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22) Richard Stallman, elogio della libertà

se i governi non tutelano più i diritti dei cittadini, se le aziende del software nascondono il loro codice sorgente, se Hollywood riempie i propri contenuti di sistemi anticopia, come si possono difendere le libertà degli utenti? Ci pensa Stallman

di Gabriele De Palma

Monthly Vision, maggio 2006
Richard Matthew Stallman, o Rms, come preferisce farsi chiamare, è uno dei personaggi di maggior rilievo della storia culturale e informatica degli ultimi vent'anni.
L'autore della Free software foundation (Fsf), nonché uno degli hacker più famosi al mondo, deve la sua fama di rivoluzionario radicale a un equivoco, come capita spesso ai "personaggi".
Il Free software e la licenza di distribuzione a esso connessa (Gnu General public license) sono nati dal tentativo non di rivoluzionare, ma di conservare lo status quo dello sviluppo dei programmi informatici messo in pericolo dalla pratica - invalsa a inizio anni ottanta -di non distribuire più il codice sorgente insieme al software.stallman
Stallman, che in quegli anni era un ricercatore all'Artificial intelligence lab del Mit e aveva l'abitudine, come tutti i suoi colleghi, di modificare i programmi personalizzandoli alle proprie esigenze, non tollerò tale cambiamento e decise di portare avanti l'antico modo di sviluppare il software. Lo fece principalmente per difendere i diritti, dei programmatori ma anche degli utenti, e riuscì nel suo intento cristallizzando le sue posizioni ideologiche in una licenza, la Gpl, che garantisce la possibilità di utilizzare, personalizzare, modificare e ridistribuire il software.
Volle conservare le libertà messe in pericolo dal nuovo modo di concepire il software come un bene da proteggere anziché da condividere, propugnato dalle nascenti industrie e realizzato attraverso la non inclusione del codice sorgente.
Annessa alla Gpl c'era inoltre la clausola copyleft, che differenzia il free software da quello di pubblico dominio, impedendo che i programmi liberi possano essere resi in futuro proprietari. Tutta la rivoluzione "conservatrice" di Stallman è quindi ispirata alla libertà, libertà di non perdere i propri diritti innanzitutto, e la differenza che intercorre tra il free software e l'open source - filosofia che ha dato luogo alla Open source initiative - sta proprio nei diversi accenti che le due organizzazioni (per molti altri versi analoghe e spesso erroneamente indistinte tra loro) pongono sullo sviluppo del software.
L'Open source initiative è più interessata a un migliore processo di sviluppo, la Fsf è preoccupata principalmente delle libertà degli utenti.
Questa connotazione fortemente politica della visione di Stallman lo ha reso il paladino di una vasta comunità di programmatori. Nell'anno in cui è in discussione la terza versione della fortunata licenza Gpl, Vision ha intervistato Rms.
La Gpl2 - quella attualmente in uso - ha conquistato successi inizialmente non prevedibili. Dopo quindici anni dalla sua stesura quali sono i suoi risultati migliori? Quelli che ti rendono più orgoglioso dell'idea di copyleft?
Una licenza free software da la possibilità a chiunque di pubblicare una versione modificata del programma. Chiamiamo questa licenza copyleft se implica che le versioni modificate del programma rilasciato con tale licenza ne conservano la stessa licenza in modo tale che nessuna successiva modifica possa essere non libera. La Gnu General public license è la principale licenza copyleft, ma ne sono fiorite molte altre. Ci sono inoltre dozzine di licenze free software che non sono licenze copyleft. Queste permettono, in qualche misura, di utilizzare il codice sorgente anche in programmi non liberi. Credo che il copyleft sia il responsabile dell'esistenza della comunità free software, la quale ha reso possibile per chiunque realizzare la maggior parte delle funzioni di computing, senza dover abbandonare le proprie libertà. Il copyleft non è l'unico modo per motivare le persone a lavorare sul software libero. Ci sono importanti programmi liberi che non sono copyleft. Ma la maggior parte dei programmatori vogliono essere sicuri che il lavoro che stanno facendo rimanga libero, e quindi utilizzabile, modificabile e ridistribuibile solo con la stessa licenza liberamente da tutti, e non possa essere privatizzato da nessuno.
E quali sono i peggiori esempi di adozione del copyleft? Qualcosa che non immaginavi potesse accadere quando ti è venuta l'idea del copyleft
Non conosco casi in cui il copyleft si sia rivelato eticamente sbagliato. Ci sono stati alcuni (pochi) casi in cui i programmatori hanno deciso, per particolari motivi strategici, di non adottare il copyleft per il loro software. E ci sono pessimi programmi copyleft, che non sarebbero stati migliori se fossero stati distribuiti con altre licenze.
La prima bozza della nuova Gpl3 affronta due problemi importanti: Digital rights management e i brevetti sul software
Vuoi dire i Digital restriction management: è molto importante non usare le parole della propaganda nemica, non c'è nessun diritto (right) nei Drm, si tratta solo di restrizioni d'uso
I Digital restriction management sono pervasivi: trusting computing per l'hardware, software proprietario e Drm per i contenuti, come sarà possibile combattere queste restrizioni con la Gpl3?
Forse pervasivi è un termine esagerato. I Drm si trovano principalmente nei dvd, negli pseudo cd e nelle console di giochi. Sono abbastanza per costituire un problema per la libertà di molte persone, ma è pur sempre una piccola parte di quello che si può fare con un computer. Io comunque non compro nessuno dei prodotti con Drm, né li accetto come regali, e non ho nessuna intenzione di iniziare a farlo. Se con "combattere queste restrizioni" intendi prevenire i Drm, allora non è questo il risultato che vogliamo ottenere. Non possiamo rendere i Drm illegali modificando la licenza dei software. Questo sarebbe compito dei governi, che però oggigiorno non sono più molto democratici, non curano gli interessi dei cittadini. Fino a che le cose stanno così le aziende potranno sempre inserire i Drm, non possiamo impedirlo. L'unico obiettivo è che almeno il free software non possa essere disponibile all'implementazione dei Drm.
L'industria dell'entertainment utilizza alcuni software liberi proprio per proteggere i propri contenuti, come potranno accettare i cambiamenti della Gpl3 dopo aver combattuto così aspramente il peer-to-peer?
Io spero che la nuova Gpl abbia un effetto sensibile in questo ambito, ma onestamente credo che dovremo fare ancora molto per mandare all'aria i loro progetti. Il peer-to-peer è etico, e dovrebbe essere legale, tutti dovremmo combattere contro quelle aziende che cercano di sottrarci i nostri diritti.
Recentemente Linus Torvalds si è dissociato dalla clausola anti-Drm, definendosi un Oppenheimer
Non so cosa abbia detto, ma se si riferiva alle critiche di Oppenheimer alla bomba a idrogeno, allora potrebbe voler dire che Linus sta giungendo alla consapevolezza che gli scienziati e gli ingegneri debbano considerare le implicazioni sociali del proprio lavoro. Questo sarebbe un cambiamento in meglio.
Temo che il riferimento a Oppenheimer fosse in senso diametralmente opposto, in ogni modo la defezione di Linus può danneggiare la Gpl3?
[...] Linux, il kernel che Torvalds scrisse nel 1991, è rilasciato con la Gpl2, ma Linux non è un sistema operativo completo; è un componente che riempì le lacune del sistema operativo Gnu, a cui mancava il kernel. La combinazione Gnu/Linux divenne un sistema operativo completo nel 1992. In Gnu/Linux oggi ci sono migliaia di programmi, provenienti da progetti diversi, tra cui centinaia rilasciati fin dal 1984. La maggior parte di questi programmi ha la dicitura Gpl2 o "Gpl2 e successive".
Gpl2 e Gpl3 non saranno quindi compatibili?
No, non lo sono. I codici rilasciati con le due licenze non sono combinabili tra loro. Per questo abbiamo sempre consigliato ai programmatori di usare la dicitura "Gpl2 e successive". Questi programmi saranno compatibili con la Gpl3 non appena verrà pubblicata ufficialmente. Tutti i programmi Gnu hanno questa licenza.
Veniamo ai brevetti sul software. Per quale motivo per altri tipi di invenzioni (come per esempio i farmaci) i brevetti sono considerati utili, mentre per il software no? Il software è un tipo di opera dell'ingegno fondamentalmente diversa dalle altre?
Che i brevetti siano di beneficio per la società in ambiti diversi dal software non è ben chiaro. Per esempio, le case farmaceutiche dicono che i brevetti farmaceutici sono necessari per finanziare la ricerca ma in realtà investono solo una piccola parte dei loro introiti in questo campo, e molto di più per l'advertising. La gran parte della loro ricerca è finalizzata a trovare un altro pseudo farmaco per i problemi secondari e cronici di milioni di persone delle classi agiate. Quella ricerca finalizzata alla cura delle malattie che uccidono milioni di poveri invece è fondamentalmente finanziata dalle tasse, la paghiamo tutti noi. Nel frattempo i brevetti uccidono milioni di persone, facendo levitare il prezzo delle medicine. I brevetti farmaceutici sono quindi molto pericolosi. Ma questo è un caso del tutto speciale. Tutti ritengono che i brevetti su tecnologie meccaniche promuovano realmente il progresso. Tuttavia anche in questo caso è difficile misurare gli effetti del sistema brevettuale. Il motivo principale per cui le persone credono che siano positivi è che i beneficiari dei brevetti promuovono un ingenuo modello economico sulla cui validità si può dubitare. Comunque, almeno possiamo essere sicuri che i brevetti sui motori delle auto pongono restrizioni a quelle poche aziende che producono motori. Questi brevetti possono essere buoni o cattivi, ma sicuramente non sono disastrosi. Se le aziende direttamente interessate non se ne lamentano, non vedo motivi per obiettare alcunché. Il software invece è molto diverso dall'ingegneria fisica. Dal momento che il software è semplicemente matematica, costituito di parti che hanno definizioni precise, si possono costruire sistemi molto più complessi dei sistemi fisici. Pochi bravi programmatori in pochi anni possono scrivere un programma con milioni di parti. Questo programma facilmente combinerà migliaia di idee, e se ogni idea può essere brevettata, i programmatori sono in pericolo di essere denunciati da centinaia di diversi detentori di brevetti. Uno studio in tale ottica su Linux, che è un programma di grandi dimensioni ha rivelato che ci sono 283 brevetti che coprono le idee contenute nella varie parti di Linux. Ne consegue che brevetti sul software sono una minaccia per tutti i programmatori e una restrizione all'uso di ogni utilizzatore di computer. Sarebbe stupido prendere la decisione sulla brevettabilità del software basandosi su ciò che va bene per i motori delle automobili.
I brevetti dovrebbero essere un compromesso tra i diritti dell'inventore e quelli della collettività. L'inventore svela i dettagli dell'invenzione al pubblico, che ne beneficia dopo un periodo di monopolio di sfruttamento riconosciuto allo stesso inventore. I brevetti sui software conferiti finora invece sono molto oscuri e non sembrano svelare alcunché
L'aspetto contrattualistico dei brevetti non regge più perché i richiedenti sono riusciti a gabbare il sistema: scrivono le domande per i brevetti in modo tale che non rivelino nulla di utile alla conoscenza collettiva. Il pubblico non riceve nulla in cambio del monopolio che viene riconosciuto all'inventore. In ogni modo, per quanto riguarda il software, questo è un problema secondario. I brevetti sul software sarebbero un contratto capestro per il pubblico anche se svelassero qualche informazione utile.
Negli ultimi anni le due principali aziende di software hanno avuto due iniziative apparentemente contraddittorie con il loro modello di business: Microsoft ha avviato il progetto shared source, in cui apre parti del suo codice, e Ibm ha donato 500 brevetti software alla Fsf. Stanno davvero cambiando le loro posizioni?
Si può legittimamente dire che Microsoft abbia fatto delle concessioni allo sviluppo aperto del software. Io però ritengo la questione secondaria, perché quella primaria non è l'apertura dello sviluppo ma le libertà dell'utente, (e proprio qui si può capire tutta la differenza tra open source e free software, ndr). Microsoft non dimostra di voler rispettare le libertà degli utenti con i suoi programmi più diffusi, e quindi, se anche ne rilascia alcuni del tutto secondari come free software, questo non dimostra un significativo cambiamento nella sua politica. Per quanto riguarda Ibm, preciso che non ci ha regalato 500 brevetti, ma, più esattamente, ci ha promesso che non ci farà causa su 500 brevetti. Quindi Ibm ha fatto un passo nella direzione giusta. Ma questa azienda ha migliaia di altri brevetti sul software su cui non ha fatto la stessa promessa: il passo dunque è solo una parte di quanto va fatto.
La Gpl3 subirà sostanziali modifiche rispetto alla bozza presentata a gennaio?
Non penso che ci saranno grossi cambiamenti, ma non posso saperlo prima di vedere quali problemi e falle verranno individuati dalla comunità negli articoli della Gpl3.
Il processo di revisione a chi è aperto? E chi avrà l'ultima parola?
Io sono l'autore della Gnu Gpl, pubblicata dalla Fsf. Noi chiediamo a tutti di commentare una serie di argomenti in modo da aiutarci a evitare qualsiasi errore, ma la decisione finale spetta a me.
Grazie
Happy hacking!

gabriele.depalma@visionblog.it

Free software foundation: www.fsf.org
Gnu: www.gnu.org
Open source initiative: www.opensource.org
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