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11) Oooh, Mr Sagmeister!

A volte le persone più scandalose sono anche le più sagge. Come Stefan Sagmeister, geniale e pluripremiato graphic designer. Che ora dedica il suo talento alla diffusione della scienza

di Francesca Gentile

D La Repubblica delle donne, 25/11/2006
Persiste nella sua insofferenza verso ogni abitudine formale, ma riconosce di essersi dotato di uno stile. Stefan Sagmeister, il geniale e pluripremiato graphic designer, all'alba dei 44 anni sembra aver abbandonato certe asprezze giovanili (che peraltro lo hanno reso un artista di culto) a favore di una visione più armonica dell'impresa creativa.Stefan Sagmeister
"The Style is a Fart" (lo stile è una scoreggia), il famoso slogan che ha lanciato dieci anni fa contro lo stile e a favore del concetto, è diventato vecchio.
Sagmeister ha cambiato idea: "Lo stile è utile alla comunicazione", ci spiega, "per questo lo sto prendendo in maggiore considerazione".
Incontriamo Stefan Sagmeister un pomeriggio nel suo studio - abitazione nel Village a New York. Uno spazio su due livelli con l'Empire State Building incorniciato dalle finestre.
Molta fama racchiusa in un ambiente a misura d'uomo.
"Siamo solo in tre", ci dice, "una dimensione ideale, a zero burocrazia, che mi permette di restare un designer, senza trasformarmi in manager. Ho lavorato in una compagnia con diecimila dipendenti a Hong Kong. I ritmi erano frenetici, ma non tutti i progetti andavano in porto. Qui produciamo meno ma quel che produciamo viene sempre acquistato".
Orari di lavoro?
"Tranquilli. La mia giornata tipo inizia alle otto e mezzo e si conclude alle sette di sera". Riprendiamo il discorso sullo stile...
"Diciamo che continua a non piacermi lo stile fine a se stesso", continua Sagmeister, " è come se scoprissi che lei, pur essendo ben vestita e avendomi fatto al primo sguardo una buona impressione, non ha argomenti stimolanti da proporre. Lei perderebbe d'interesse e diventerebbe noiosa. Non trova?".
Certamente, ma la creatività non soffre in questa sua nuova fase?
"Nel mio lavoro no cercato di inventare un stile inedito con ogni progetto, ma alla lunga mi sono reso conto che è un'operazione impossibile. Inevitabilmente si finisce con il copiare gli altri o a citare tendenze esistenti.
Quindi ho preferito definire un mio stile. Cosa che alla fine aiuta anche i miei clienti.
Il mio lavoro però mantiene un certo respiro. Non sopporto le rigidità e resto convinto che sia importante cambiare, a seconda del committente".
Anche dichiararsi contro lo stile può diventare un gesto ripetitivo...
"Appunto!".
packaging
catalogo fstop
poter aiga
packaging per un cd di David Byrene catalogo per l'agenzia fotografica Fstop poster per una conferenza dell'Aiga - '97
Sagmeister è nato a Bregenz, una località montana in Austria, nel 1962.
"Il mio accento non è abbastanza pronunciato?", ci chiede ridacchiando.
Studia design all'università di Arti Applicate dì Vienna e nell'87 si trasferisce a New York dove ottiene un master al Pratt Institute.
Tre anni nella Grande Mela sono sufficienti a portare a galla il suo senso dell'umorismo.
Si racconta che quando un'amica gli chiese di disegnare delle business cards che non superassero il costo di un dollaro, Sagmeister, prendendo la richiesta alla lettera, le fece stampare direttamente sui biglietti da un dollaro.
Il primo impiego importante è nell'agenzia pubblicitaria di Leo Burnett a Honk Kong dove si fa notare. Invitato a disegnare un poster per una premiazione, propone un'immagine tratta dalla iconografia della tradizione cantonese, raffigurante quattro sederi maschili nudi.
Fioccarono le proteste alle quali l'autore sfacciatamente rispose: "Chi è quello stronzo che ha disegnato questo manifesto?".
Il sogno di Sagmeister siì realizza quando entra nello studio newyorchese M&Co del leggendario Tibor Kalman.
Qui debutta con la realizzazione di un particolarissimo invito "ecologico" per il gala della "Gay and Lesbian Task Force", consistente in un cesto pieno di frutta fresca.
Quando Kalman chiude per trasferirsi a Roma, il giovane apprendista ribelle apre nel '93 la Sagmeister Inc.
Prime commissioni: il proprio biglietto da visita, inserito in una custodia in acrilico, con una grande "s", e il logo per la catena di negozi dì jeans "Blue", che il fratello Martin stava aprendo in Austria.
"New York è la migliore città al mondo", afferma convinto, "non credo che vivrei in nessun altro posto. In Europa uno straniero è difficile che arrivi più in alto degli altri. Solo qui la nazionalità non conta. Negli anni Ottanta forse era più vibrante e ricca di opportunità, ma troppo violenta, era praticamente impossibile non venire derubati almeno una volta. Ora è sicura quasi ovunque".
lista
made you look
lista promeoria dei desideri di Sagmeister poster della mostra 'Made You Look' alla School of Visual Arts di New York
Grazie al sindaco Giuliani?
"Preferisco seguire la teoria dell'economista Steven Leviti che nel suo libro Freakonomics addebita il calo della violenza negli Usa alla liberalizzazione dell'aborto. I figli non voluti sono più inclini a delinquere".
Per Sagmeister il successo vero e proprio arriva con l'industria discografica che gli da fama internazionale.
Le sue copertine per i cd dei Rolling Stones, gli Aerosmith, Lou Reed, e i Talking Heads sono dei piccoli capolavori.
Nel '96 Lou Reed commissiona al designer la copertina di Set the Twilight Reeling.
Sagmeister decide di scrivere parte dei testi delle canzoni sul volto dell'artista e di farlo emergere da una custodia viola, come se emergesse dalla penombra, in modo da riprendere il titolo del ced.
L'anno dopo per l'album dei Rolling Stones Bridges to Babylon disegna un leone ispirato a una statua assira esposta al Brìtish Museum. Il leone è anche il segno zodiacale di Jagger.
Per il "box set" dei Talking Heads cita la pittura russa contemporanea e conquista un Premio Grammy dopo aver ottenuto precedentemente tre nominations.
"Visualizzare la musica è un tipo di lavoro creativo che ho abbandonato da tempo", specifica Sagmeister, "ormai sono rimaste solo quattro grandi etichette discografiche, guidate da manager insensibili all'argomento. Le covers hanno decisamente perso d'importanza; prima erano tra i pochi packages a non finire in spazzatura.
Ora le persone suddividono i propri album musicali tra diversi cd players, e per comodità si disfano delle copertine.
Per non parlare della musica scaricata da Internet che renderà i cd obsoleti.
Due anni fa a Seoul ricordo di non essere riuscito a trovare nemmeno un negozio di cd!
Credo che per il 2010 i cd saranno completamente spariti. Ma non mi prenda per un nostalgico, anzi, ci sono tante altre cose stimolanti a cui dedicarsi.
L'anno scorso, quando ho vinto il Grammy, avevo già deciso di lasciare il campo".
Parliamo delle altre cose stimolanti. Di che cosa si sta occupando Sagmeister in questo momento?
"Di scienza", risponde. "Sì, attualmente il settore scientifico mi sembra offrire le migliori occasioni d'espressione", spiega il designer, "recentemente abbiamo disegnato per intero il magazine Seed dedicato alla divulgazione scientifica.
Di solito queste pubblicazioni erano pensate per un pubblico di professori diì mezza età.
Ora il mercato si sta ampliando e chiede prodotti più sofisticati.
È un settore in grande sviluppo dove c'è una forte richiesta di rinnovamento. Vi lavorano persone magari sconosciute ma di estremo talento".
Oltre a Seed quali sono gli altri impegni in campo scientifico?
"Stiamo producendo una guida per il Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston.
È uno strumento di consultazione destinato esclusivamente agli scienziati, che stiamo disegnando con l'impegno di rinnovare la forma rilanciando i contenuti".
In campo artistico invece lo studio continua a collaborare con il Museo Guggenheim di New York e con altre gallerie prestigiose.
Sagmeister insiste nel considerare il poster AIGA (American Institute of Graphic Arts) Detroit del '99 uno dei suoi lavori meglio riusciti.poster AIGA
L'immagine, diventata un'icona degli anni Novanta, mostra il corpo nudo del designer coperto da incisioni grafiche raffiguranti frasi e parole. I tagli (veri) erano stati fatti da un collaboratore temporaneo.
Rappresentandosi come un san Sebastiano del design, Sagmeister esprimeva l'idea di una visualizzazione del dolore che accompagna la realizzazione di un progetto.
A un reporter che gli chiedeva se, sette anni dopo, l'essersi inflitto quella sofferenza fisica abbia ancora senso, il designer ha risposto: "In alcuni circoli del design quel manifesto divenne fin troppo famoso, al punto che alcuni pensarono che tutto il mio lavoro andasse in quella direzione. Oggi ciò che preferisco del poster non sono i tagli e il sangue ma l'abilità di raccontare la storia della sua creazione in un'immagine singola. Ho cercato in seguito di raggiungere lo stesso risultato, ma non ci sono più riuscito così bene".
Ricette per alimentare la creatività?
"I miei momenti più creativi li vivo quando entro per la prima volta in una stanza d'hotel", risponde Sagmeister, "trovo facile lavorare lontano dal mio studio, dove i pensieri sulla realizzazione di un'idea non arrivano subito, ma si ha un po' di tempo per sognare".
E se l'ispirazione diminuisce?
"Negli anni ho sviluppato delle strategie efficaci per stanare la creatività dai luoghi dove talvolta va a nascondersi. Per esempio, passo a un altro progetto, o esco per una camminata, oppure, come mi ha suggerito il regista cinematografico Soderbergh, vado a prendere un caffè in un bar molto affollato dove non conosco nessuno e senza portarmi niente da leggere. Questa circostanza mi fa sentire isolato in mezzo alla gente, un poco stupido, e mi costringe a ributtarmi nel lavoro".
Con i "Typographic Billboards" Sagmeister trasporta il diario personale sui muri delle città. "Trying to look good limits my life" è una delle frasi che annota sulle pagine del diario ed è anche un progetto visivo intitolato "Art Grandeur Nature 2004".
Cinque grandi pannelli inseriti in un'area verde; su ogni manifesto un frammento della proposizione, una specie di cartolina di saluti sentimentali lasciata nel parco.
"Mio nonno è cresciuto in una casa zeppa di saggi consigli di vita incorniciati e appesi alle pareti", racconta il designer austriaco ricordando la propria infanzia, "uno di questi pannelli, che ancora è rimasto sui muri del corridoio della nostra casa in Austria, dice pressappoco: 'Questa casa è mia, e nello stesso tempo non è mia, ma non apparterrà nemmeno al secondo proprietario, e nemmeno al terzo, quindi ditemi, amici, di chi è questa casa?'. Ho seguito questa tradizione, utilizzando le parole che esprimono quel poco che ho imparato nella vita, e ingigantendole nello spazio".
Progetti simili sono apparsi a Parigi e nell'estremo Oriente. Con la fiducia totale dei committenti ha 'sparato' nei parchi, sulle facciate dei palazzi, ai piedi di monumenti, gli altri concetti: "Everything I do always comes back to me", "Helping other people helps me", "Low expectations are a good strategy".
Le micro-poesìe di Sagmeister sono apparse anche in una foto pubblicata sul magazine di settembre del New York Times dedicato al mercato immobiliare.
Una serie di chiavi allineate con ordine e su ogni targhetta del portachiavi, una breve frase: una chiave per capire la vita.
Indubbiamente uno degli aspetti del suo lavoro è riservato alla solidarietà e all'impegno civile.
Sagmeister appartiene all'associazione no-profit "Business Leaders for Sensible Priorities", che ha lo scopo di ridurre le spese militari del Pentagono per investire maggiormente nell'educazione.
"Credo che ognuno debba avere la possibilità di essere felice, e l'educazione è fondamentale. Personalmente quando disegno lo sono, e spero di trasmetterlo al pubblico.
In Europa 'felicità' è un concetto frainteso, qui negli Stati Uniti è considerata un diritto dell'individuo".
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