storia dell'arte
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02) La rivoluzione del romanico

una febbre edilizia riempie le città di edifici e chiese; dietro, un'importante fenomeno culturale ed economico. Uno stile che ha applicazioni diverse e varianti riconoscibili in tutta la penisola

di Antonio Paolucci

la domenica di repubblica, 21/08/2006
Fra l' XI e XII secolo le arti alfiere del rinascimento sono la scultura e l'architettura mentre in pittura iconografie e stilemi bizantini durano fino alla seconda metà del XIII. 01
È l'epoca che i manuali chiamano del "romanico", parola che significa allo stesso tempo riscoperta della civiltà romana e orgogliosa consapevolezza delle identità nazionali. Dietro i nuovi edifici sacri (a Milano la basilica di S. Ambrogio, San Michele a Pavia, il duomo di Modena e quello di Ferrara, il Battistero di San Giovanni e San Miniato al Monte a Firenze, le cattedrali di Puglia, per dire solo degli esempi più celebri) dietro questa vasta febbre edilizia che rinnova le città e copre l'Europa di una "candida veste di chiese", c'è un fenomeno sociale economico e culturale di internazionale dimensione e dagli effetti radicalmente rivoluzionari.
In Toscana e in Lombardia come nelle valli del Rodano e del Reno, nell'Ile de France come in Provenza e in Aquitania, nelle libere città dell'Ansa germanica come nelle alte terre di Spagna, succede che i figli dei fabbriferrai e dei concia-pelle, degli scrivani e dei cambiavalute, dei mercanti e degli avvocati, assumono il potere, si fanno classe dirigente sconfiggendo ed emarginando l'aristocrazia della spada e del sangue.02
E' la rivoluzione che un giorno gli storici chiameranno «borghese», la più grande e la più ricca di futuro fra quante l'Occidente ha conosciuto.
Le città rifioriscono e si amministrano con liberi statuti comunali, la Chiesa rivendica la sua autonomia e la difesa con dura determinazione contro l'Impero, nascono le Università dove gli studenti scelgono i loro maestri e i maestri si scelgono fra loro, dove si può fare ricerca e trasmettere i saperi in relativa sicurezza da interferenze politiche e censure ecclesiastiche.
L'esempio architettonico meglio rappresentativo di questa straordinaria stagione è, in Italia, il Duomo di Modena.
Lo edificò l'architetto lombardo Lanfranco fra il 1099 e il 1106. La ‘venustas’ romantica costruita sul maestoso equilibrio delle forme, sulla classica scansione delle misure e delle proporzioni, tocca qui uno dei suoi risultati più alti. Negli stessi anni in cui Lanfranco costruiva il duomo dei modenesi, lo scultore Wiligelmo scolpiva i rilievi con le storie della Genesi, collocati sulla facciata.
E' significativo che proprio in quest'epoca emergano alla storia i primi nomi di artefici, sintomo di un individualismo umanistico che incomincia a reclamare i suoi diritti.
Nulla sappiamo della vita e della formazione di Wiligelmo anche se è lecito supporre che nel suo stile abbiano influito suggestioni francesi di matrice tolosana.
Certo è di fronte alla sintesi plastica dei Progenitori, al brutale realismo di una scultura che punta all'essenziale e traduce l'evento nella fatalità del gesto, ci rendiamo conto che l'arte nuova, occidentale "romanza" e quindi italiana, è già cominciata.
Lo stile romanico ha applicazioni diverse e varianti riconoscibili nella penisola. 03
Sono applicazioni e varianti che già parlano in favore delle scuole regionali, testimoniano del destino "plurale" della nostra storia artistica.
Così il romanico lombardo severo e maestoso, giocato sui toni monocromi del laterizio e della pietra, è diverso dal romanico toscano (il Battistero di Firenze, San Miniato al Monte, la cattedrale di Lucca) che si affida alla bicromia del verde e del bianco e alle nitide partiture geometriche che piaceranno fra tre secoli a Filippo Brunelleschi.
In Puglia (nel San Nicola di Bari, nelle cattedrali di Ruvo, di Altamura, di Trani, di Bitonto, di Troia) lo stile architettonico del Nord padano declina in forme del tutto originali.
Si guardi la cattedrale di Troia, la più bella di tutta la Puglia. Colpisce il contrasto fra rusticità ed eleganza, fra imponenza monumentale e squisita raffinatezza decorativa; bene evidente nelle porte in bronzo cesellato, capolavori di arte bizantina degni di una chiesa di Costantinopoli che Oderisio da Benevento modellò all'inizio del XII secolo.
A Pisa, ‘Bisanzio ghibellina’ come è stata definita, protagonista è il bianco marmo di Carrara.
Il risultato è la piazza detta "dei Miracoli" testimonianza perfetta e ancora oggi impressionante del potere politico e della ricchezza raggiunti dalla città toscana fra XI e XII secolo, quando le navi dei pisani contendevano a Venezia il controllo commerciale dell'Oriente greco.
Nell'epoca in cui gli architetti Diotisalvi e Bonanno progettavano rispettosamente il Battistero e la Torre, il Duomo arricchiva le forme romaniche di suggestioni islamiche, di decori bizantini, di influssi francesi. 04
Se dal Tirreno ci spostiamo ad Ancona, sulla sponda dell'altro mare, il duomo di san Ciriaco conquista la nostra ammirazione. Quel monumento insigne con il suo protiro monumentale, la cupola, le sculture e i litostrati e conservati all'interno, è un singolare incrocio di stile bizantino e di romanico padano.
Quasi che le grandi culture dell'Europa cristiana avessero deciso qui, in vista di un porto che univa e ancora unisce l'Occidente italiano e l'Oriente balcanico, di confrontarsi e di mescolarsi.
Ma ecco, a trecento chilometri a Nord di Ancona, Venezia con la Basilica di San Marco. San Marco (qui riposano le spoglie dell'evangelista portate da Alessandria d'Egitto nell'anno 828) è qualcosa di più del cuore spirituale di Venezia.
Nessun'altra chiesa della Cristianità è stata, più di questa, centro religioso ma anche e soprattutto simbolo dell'identità patriottica e della potestà politica.
Lo stato veneziano era, per tutti, San Marco. Di fronte alle sue cupole nessuno penserebbe alle chiese del nostro Occidente ma piuttosto a santa Sofia di Costantinopoli o alle cattedrali della Russia ortodossa.
Davanti alla prodigiosa iperbolica ricchezza dei mosaici e dei marmi policromi, alla oltranza decorativa che dilaga ovunque, all'accumulo di tesori che si sono stratificati nei secoli in una specie di meraviglioso disordine, l'immaginazione va alla Bisanzio dei secoli d'oro, agli emirati abassidi e fatimidi, ai padiglioni sontuosi del Gran Cane dei mongoli che Marco Polo vide e descrisse.
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