| 13) L'età dell'oro cinese cancellata dal clima Nel 600 d.C. inventarono la stampa e la polvere da sparo. La capitale Xian era la città più popolosa del mondo. Un'equipe di scienziati tedeschi ha studiato i fossili e scoperto un'eccezionale rialzo della temperatura. Siccità, desertificazione e rivolte: così sparì la dinastia Tang di Federico Rampini La Repubblica, 06/01/2007 |
Pechino. Inventarono la stampa e la polvere da sparo con molti secoli di anticipo sugli europei, avevano un'amministrazione pubblica efficiente, eppure crollarono di colpo.![]() Oggi il mistero della fine degli imperatori Tang (che dominarono tra il 618 e il 907 dopo Cristo) è svelato. La dinastia cinese fu vittima di un episodio "precoce" di cambiamento climatico. Siccità, desertificazione, carestie e rivolte contadine condannarono una delle civiltà più evolute del mondo. È uno scenario che i dirigenti attuali di Pechino considerano con allarme, quando proiettano sui prossimi decenni gli effetti del surriscaldamento climatico. La dinastia Tang è una "età dell'oro" della Cina imperiale. Sotto quel regno la capitale Xian — la stessa dell'esercito di terracotta, che ha origini antecedenti — era la città più popolosa del mondo e soprattutto più cosmopolita: vi abitavano migliaia di stranieri, indiani, persiani, arabi ed anche europei. L'apertura internazionale della Cina dei Tang era proporzionale alla sua superiorità sul resto del mondo. All'avanguardia scientifica e tecnologica, con un'economia ben più ricca di quella europea, la Cina si avvaleva degli esami confuciani per selezionare su base meritocratica un corpo di funzionari pubblici di tipo moderno, una tecnocrazia che amministrava l'immenso impero. Grazie all'abbondanza di merci che potevano esportare, i cinesi dominavano di fatto la Via della Seta, l'arteria della "economia globale" di quei tempi. La sfera d'influenza dei Tang si estendeva dal Giappone alla Corea, dal Vietnam al Kashmir, l'irradiazione dei loro commerci e dei loro rapporti diplomatici raggiungeva l'India e il Medio Oriente. La poesia dell'era Tang è studiata tuttora come una delle vette della classicità. ![]() Prosperità, raffinatezza, espansione territoriale, tutto fu spazzato via da sanguinose rivolte di massa come la ribellione contadina di Huang Chao, durata dieci anni. Ora una équipe di archeologi tedeschi e di scienziati cinesi ha scoperto la chiave di quell'improvvisa decadenza. Dopo anni di scavi compiuti vicino al lago di Huguangyan nella provincia del Guang-dong, sulle coste della Cina sud-orientale, alcuni ritrovamenti fossili hanno fornito una prova inequivocabile. Il crollo degli imperatori Tang coincise con un improvviso e brutale cambiamento climatico, di un'importanza paragonabile agli sbalzi di temperatura riscontrati durante l'èra della glaciazione. Dal 751 al 900, proprio quando la dinastia cinese subì le prime sconfitte militari da parte degli arabi, il clima si stava alterando. Sul finire dell'epoca Tang si susseguirono siccità prolungate, gravi crisi nei raccolti agricoli, scatenando fiammate di violenza nelle masse contadine. L'equipe di scienziati tedeschi, guidata da Gerald Haug del Geoforschungszentrum di Potsdam, ha anche trovato le prove che lo stesso cambiamento climatico avvenne in perfetta sincronia sulle due coste del Pacifico, quella asiatica e quella dell'America precolombiana. ![]() La medesima crisi nelle precipitazioni atmosferiche coincide con la fine del periodo classico della civiltà Maya nell'America centrale. La siccità asiatica ebbe la sua gemella sull'altra sponda del Pacifico e il minerale di titanio analizzato in Cina ha caratteristiche identiche a quello del bacino di Cariaco in Venezuela. Per il governo della Repubblica popolare, guidate presidente Hu Jintao e dal premier Wen Jiabao, questa scoperta degli archeologi tedeschi ha solo un interesse storico. Il regirne di Pechino è allarmato le ripercussioni economi sociali e politiche del surriscaldamento climatico. Proprio in questi giorni sei ministeri hanno pubblicato rapporto congiunto che lega all'effetto serra un possibile crollo della produzione agricola e se nei prossimi decenni. “Il cambiamento del clima si legge nel rapporto ufficiale del governo — aumenterà l'instabilità degli approvvigionamenti alimentari. Entro qualche decennio la produzione di grano, riso e mais potrebbe crollare del 37%”. La Cina ha solo l'8% delle riserve di acqua potabile del pianeta, ma deve mantenere in vita il 22% della popolazione mondiale. Il 58% dei fiumi cinesi è tossico. La situazione peggiora con la desertificazione che avanza, conseguenza del rapido scioglimento dei ghiacciai tibetani. Secondo lo Earth Policy Institute quello che sta accadendo in Cina è “la più grande trasformazione di terre fertili in deserto che sia mai avvenuta sulla Terra”. La mancanza di acqua apre scenari inquietanti. Già oggi la superficie agricola disponibile per produrre cereali è ridotta: 600 metri quadri per abitante in Cina contro i 1900 negli Stati Uniti. Per effetto del semplice aumento della popolazione — senza neppure contare l'ulteriore perdita di terreni arabili per l'urbanizzazione e l'industrializzazione — tra meno di vent'anni questa superficie agricola sarà scesa a 530 metri quadri pro capite in Cina, con possibili ripercussioni sui livelli dei prezzi, la stabilità sociale, le tensioni geopolitiche con il resto del mondo. Nel solo 2006 la forte riduzione delle piogge ha determinato un aumento del 15% nella evaporazione delle acque dei fiumi, un record di disastri ambientali e 2.700 morti, vittime della siccità. Nell'arco dei prossimi cinquant'anni i meteorologi sono concordi nel prevedere che la temperatura media della Cina si alzerà di due o tre gradi, un mutamento capace di provocare squilibri sostanziali nell'ecosistema. La preoccupazione politica del regime è comprensibile. Sempre più spesso i disastri ambientali figurano tra le cause di proteste anche violente contro le autorità. Tra i 57.000 casi di scontri con le forze dell'ordine censiti per il 2005 dal ministero degli Interni, una parte avevano all'origine inquinamenti dei fiumi o dei campi provocati dall'industrializzazione. La corruzione dilagante esaspera la popolazione, che vede calpestare le leggi ambientali grazie alla collusione tra la nomenklatura comunista e i nuovi capitalisti. I vertici del partito hanno studiato la storia: un millennio fa, fino alla sua caduta improvvisa, anche la dinastia Tang sembrava immortale. |


