| 09) Il nostro cosmo dal mito alla scienza: pianeti, quel che resta del cielo cosa significa e come si rappresenta il sistema planetario. In che modo, dopo il declassamento di Plutone, si può ripensare l’universo? di Franco Pacini La Repubblica,01/09/2006 |
| Sono passati quasi 400 anni da quando Galileo utilizzò, per la prima volta, un cannocchiale per guardare il cielo. I suoi strumenti avevano una lente di pochi centimetri, una decina di volte maggiore rispetto alla pupilla umana. Il loro ingrandimento massimo era intorno a una decina di volte. Attraverso questo strumento, alla fine del 1609, Galileo potè mostrare che la Luna era coperta di montagne, crateri, pianure. ![]() Poche settimane più tardi egli constatò anche che Venere presentava fasi simili a quelle della Luna; che Giove era circondato da quattro deboli astri che gli giravano intorno, i suoi satelliti; che Saturno aveva uno strano aspetto allungato, come se "avesse le orecchie"; che la Via Lattea era composta da una miriade di stelle. Nell'arco di pochi mesi Galileo aveva dimostrato che la Terra non è l'unico mondo nell'Universo. L'importanza di questa scoperta nella storia della civiltà umana è forse senza confronti per le implicazioni scientifiche, filosofiche, religiose. Sono ben note le vicende storiche che portarono alla condanna del grande scienziato da parte dell'Inquisizione e al forzato esilio, poco lontano dal luogo dove oggi si trova l'Osservatorio di Arcetri a Firenze. Le nuove scoperte di Galileo, anche se condannate dalla Chiesa, girarono in fretta per l'Europa, anche al di fuori della ristretta cerchia degli scienziati. Basta ricordare la pubblicazione del 1686 di un delizioso racconto, La pluralità dei mondi abitati, da parte del filosofo Fontenelle. In esso si narrano le conversazioni galanti fra il filosofo e una giovane, graziosa marchesa, intenti a discutere in giardino e sotto il buio del cielo la natura dei corpi celesti e i loro possibili abitanti. Proprio per onorare il 400° anniversario delle scoperte astronomiche di Galileo, l'organizzazione mondiale degli astronomi (Iau) ha chiesto all'Unesco e alle Nazioni Unite di proclamare Ìl 2009 "Anno Mondiale dell'Astronomia" con una serie di eventi da svolgere a livello nazionale e internazionale. Galileo col suo cannocchiale aveva posato lo sguardo su corpi facenti parte del sistema solare, entro una distanza che la luce percorre in alcune ore. La distanza delle stelle più vicine fu misurata circa due secoli dopo: la loro luce arriva fino a noi in alcuni anni e la loro distribuzione in cielo fu spiegata da Kant assumendo che le stelle si distribuiscono in un disco appiattito, la Galassia, contenente circa 100 miliardi di astri. Nei secoli successivi i progressi dell'astronomia e della potenza dei telescopi hanno enormemente ampliato la scala delle dimensioni cosmiche e dimostrato che gli astri sono composti della stessa materia che forma il nostro pianeta. ![]() Per di più, intorno al 1920, l'entrata in funzione in California di un telescopio col diametro di 2,5 metri mostrò che esistono tante altre galassie esterne alla nostra. I maggiori strumenti attuali hanno un diametro di 10-15 metri e possono osservare centinaia di miliardi di galassie, situate così lontano che la loro luce ci raggiunge dopo aver viaggiato per oltre 10 miliardi di anni. In questo modo il volume dell'universo osservato dagli astronomi si è allargato, in un secolo, circa un milione di miliardi di volte, e sono venuti alla luce nuovi inattesi aspetti del cosmo, per esempio l'esistenza di una materia oscura (invisibile) che potrebbe essere completamente diversa da quella ordinaria. Recentemente è stata poi scoperta l'esistenza di una energia misteriosa che costringe l'universo a espandersi sempre più velocemente. In questo contesto l'Unione Astronomica Internazionale ha riunito a Praga il mese scorso circa 2500 astronomi provenienti da tutto il mondo per discutere le più recenti scoperte astronomiche. Dell'avvenimento hanno parlato i giornali, porgendo particolare attenzione alla curiosa vicenda relativa alla classificazione degli astri nel nostro sistema solare. Dove sta il problema? A scuola abbiamo imparato che tali astri si distinguono in stelle e pianeti e che, questi ultimi, sono 9 (Mercurio è il più vicino al Sole, Plutone è il più lontano). Ci sono poi gli asteroidi, piccoli corpi rocciosi che orbitano fra Marte e Giove, il primo dei quali (Cerere), scoperto a Palermo nella notte di Capodanno del 1800. Tutto il sistema planetario è nato circa 4 miliardi di anni fa, quando una nube di gas ha iniziato a condensarsi sotto l'influenza della gravità. Si sono allora formati il Sole e un circostante disco di materia tutto intorno. La contrazione ha reso i gas sempre più caldi, fino a raggiungere una temperatura centrale di circa 10 milioni di gradi. Da allora l'energia perduta dal Sole verso l'esterno viene continuamente rifornita da reazioni che trasformano l'idrogeno in elio e liberano energia nucleare. Fenomeni di questo genere non sono rari nell'Universo. E' stato calcolato che, solo nella nostra Galassia, nasce all'incirca una nuova stella ogni mese. Solo una frazione delle stelle ha però intorno un sistema planetario. Se in queste sere, nelle prime ore di buio, alziamo gli occhi al cielo, vediamo la stella Vega (la più luminosa di tutte) proprio sopra le nostre teste: anch'essa è circondata da un disco e, quando la guardiamo, ricordiamoci che sta nascendo un nuovo sistema planetario. Sono circa 150 le stelle intorno alle quali gli astronomi hanno trovato dei pianeti. ![]() La differenza fondamentale fra stelle e pianeti è che questi ultimi sono molto meno massicci e quindi non diventano sufficientemente caldi per innescare le reazioni nucleari: essi splendono in cielo solo perché riflettono la luce della stella centrale. I calcoli teorici ci dicono che un astro, per diventare una stella, deve contenere una massa almeno pari a un decimo della massa del Sole. La massa di Giove, per esempio, non è sufficiente. Peccato perché altrimenti avremmo potuto immaginare il nostro cielo illuminato da due stelle diverse tra loro, due albe, due tramonti. La distinzione fra stelle e pianeti non è però così netta e esistono astri al limite della transizione. Essi sono assai poco luminosi: sono stati denominati "stelle brune". Tornando alla discussione svoltasi in seno alla Iau, essa è stata particolarmente complessa per quanto riguarda lo status di Plutone, il pianeta scoperto intorno al 1930, non più grande di altri corpi del sistema solare quali Cerere. Alla fine di una lunga discussione, gli astronomi a Praga si sono divisi e la maggioranza è stata propensa a eliminare élutone dalla lista dei pianeti veri e propri, aprendo invece un'ulteriore casella (pianeti nani). Questa comprende, oltre a Cerere e Plutone, anche altri corpi, più o meno della stessa dimensione, che sono stati recentemente scoperti ben oltre i confini classici del sistema solare. Insomma, la situazione è complicata e richiederà forse ulteriori riflessioni. Speriamo che i docenti che faranno parte delle Commissioni per la maturità l'anno prossimo riescano a tener dietro a questo dibattito e non respingano agli esami quegli studenti, fans di Plutone, che si ostineranno a proclamare l'esistenza di 9 o più pianeti nel sistema solare. |


