| 04) Leonardo maestro di paesaggi il maestro del Rinascimento fu pittore ingegnere e scienziato. Ma un elemento attraversa molti dei suoi lavori di Cesare De Seta La Repubblica, 22/08/2006 |
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| Leonardo da Vinci fu ingegnere idraulico e militare, scultore, architetto, urbanista, teorico dell'arte, scenografo e pittore sommo. È più semplice dire quello di cui non s'è occupato che delle sue molteplici attività. Nessuna architettura e nessuna scultura rimane del suo prodigioso talento: in compenso abbiamo un numero sterminato di appunti scritti e disegni, alcuni memorabili dipinti. Dire di essi sarebbe impresa disperata: pertanto userò la forma retorica della sineddoche. La parte per il tutto. Nei disegni, appunti e dipinti uno spazio particolare occupano i paesaggi che sono come placenta nella quale sono immersi i soggetti di alcuni suoi celebri dipinti. Luoghi talvolta identificabili, spesso non affatto riconducibili ad un sito reale e preciso, come ha ribadito Martin Kemp (Einaudi).
Siamo intorno al 1500: a quel tempo Leonardo aveva già lavorato alla canalizzazione dei corsi d'acqua in Lombardia. Il disegno è una mappa topografica in cui è evidente la grande ansa del canale progettato che cinge la piana tra Prato e Pistoia il paesaggio geografico è disegnato con forza tanto che il foglio appare forato in più punti dalla penna. Una topografia reale, come quella di Val di Chiana o quella assai più tarda per il progetto di prosciugamento delle Paludi pontine (e. 1514). Il guado dalla mappa territoriale o urbana (si pensi solo alla pianta di Imola disegnata per Cesare Borgia nel 1502) al paesaggio come scena di fondo è intrinseca alla stessa volontà di rappresentare la scena paesistica come guscio in cui inserire la composizione di figure. ![]() Sono molti i dipinti in cui compaiono paesaggi: nel Battesimo di Cristo del Verrocchio non solo l'angelo in basso è di Leonardo, ma certamente il paesaggio in lontananza con un fiume è di sua mano. Nella contemporanea Madonna del garofano (1475-76) il paesaggio che si intravede oltre la doppia bifora testimonia quanto Leonardo fosse attento alla lezione dei fratelli van Eych. Persino alle spalle del ritratto di Beatrice Cenci torna questo riferimento alla pittura fiamminga. Nella incompiuta Adorazione dei Magi l'architettura e il paesaggio assumono un'affascinante pregnanza già tutta leonardesca. Nella Vergine delle rocce (1483-90) il paesaggio assume una rilevanza particolare e ci fa capire quanto anche al mondo Veneto il genio di Vinci fosse attento: il sistema di rocce che contiene la composizione di primo piano è un'invenzione, un paesaggio creato dal pittore. La critica si è spesso industriata a identificare questi luoghi che appaiono nelle sue composizioni religiose e nei suoi ritratti: ho motivo di ritenere che sia un esercizio vano. La più celebre tavola di Leonardo è certamente Monna Lisa dipinta tra il 1503 e il 1516, vera icona del Louvre, a cui Mario Alinei ha dedicato un libro intelligente (Il Mulino): tralasciando le cento ipotesi che si sono fatte per identificare la dama è più che plausibile pensare che la modella sia Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, notabile fiorentino. Il ritratto, che anche Raffaello ammirò a Firenze quando non era ultimato, ha alle spalle uno straordinario paesaggio. Sul fondo rocce acuminate che ricordano taluni disegni databili al 1511 quando è documentato che Leonardo fece delle escursioni nelle Alpi: un paesaggio drammatico, aspro, dolomitico, non certo toscano, né riconducibile alle proprietà dei Gherardini intorno Firenze. Dal fondo si passa ad un secondo piano, con un paesaggio meno accidentato di monti che hanno caratteri appenninici: sulla destra compare un corso d'acqua dall'andamento torrentizio con un ponte del quale si riconoscono almeno tre arcate; dall'altro lato labile compare con andamento sinuoso un altro corso d'acqua, ma non è affatto chiaro che tale sia, potrebbe essere anche una strada incassata tra i monti visto che è di uno spento color ocra. Le acque non sono di tale colore. Le due parti del paesaggio non sono simmetriche. L'ambiguità che è nel sorriso di Monna Lisa, contamina anche il modo in cui Leonardo dipinge e inventa questo contesto paesistico. Esso rimanda per il secondo piano di colline meno accidentate ad un disegno celebre degli Uffizi nel quale di suo pugno Leonardo annota: “dì di Sancta Maria delle Neve a dì 5 d'agosto 1473”: primo disegno datato con certezza. In evidenza leggiamo sulla sinistra un castello che s'erge su un acrocoro roccioso, simmetricamente sull'altro fronte una collina scoscesa con alberi. Il primo piano forma così una gola oltre la quale si distende una piana in cui sono segnate le linee delle diverse colture, sul fondo ancora colline. ![]() In tal caso possiamo dire che il paesaggio è toscano e non siamo lontani nel dire che sono i monti intorno a Vinci o comunque parte dell'arcipelago collinare toscano. Nel paesaggio alle spalle di Monna Lisa il maestro amalgama temi che gli sono cari con assoluta libertà senza alcuna "costrizione" topografica. Un paesaggio ritorna alla sinistra del Bacco, iniziato da Leonardo come San Giovanni Battista, ma le maniche si sono sovrapposte e lo stato di conservazione lascia assai perplessi. L’ultima opera di Leonardo è con ogni probabilità La Madonna col bambino, Sant'Anna e l'Agnello: l'olio su tavola iniziato nel 1508 e concluso nel 1517. Il paesaggio ha un respiro persino più intenso di quello che ha in Monna Lisa: la composizione è di una soave grazia, i gesti di una molle dolcezza. L'albero sulla destra, una conifera, ha una greve maculatura bruna che annulla le trasparenze leonardesche del margine sassoso su cui si leva, ma il paesaggio del fondo è di un'intatta freschezza, con un vagare di tinte che appaiono più luminose oltre la cima dei monti, alla cui sinistra sembra levarsi un banco di nuvole per il farsi più chiaro del colore di base che è un verde acqua. Tra cielo e terra, monti, colline e corsi d'acqua Leonardo svela la sua malia ed è quella di dare a ogni elemento una sua qualità che è sempre fantastica. |
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