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38) Se Lhasa scomparirà nella bocca del dragone

Intervista allo scrittore-viaggiatore americano Paul Theroux

di Pico Floridi

La Repubblica, 25/03/2008
Nel suo libro di viaggi in Cina e Tibet Il gallo di ferro lei affermava che il treno non avrebbe mai raggiunto il Tibet.
«È vero. I cinesi riescono a spostare le montagne. Hanno letteralmente spianato tutto l'est della Cina per costruire fabbriche e intere città. E quando non riescono a spostare le montagne le colonizzano, come in Tibet. Ho trovato stupefacente che siano riusciti a collegare Golmud nel Qinghai con Lhasa. Ma questo è successo perché i cinesi non hanno il minimo riguardo per l'ambiente o per le opinioni altrui e nessun senso della giustizia.
mappa
una mappa che riproduce i territori di Tibet, Mongolia e Manciuria nel 1845
La ferrovia significa più fabbriche, più apparecchi televisivi, più soldati, più colonizzatori in Tibet - e più turisti. In questo momento stanno costruendo una gigantesca autostrada a otto corsie fra Kunming nello Yunnan e il confine del Vietnam, attraverso la giungla vergine. E questo malgrado il Vietnam».
Può commentare la situazione attuale?
«Quello che vediamo è il risultato dell'invasione cinese del Tibet il 10 marzo 1959 e dell'annessione alla Cina - meglio, all'impero cinese e al suo imperatore Mao Zedong. All'epoca non si levò nessuna voce di protesta: tutto il mondo permise questa violazione. Sette anni dopo, durante la Rivoluzione Culturale, il Tibet fu saccheggiato, i monaci furono uccisi o arrestati, i templi demoliti e i mattoni utilizzati per nuove costruzioni; i soldati si acquartierarono nei monasteri, compreso il sacro Potala. Alcuni templi servirono da porcili per i maiali, per comodità, ma anche per spregio. I tibetani si sentivano oltraggiati, ma cosa potevano fare se il mondo stava a guardare? All'inizio degli anni Ottanta i cinesi iniziarono a costruire le strade e a trasferire un numero ancora maggiore di soldati in Tibet, con lo scopo di industrializzare quella che era una società feudale. Questo sviluppo si è svolto senza verifiche di alcun genere. Quando i cinesi si sono resi conto delle potenzialità turistiche del Tibet, hanno permesso i viaggi e decorato alcuni templi - per i turisti, non per i buddisti tibetani. Ci furono delle dimostrazioni nel 1986-87 e nel 1989, ma furono brutalmente represse. E aggiungo che sia Henry Kissinger che Lee Kwan Yew, il primo ministro di Singapore, approvarono la repressione e sostennero la brutalità del governo cinese. Quindi, vede, nessuno ha mai fatto nulla per aiutare la lotta del popolo tibetano. Si può capire la loro rabbia».
Cosa pensa del boicottaggio delle Olimpiadi e dell'impossibilità dell'embargo commerciale?
«Non sono d'accordo sul boicottaggio. I giochi si devono svolgere. Ma allo stesso tempo la condanna della colonizzazione cinese dovrebbe essere universale. Un embargo commerciale? Sarebbe interessante. Se l'Italia non comprasse i vestiti cinesi, gli italiani andrebbero in giro nudi. E così gli americani. Metà del mondo dipende dalle merci cinesi - gli Stati Uniti più degli altri. La Cina potrebbe distruggere l'economia americana. La Cina è un drago che sputa fuoco, letteralmente. Per secoli si è ritratta in questo modo agli occhi di un mondo che la derideva. Adesso il drago cinese è intimidatore, potente e battagliero».
Lei descrive le risate dei tibetani.
copertina
Il dramma del Tibet invaso dalla Cina, sintetizzato dalla foto di copertina della rivista inglese Picture Post del 1951, che mostra una madre in fuga con suo figlio.
«Una risata sincera è una cosa rara in qualunque società - il riso rappresenta sovente altre emozioni, dalla cautela all'imbarazzo, dalla conquista alla paura vera. La risata cinese mi è spesso sembrata di vendetta o rabbia. Quella tibetana di esasperazione».
Lei celebra l'unicità di Lhasa, il luogo che ha più amato in tutta la Cina.
«Da viaggiatore sono interessato solo ai luoghi disperati, con governi spaventosi. Qualche anno fa sono stato in Turkmenistan con il suo dittatore pazzo e ho potuto testimoniare la sua follia. Non amo le vacanze orizzontali, su una spiaggia, al sole. Ho tentato invano di tornare a Burma. Ho molto amato il Tibet. Ci tornerei subito - per essere testimone di quello che accade, ciò che ogni scrittore dovrebbe fare, anche se mi rendo conto che la parola "martire" deriva dal greco "testimone"».
Ci sono viaggiatori italiani che l'hanno ispirata?
«Sono per metà italiano, i miei nonni erano di Ferrara e Piacenza e quindi la mia ispirazione di viaggiatore è quella di Padre Matteo Ricci che ha introdotto la cartografia scientifica in Cina oltre ad altre raffinatezze come la pittura a olio o certe tecniche di memorizzazione. In genere non mi sento di avere nulla da offrire ai luoghi che visito, ma solo di avere molto da imparare. La lezione del Tibet è che un grande paese unificato, pio e indulgente, con una più o meno felice struttura sociale seicentesca e un leader saggio, è stato occupato con la violenza e sovvertito davanti all'indifferenza del mondo».
Pensa ancora che i tibetani siano imperituri?
«Sì, ecco un esempio. Ero recentemente in India e ho incontrato molti tibetani. Ve ne sono centinaia di migliaia, se non milioni, che vivono come rifugiati in tutta l'India. Molti sono di seconda generazione. Nessuno di loro ha la nazionalità o il passaporto indiano. Hanno un certificato che li identifica come rifugiati. Questo status è stato accettato grazie alla rivendicazione del Dalai Lama secondo cui essi sono ancora tibetani e un giorno torneranno nel loro paese, quando sarà nuovamente una nazione sovrana. Naturalmente glielo auguro. Ma il prossimo grande caso difficilmente sarà la liberazione del Tibet, bensì l'annessione di Taiwan. E chi cercherà di impedirla?».

Tiziano Terzani "Il Tibet è come gli scacchi. Vince chi ottiene il re", dicevano gli inglesi che l'invasero a inizio secolo. Loro il re non lo ebbero perché l'allora Dalai Lama scappò. La porta proibita 1984
Heinrich Harrer La supremazia dell'ordine monastico in Tibet è assoluta: si può confrontare solo con una severa dittatura. I monaci diffidano di ogni influsso esteriore.
Sette anni in Tibet 1953
Giuseppe Tucci Strappate il tibetano alle sue solitudini e vedrete questo mondo spirituale incrinarsi; ciò non avverrà in pochi anni, ma certo nel corso di qualche generazione. Tibet ignoto 1978
Alexandra David-Néel Sarebbe un errore credere che il Tibet sia sempre stata la terra proibita e strettamente sorvegliata quale è divenuta ai giorni nostri.
Viaggio di una parigina a Lhasa1926


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Il Regno VII-XIII Secolo
Nel VII secolo il re Srongstan-Gampo unifica il Tibet scegliendo come capitale Lhasa.
Nel IX secolo l'impero tibetano si frantuma in una serie di principati. Nel 1207 è annesso con la Cina all'impero di Gengis Khan. 
Signorie E Manciù XIV-XVIII secolo
Per un lungo periodo il Tibet rimane diviso tra monasteri e casati nobiliari. Nel 1720, l'esercito cinese manciù occupa Lhasa.
Dal 1751 in poi il Dalai Lama diventa ufficialmente sovrano temporale del Tibet.
Gli Inglesi XX secolo
Nel 1904, le truppe inglesi guidate dal colonnello Younghusband occupano il Tibet in cerca di accordi politici e commerciali con l'India britannica.
Ma i cinesi riescono a riaffermare il protettorato sul Tibet.
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L'indipendenza 1912-1931
Dal 1912 al 1951 il Tibet gode di quattro decenni d'indipendenza.
Nel 1938, una spedizione nazista parte alla ricerca delle prove dell'origine della razza ariana sulle montagne sacre del Tibet.
L'occupazione cinese 1950-1968
Nell'ottobre del 1950 l'Esercito di Liberazione Popolare entra in Tibet. Il 17 marzo 1959 il Dalai Lama cerca asilo politico a Dharamsala, in India.
Nel 1965 è creata la Regione Autonoma del Tibet.
Oggi
Pechino reprime nel sangue la protesta guidata dai monaci buddisti contro l'occupazione cinese.
Nel mondo si discute la possibilità di boicottare le prossime Olimpiadi in Cina per tutelare i diritti umani.
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