| 49) Dove sono gli invisibili vivere ignorati dal potere di Micheal Cunningham La Repubblica, 22/06/2009 |
| Con la lettura di questo testo di Michael Cunnigham si apre oggi la Milanesiana. La manifestazione, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, è arrivata quest'anno alla decima edizione. Attorno al tema dell'invisibile raccoglie a Milano per due settimane nomi prestigiosi della letteratura, della musica, del cinema e delle scienze. Insieme a Cunningham parteciperanno alla serata inaugurale, dedicata a "Il bello e l'invisibile" Robert Hughes e Erica Jong. Nelle serate successive si potranno ascoltare tra gli altri scrittori premi Nobel come John Coetzee, Imre Kertész, Gao Xingjian, e poi John Banville, Umberto Eco, Michel Houellebecq, Anita Desai, pensatori come Bernard-Henry Levy e PeterSloterdijk, il fisico Nicola Cabibbo, il regista RogerCorman. Gli invisibili sono attratti in particolar modo dai bambini, dagli anziani, e dai poveri. Agli invisibili interessano tutti, ma gli individui che hanno meno potere - quelli che combattono, quelli che non si sentono al sicuro - nutrono più interesse degli altri negli invisibili, circostanza che fa brillare queste persone di una fosforescenza grigio-blu particolarmente bella. Le persone potenti e benestanti irradiano invece una luce più cruda e più bianca, che alla sua modesta estremità sgradevole e risulta, alle sue ultime propaggini, dolorosa per gli occhi degli invisibili. Gli invisibili non vedono bene, ma il loro udito è squisitamente sottile. Riescono a sentire le sinapsi nei nostri cervelli quando ricordiamo qualcosa di dolce o di triste. Riescono a sentire le nostre palpebre contrarsi mentre sogniamo. ![]() Gli invisibili credono che noi siamo un sogno che essi stanno sognando. Credono che un giorno essi si sveglieranno, e noi saremo spariti. Alcuni fra loro hanno aspettato per secoli che si verificasse questo risveglio. Alcuni fra i più vecchi iniziano a domandarsi come mai questo sogno duri da un tempo così lungo. Più invecchiano, più vengono assaliti da nostalgia e rimpianto, ma il rimpianto che essi provano non ha assolutamente carattere personale; non ha niente a che fare con ciò che possono avere o non avere compiuto. Hanno il rimpianto del mondo che svanisce. Si chiedono- specie i più anziani - se il mondo fosse una volta più brillante e vital o se semplicemente nel ricordo gli attribuiscono una vividezza che nella realtà il mondo non ha mai posseduto. Coloro che sono veramente vecchi, tra gli invisibili, cessano di distinguere fra passato, presente e futuro. Scivolano dolcemente, e gradualmente, fuori dal tempo. I più giovani insistono sul tempo. Alcuni di essi recitano come un catechismo. Noi riconosciamo il passato perché lo ricordiamo. Noi riconosciamo il presente perché lo abitiamo. Noi riconosciamo il futuro perché non possiamo vederlo. I membri più anziani trovano la cosa divertente. Ad alcuni fra i membri più nuovi piace credere di potere influenzare i visibili più o meno nel modo in cui noi, i visibili, a volte immaginiamo, in quello stato fra il sogno e la veglia, di potere riportare indietro con noi qualcosa dal sogno - il talismano, la carezza, la madre perduta; proprio come noi immaginiamo che con la sola forza del nostro desiderio possiamo trafugare un oggetto dal nostro sogno nel mondo reale. I più determinati fra gli invisibili possono, ogni tanto, produrre piccoli suoni, che noi percepiamo come i sospiri e gli assestamenti notturni delle nostre case; a volte possono farci voltare di scatto, farci chiedere se ci sia qualcuno lì, alle nostre spalle. Questo tuttavia, è il massimo che riescano a fare. E per loro è duro. Preferirebbero comandarci, far tremare i nostri cuori, terrorizzarci, spingerci alle lacrime. In effetti ci comandano. Fanno tremare i nostri cuori, ci terrorizzano, ci fanno commuovere, ma non nel modo in cui a loro piacerebbe. Lavorano su di noi non grazie alla loro scarsa abilità nel farsi sentire o vedere, ma grazie alle tracce che si sono lasciati dietro. Il frammento di coccio, il dente, la fotografia, il giocattolo con una sola ruota. Gli invisibili pensano a queste cose meno di quanto i visibili pensino ai tagliaunghie, ai capelli strappati. Se gli invisibili potessero immaginare quanto a noi importino queste cose effimere, si dispererebbero. Non si disperano. Non esultano. Questi sono stati d'animo che appartengono al mondo visibile. Gli invisibili esistono in uno stato di costante e continua meraviglia. Essi sono pieni di sentimenti, ne sono devastati, ma ciò che provano è molto simile all'emozione dei bambini. Come i bambini, vogliono dominare, ed essere adorati. Richiedono attenzione, ne hanno bisogno. Come i bambini, comprendono che se verranno ignorati troppo a lungo, moriranno. Come i bambini, stanno morendo. Ci impiegano molto, molto tempo. Sbiadiscono molto più lentamente di quanto occorra a noi per dimenticarci di essi. Noi cominciamo a dimenticarli nel momento in cui diventano invisibili. Essi impiegano secoli, alcuni anche millenni, a cercare disperatamente di ricordare, vedere, ascoltare, annusare e provare sapori, a cercare di svegliarsi da ciò che credono essere i loro sogni. Poi, a poco a poco, scivolano fuori dal tempo, e importa loro sempre meno di essere compresi. Vengono cullati dalle tenui luci grigio blu dei bambini. Il loro ultimo senso a sparire è l'udito. Urla e pianti, frammenti di canzoni, ancora li raggiungono quando essi non possono più vedere. Ma alla fine anche il loro udito svanisce e essi diventano, per loro stessi, ciò che le penne o i fazzoletti smarriti sono per noi,una minuscola assenza, un breve periodo di scontento, perché l'assenza di una penna o di un fazzoletto è così tanto più evidente della loro presenza. E poi... Cos'è stato? chiede il bambino Non é niente, gli risponde il padre. Torna a dormire. © 2009 Michael Cunningham, per gentile concessione dell'agenzia letteraria Luigi Bernabò (Traduzione di Ivan Cotroneo) |
