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15) Fiona&Deb rivoluzione in scena

Teatro: in 17 anni di lavoro comune Deborah Warner e Fiona Shaw hanno stravolto Shakespeare, Euripide e Eliot. Dopo un recital di poesie, ecco il loro Beckett memorabile

di Monica Capuani (foto C.Domenico)

D la repubblica delle donne, 2/12/ 2006
Quando due personalità esplosive s'incontrano la deflagrazione è sicura: così e stato por Fiona Shaw e Deborah Warner, e già al primo incontro, nel 1987.Fiona Dhaw
La prima impressione? Lavorare insieme non era possibile. Ma la Royal Shakespeare Company le volle insieme per Elettra di Euripide.
L’attrazione reciproca, le grandi, celate, affinità elettive, hanno fatto in questi 17 anni della regista dell'Oxfordshire e dell'attrice irlandese la coppia più rivoluzionaria, sofisticata, spiazzante delle scene londinesi.
In quell'Elettra memorabile Fiona Shaw si prestò con coraggio a un'interpretazione totale, senza rete. Poi ci furono Riccardo II, in cui vestìi in maniera inedita, sublime i panni del re, dipinto da Shakespeare così molle e effeminato e la Medea che fece saltare i critici sulle poltrone per la novità, l'intensità di un'eroina classica improvvisamente così contemporanea. E l'esplorazione, mai scontata, degli autori amati da entrambe: T.S. Eliot, Samuel Beckett, Jeanette Winterson.
Fino al 3/12 Romaeuropa Festival le invita alla Sala Umberto di Roma con il loro Readings viaggio a due nella poesia di Bekett, Yeats, Dickinson, Shakespeare, in attesa del ritorno a un autore amato come Samuel Beckett con uno spettacolo che si annuncia imperdibile: Giorni felici, al debutto al National Theatre di Londra il 24/1.
Ci incontriamo a Londra, nel piccolo caffe del Royal Court Theatre, dove Fiona sta recitando nella piéce dell'irlandese Marina Carr Woman and Scarecrow, storia di una donna malata di cancro che ripercorre la sia vita insieme a uno spaventapasseri.
L'amara ironia, il senso di rimpianto sempre più incoercibile costruiscono un ritratto al quale la Shaw regala la fiamma infinita dei suoi registiri riuscendo in un’ora e mezzo a far ridere e piangere.Deborah Warner
Deborah Warner è una donna altissima, teutoinica i capelli biondi gli occhi chiari, glaciali. Ha un'aria severa, che forse le viene dalle origini quacchere, ma è capace di grandi risate.
Forse il fisico imponente l'ha aiutata a farsi strada nel ruolo di regista, piuttosto precluso ancora alle donne, anche in Inghilterra.
Lavora a molte regie d'opera, come La voix humaine di Jean Cocteau, musica di Poulenc.
“La prima volta? Ci siamo odiate. Avevamo più o meno la stessa età. Lei aveva concluso con la Royal Academy of Dramatic Art, con tutte le onorificenze possibili, era stata accolta al National Theatre. e arrivò alla Royal Shakespeare Company dove io dirigevo il mio primo spettacolo, Tito Andronico. Fiona veniva descritta come il gioiello della corona alla RSC, ma il suo repertorio si limitava alla commedia, io ero molto dark all'epoca".
Fiona arriva al nostro appuntamento trafelata, i capelli scarmigliati, un paio di jeans, il volto affilato con gli occhi azzurri mobilissimi che il cinema ha usato in ruoli opposti, la zia Petunia Dursley in Harry Potter o la pazza assassina in The Black Dahlia.
In realtà, è una donna alta, magra, con un sorriso timido.
Fiona è un ciclone, vuol dir la sua sul sodalizio con Deborah Warner sulle tante volte che le loro strade si sono incontrate.
“Credo che la caratteristica fondante del nostro legame sia la voglia di osare, sperimentare nuove strade, senza paura di farci male. All'inizio, l'abbiamo fatto sottoponendo classici come Elettra e Medea a riscritture vere e proprie, non del testo ma delle intenzioni più profonde.
Qualche anno fa, con The Wasteland di T. S. Eliot, abbiamo sfidato un'opera che non era propriamente teatrale: un grosso rischio, ma il pubblico ha premiato la nostra spavalderia.
Anche con Powerbook di Jeanette Winterson abbiamo osato: il romanzo aveva una forma perfetta, potevamo scegliere tra gli episodi ammalianti che raccontava, e ha un legame classico colle storie del passato. Ma c'è anche la dinamica d'una relazione amorosa che appartiene alla nostra realtà, con Internet, la velocità della comunicazione.
Ora presentiamo Readings, un altro esperimento.
Ci siamo chieste: si può costruire una serata basata ,su testi poetici, proponendo un percorso di verità e provocazione?
Il Théàtre di Chaillot ci ha dato carta bianca: siamo andate a Parigi con un paio di valigie piene di libri per 3 settimane di prove.
Poi mi è preso il panico e ho detto a Deborah: "Senti, non puoi chiedermi di imparare a memoria 50 minuti di nuovi testi in 20 giorni!".
Così abbiamo scelto autori con i quali ho più familiarità, che frequento da anni.
C'è Porzia, che ho recitato nel recente Giulio Cesare di Shakespeare diretto da Deb, la scena d'amore tra Beatrice e Benedetto in Molto rumore per nulla dove faccio entrambi i ruoli, un po' di Lady Macbeth, molte poesie di Emily Dickinson, brani di Beckett, pezzi della riscrittura poetica di Ted Hughes delle Metamorfosi di Ovidio.
È un tentativo di rivitalizzare un modo antiquato di proporre recital poetici”.
Deborah la interrompe, le fa un gran complimento.
“La facilità con la quale Fiona recita questi testi è impareggiabile: la sua conoscenza di Yeats risale all'infanzia, già a 5 anni lo recitava a memoria. Ha una padronanza quasi ancestrale di quel repertorio. Il nostro lavoro è stato fondere quesFiona in Readingsti testi come in una jazz session.
Lo spettacolo è un esercizio di virtuosismo, inutile negarlo, ma non cinicamente fine a se stesso, come certi one-woman-show.
Il nostro intento è illuminare i testi scelti di luce nuova, grazie all'accostamento con altri materiali che generano sorprendenti corti circuiti di significato.
C'è un momento dello spettacolo in cui il racconto del dramma di Narciso di Ovidio-Hughes confluisce senza soluzione di continuità in un pezzo da The Wasteland di T.S. Eliot.
È incredibile quello che accade”. Una conoscenza di quasi vent'anni non è uno scherzo, ammette ‘Deb’ Warner.
“Se non avessimo lavorato così tanto insieme, raggiungendo l'intimità, la conoscenza, la fiducia reciproche, autentici pilastri sui quali si fonda il nostro rapporto, non avremmo mai potuto fare The Wasteland. A nessun regista sano dì mente verrebbe in testa un'idea del genere. E forse solo 5 attori al mondo sono in grado di sostenere un'impresa simile.
Fiona è stata spesso l'ispirazione che mi ha condotta fatalmente verso progetti che non avrei avuto il coraggio dì fare, senza di lei. Come per certe opere.
Non fai Tristano e Isotta se non hai già Isotta, o Fidelio se non hai Eleonora.
Ricordo il panico che provai quando cominciai le prove di quella nostra prima Elettra.
Il testo mi sconcertava, sembrava impenetrabile, non sapevo da dove cominciare. Avrei lasciato tutto, ma era impossibile, mi sarei giocata la carriera.
C'erano tutti quegli attori, il coro, Fiona, e io, che dovevo dirigere lo spettacolo, ero del tutto bloccata. A quel punto accadde un miracolo.
In quell'oscurità, Fiona si tuffò senza paracadute nel personaggio, creando un mondo di pura invenzione nel quale si poteva puntare il tutto per tutto sulle emozioni.
Un'intuizione che mi aprì un orizzonte davvero nuovo. La nostra Elettra si espanse, divenne la dimostrazione vivente che la tragedia greca funziona anche grazie a un motore esclusivamente emozionale.
Però ci vuole un'attrice portentosa, che sappia trattenere l'emozione in sé fino al momento della performance. Come una grande voce, quando canta la sua aria, ogni sera”.
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