di definire i tre termini in modo tanto tangibile, che il lettore sappia con precisione quanto, usandoli qui, noi intendiamo.
I tre termini, rappresentazione, simbolo, segno, non si riferiscono a tipi di immagini.
Descrivono piuttosto tre funzioni cui le immagini adempiono.
Un'immagine specifica si può usare per svolgere una qualsiasi fra tali funzioni, e spesso per più di una nel medesimo tempo.
Di norma, l'immagine in se stessa non dice a quale funzione si intende essa adempia.
Un triangolo può essere segno di pericolo, o rappresentazione di una montagna, o simbolo di gerarchla.
Ci è necessario conoscere quanto accuratamente o meno i diversi tipi di immagini adempiano a tali funzioni.
Un'immagine serve puramente come segno nella misura in cui rappresenta un contenuto particolare, senza rifletterne figurativamente le caratteristiche.
Nel senso più stretto del termine, è forse impossibile che qualche cosa di visuale altro non sia che un segno. Tende a insinuarvisi sempre il ritratto, la raffigurazione.
Le lettere dell'alfabeto impiegate nell'algebra si avvicinano assai ad essere segni puri.
Ma persino esse rappresentano entità discrete per il fatto che sono entità discrete: a e b raffigurano la dualità.
D'altro lato, però, non rassomigliano in alcun modo alle cose che rappresentano, in quanto se si giungesse ad una specificazione maggiore si perderebbe di vista la generalità della proposizione.
Peraltro i segni possiedono caratteristiche visuali derivanti da esigenze diverse da quelle della raffigurazione: vale a dire, hanno l'aspetto che hanno per ottime ragioni.
La conferenza internazionale del 1926 sulla segnaletica stradale decise che tutti i segnali del traffico volti a mettere in guardia contro un pericolo dovessero avere forma triangolare.
Forse l’angolarità del triangolo fa sì che esso rassomigli un pochino di più al pericolo di quanto vi rassomiglierebbe, poniamo, un cerchio; ma questa forma fu principalmente scelta perché è in sé facilmente identificabile e distinguibile rispetto agli altri segni.
Nel linguaggio scritto, la varietà dei gruppi di lettere impiegati per designare le parole serve a consimili finalità di identificazione e distinzione; e pertanto le lettere e le parole sono, in tale misura, segni.
Molte parole non adempiono bene alla propria funzione perché le lingue non sono state create razionalmente, ma crescono liberamente e producono forme accidentali, arbitrarie, adulterate.
Le parole possono essere ambigue: ad esempio, in inglese pupil fa riferimento tanto allo scolaro che al foro, pupilla, esistente nell'occhio, dato che la connotazione originale, quella di piccolezza, si è diramata in significati diversi.
A parte tali imperfezioni però, le caratteristiche di un segno tendono a risultare selezionate in modo da adempiere alla propria funzione. In questo senso, non sono arbitrarie.
I "meccanismi innati di scatenamento", o effettori biologici, cui abbiamo fatto più sopra riferimento, sono segni.
Konrad Lorenz, a proposito di questi "effettori" visivi, osserva che la loro semplicità di colore e di forma li rende ben distinti all'aspetto e "improbabili" da verificarsi: vale a dire, è improbabile che essi vengano confusi con altre cose visibili nell'ambiente.
Nella misura in cui le immagini sono segni, possono servire soltanto come "media" indiretti, in quanto operano come puri riferimenti alle cose che rappresentano.
Non sono degli analoghi, e pertanto non li si può usare come mezzi autorizzati ad esprimere il pensiero. Ciò risulterà evidente trattando dei linguaggi numerici e verbali, che sono sistemi di segni per eccellenza.
Le immagini sono rappresentazioni nella misura in cui raffigurano le cose situate a un livello di astrattezza inferiore a quello delle immagini stesse.
Compiono questo lavoro cogliendo e restituendo alcune qualità di rilievo, forma, colore, movimento, degli oggetti o delle attività che raffigurano.
Le rappresentazioni non possono essere pure repliche, termine col quale intendo copie fedeli che differiscano dal modello soltanto per imperfezioni casuali.
Una rappresentazione può situarsi ai più vari livelli di astrazione.
Una fotografia, o un paesaggio fiammingo del Seicento, possono risultare perfettamente fedeli alla natura eppure scegliere, disporre e quasi impercettibilmente stilizzare il proprio soggetto in modo da concentrarsi su qualche cosa dell'essenza del soggetto medesimo.
D'altro lato, uno schema perfettamente non-mimetico, come un Mondrian, può comprendersi come rappresentazione del tumulto di Broadway a New York.
Un bambino può cogliere il carattere di una figura umana o di un albero con pochi cerchi, ovali, o linee rette, di alta astrazione.
L'astrazione è un mezzo mediante il quale la rappresentazione interpreta ciò che raffigura. Questo risultato prezioso risulta ignorato se si pretende che una rappresentazione abbreviata inviti l'osservatore a colmare il dettaglio realistico mancante.
Se ciò fosse vero, una vignetta o una caricatura disegnata in modo sommario produrrebbero una risposta particolarmente attiva di questa specie.
L'ipotesi non è fondata su alcuna prova: semplicemente, la si inferisce dalla nozione tradizionale secondo la quale la percezione consiste di una registrazione completa del campo visivo e pertanto un percetto riguardante materiale "incompleto" verrà completato dalla mente, attingendo al magazzino dell'esperienza passata.
Se così fosse, tutti i quadri verrebbero trasformati soggettivamente dall'osservatore in repliche meccanicamente fedeli. All'"incompletezza" si porrebbe rimedio.
Ma l'astrazione non è incompletezza.
Una rappresentazione costituisce una tesi concernente qualità visuali, e una tesi di questo tipo può risultare completa a qualsiasi livello di astrazione.
Soltanto quando una rappresentazione è incompleta, imprecisa o ambigua in merito a quelle qualità astratte, all'osservatore si chiede di prendere decisioni in proprio circa la natura di quanto vede.
(Il che vale, ad esempio, per le macchie d'inchiostro del test di Rorschach o per le figure del Thematic Apperception Test, impiegate dagli psicologi per indurre le interpretazioni del soggetto).
Per fortuna "completare" mediante l'"immaginazione" è quasi impossibile, e d'altronde assai raramente si ha voglia di tentarlo.
Una vignetta la vediamo esattamente al livello al quale è disegnata. La sua vivacità vigorosa non deriva da integrazioni effettuate dall'osservatore; al contrario, è resa possibile dall'intensa dinamica visuale della linea e del colore semplificati.
È vero che lo stile astratto di tali rappresentazioni sottrae il soggetto alla realtà fisica. Compaiono i tratti e gli impulsi umani, senza l'ingombro della materia fisica e liberi dalla tirannia della gravitazione e dell'umana fragilità.
Un colpo in testa è un assalto astratto, cui si risponde con un'espressione di afflizione ugualmente astratta.
In altri termini, l'interpretazione pittorica sottolinea le qualità generiche, nelle quali qualsiasi tipo di pensiero si impegna: un tipo, questo, di irrealtà, del tutto diverso da quello dei racconti miracolosi e soprannaturali, generalmente rappresentati con realistica fedeltà.
Questi ultimi dotano forze, non-esistenti, di corpi materiali: mentre nel primo caso le forze costitutive vengono per così dire estratte dalla sostanza fisica.
Un'immagine agisce come simbolo nella misura in cui raffigura cose ad un livello di astrazione più alto di quello cui si trova il simbolo stesso.
Un simbolo conferisce forma particolare a tipi di cose o costellazioni di forze.01
Qualsiasi immagine è essa stessa, ovviamente, un oggetto particolare, e rappresentando un certo tipo di oggetto serve come simbolo, quando cioè, ad esempio, presenta un cane allo scopo di mostrare cosa sia il concetto cane.
In linea di principio, qualsiasi esemplare o replica di esemplare può servire da simbolo, se vi è chi decida di impiegarlo in questa maniera. Ma, in tali casi, l'immagine lascia interamente all'utilizzatore lo sforzo di effettuare l'astrazione. Non lo aiuta fecalizzandosi su tratti di rilievo.
Le opere d'arte fanno di meglio.
Per esempio, gli affreschi di Ambrogio Lorenzetti nel palazzo comunale di Siena simboleggiano le idee del cattivo e del buon governo mostrando scene di contese e di prospera armonia; e, essendo opere d'arte, lo fanno inventando, scegliendo e configurando tali scene in modi che manifestano le qualità di rilievo in modo più puro di quanto farebbero casuali vedute della vita di città e di campagna.
O, per usare un altro esempio, il ritratto di Enrico VIII, di Holbein, è una raffigurazione del re, ma serve pure da simbolo della regalità e di caratteristiche qualitative come la brutalità, la forza, l'esuberanza, collocate a un livello di astrazione più alto del quadro.
Il quadro, a sua volta, è più astratto dell'aspetto visuale del re in carne ed ossa, in quanto sottolinea quegli elmenti formali della forma e del colore, che costituiscono degli analoghi delle qualità simbolizzate.02
Anche immagini estremamente astratte possono assolvere a funzioni simboliche.
I disegni dilettantistici che ho trattato nel capitolo precedente conferivano forma geometrica visibile ai patterns dinamici caratterizzanti idee o istituzioni.
Le frecce mediante le quali i fisici raffigurano i vettori mostrano qualità di rilievo delle forze, e precisamente quantità, direzione e verso, nonché il punto di applicazione.
La notazione musicale opera in parte per mezzo di simboli: rappresenta, cioè, il livello di altezza dei suoni mediante la collocazione strutturalmente analoga delle note sul pentagramma.
In modo consimile, i disegni possono simboleggiare uno stato mentale traducendo alcune tra le proprietà dinamiche di esso in patterns visibili.
La figura mostra una pagina del Instram Shandy di Sterne, che dipinge la rettilinea intenzionalità del protagonista modulata da uno spirito più o meno errabondo. (continua)
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