| 01) Viadotti senza scampo avvertenze al consumatore. Gli esilaranti svarioni di traduzione nei «manuali per l'uso» di Diego Marani dal Sole24 Ore, giugno 2006 |
| La traduzione, si sa, è figlia di nessuno. Considerata comunque traditrice, si sospetta sempre che nasconda una fregatura e che per farla basti una fotocopiatrice. L'unica qualità che le si chiede è il basso costo. In letteratura almeno conserva una sua nobiltà: sono pur sempre parole di scrittore. Ma appena si scende nelle prosaiche esigenze del quotidiano vivere, ogni abuso è lecito. Qui traduttori armati di vocabolarietti tascabili, seminano strafalcioni preziosi come tartufi. Da collezionista ormai so dove cercare i migliori giacimenti. ![]() E' sempre quando la traduzione è obbligatoria che il traduttore ignoto da il meglio di sé. Come nelle istruzioni per l'uso o nelle contorsioni delle burocrazie bilingui. «Attenzione! Sul viadotto non c'e via di scampo!», proclama un cartello svizzero sull'autostrada che va da Berna a Neuchatel. E davvero il viaggiatore italiano non scampa alle risate, nè può fermarsi a fotografare tanto capolavoro perché come la maldestra traduzione tenta di dire, sul viadotto non c'è corsia di emergenza, in francese «voie de detresse». Fino a qualche anno fa nei vagoni cuccette delle ferrovie svizzere, sullo sportello della cassetta dei relè, era affissa una targhetta che avvertiva: «Attenzione! Questo è un treno elettrico!». Il misterioso monito, senza impaurire il passeggero paventando indicibili pericoli, in fondo riassumeva chiaramente tutta la conflittualità del rapporto fra elettroni e nucleo e le sue possibili ingerenze sul vivere umano. «Attenzione! Noi vogliamo farvi godere!» promettono le istruzioni di un rasoio elettrico tedesco comperato in un grande discount. Mi viene allora il dubbio di averlo preso nello scaffale sbagliato: quello dei vibratori. Ma no, è solo per dire che la rinomata ditta desidera soddisfare le nostre aspettative. Le istruzioni del mio vecchio televisore, dopo aver elencato tutte le sue innumerevoli opzioni e qualità, fatalmente avvertono: «Quando nella scala del televisore apparirà EO, staccate la corrente e interpellate il vostro rivenditore». Una morte annunciata? O forse, prima di esalare l'estremo raggio catodico, l'apparecchio vuole dettare le sue ultime volontà all'unica persona di cui si fida? ![]() Ma è ancora dalla Svizzera che viene il capolavoro: il manuale d'uso di un orologio a cucù comperato all'aeroporto di Ginevra. Un regalo che mia figlia mi chiedeva da tempo. Le brillano gli occhi mentre apro la scatola sul tavolo della cucina. C'e il tedesco, l'inglese, il francese, lo spagnolo e perfino il cinese. Ma già fiutando la chicca, noi andiamo dritti all'italiano. Dopo le precauzioni generiche, un po' legnose però comprensibili, arrivano le istruzioni di montaggio «Piantare obliquamente un chiodo di acciaio di 180 centimetri sul pavimento». Mi piacerebbe averlo un chiodo così. Poi chiamare il servizio assistenza perché vengano a togliermelo. Dal parquet, dal soffitto del garage e dal cofano della macchina. «Solo ora appendere l'orologio e aprire i pacchetti delle catene. Il pendolo non deve strisciare sulla scatola», continua sempre più criptico il manualetto. Finchè da ultimo magnificamente avverte: «Attenzione! L'orologio non deve mai essere messo sulla testa!». |

