| 11) In una goccia d’ambra la storia del mondo Alghe e fanghi di 220 milioni d'anni fa raccontano i segreti della vita di Elena Dusi La Repubblica, 18/12/2006 |
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| ROMA — E' un frammento di vita del triassico, quello rimasto congelato in una goccia traslucida di ambra. Una scena fissata 220 milioni di anni fa: i suoi protagonisti sono i più antichi esseri viventi mai ritrovati all'interno di una resina fossilizzata. Alghe, funghi, protozoi che popolavano le Alpi orientali all'epoca dei primi dinosauri sono finiti oggi sotto le lenti del microscopio di un gruppo di scienziati dell'università di Padova e dell'Istituto di geologia del CNR, Guido Roghi, Olimpia Coppellotti ed Eugenio Ragazzi.
"L'aspetto interessante è che tutti questi microrganismi si situano a livelli diversi della catena alimentare. I batteri e le alghe forniscono cibo ai protozoi. I funghi a loro volta si nutrono dei materiali di scarto.Nelle nostre gocce d'ambra non è rimasto semplicemente qualche esemplare, ma un vero e proprio ecosistema in miniatura" prosegue Ragazzi. Con sorpresa degli scienziati, i microrganismi del triassico non appaiono poi così diversi da quelli di oggi. ‘Il cambiamento che hanno subito è minimo, o addirittura nullo’ scrivono i ricercatori su Nature. All'epoca in cui avvenne la fossilizzazione dei sedimenti - laddove oggi c'è Cortina - le terre emerse erano ancora unite nella Pangea e le foreste umide delle Alpi si trovavano al margine occidentale dell'Oceano Tetide. I microrganismi conservati nell'ambra di Cortina vivevano su alberi oggi estinti - conifere chiamate Cheirolepidiaceae - all'interno delle gocce d'acqua raccolte sul tronco. Nella resina sono stati intrappolati prima ancora di cadere a terra. Poi il tempo li ha sepolti fino a quando una decina di anni fa un appassionato paleontologo di Cortina, Paolo Fedele, non li ha segnalati agli scienziati di Padova. Quell'ammasso di fossili a pochi passi del rifugio Dibona, proprio sotto al gruppo delle Tofane, sembrava proprio degno di essere studiato in laboratorio.
Oltre a fossili di pietra e resti di ossa preistoriche, il deposito di Cortina ha regalato ai ricercatori alcune decine di migliaia di minuscole gocce di ambra, larghe in media un millimetro e lunghe dieci. "Tra il '97 e il '98 - racconta Ragazzi - abbiamo organizzato le prime spedizioni da Padova per raccogliere i reperti. Quando siamo riusciti a datarli siamo rimasti stupiti. Le ambre del Baltico risalgono a circa 50 milioni di anni fa. In Libano riusciamo a indietreggiare fino a 130 milioni di anni fa. Ma trovare frammenti di 220 milioni di anni fa rappresentava un evento eccezionale". La resina offre ai piccoli esseri viventi che vi rimangono intrappolati un ambiente ideale per la conservazione. Protetti dall'aria e prosciugati dalle molecole d'acqua, anche gli organismi privi di ossa o altre parti solide rimangono perfettamente preservati. ![]() "Il nostro lavoro -spiega ancora Ragazzi - è consistito nel levigare delicatamente le pareti esterne delle gocce e guardarvi dentro con il microscopio per trovare eventuali microrganismi e cercare di classificarli". Altri strumenti usati sono stati il microscopio a infrarossi e la risonanza magnetica nucleare, che hanno permesso di tracciare la carta d'identità dell'ambra e capire qual era la sua conifera di origine. Ma le analisi dei ricercatori padovani non finiranno qui. Alla provocazione di Jurassic Park le orecchie degli scienziati non sono rimaste sorde. Nella finzione il protagonista riusciva a riprodurre il Dna dei dinosauri partendo da frammenti di materiale genetico del Giurassico conservati proprio nell'ambra. Se nei microrganismi di Cortina siano rimaste tracce di cromosomi è una delle prime curiosità cui si potrebbe cercare di dare risposta. "Le tracce di Dna nell'ambra che abbiamo osservato - dice Ragazzi - risalgono a epoche molto più recenti. Ma non c'è nulla che escluda la conservazione del materiale genetico anche nei resti del triassico. Un passo successivo delle analisi potrebbe essere proprio questo. Aprire la goccia di ambra e verificarvi la presenza di frammenti di cromosomi. Occorrono grande cautela e condizioni di sterilità estrema. Il rischio è contaminare il Dna antico con frammenti moderni".
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