storia dell'arte
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06) La diversità di Warhol e Beuys

i due artisti, a partire dagli anni Sessanta, rappresentano il confronto tra l'America e l'Europa

di Achille Bonito Oliva

La Repubblica, 26/08/2006
L'arte contemporanea nella seconda metà del XX secolo, dal dopoguerra alla fine degli anni ottanta, dalle neo-avanguardie alla Transavanguardia è storia prevalentemente occidentale.
Un confronto Europa-America.
L'Europa, mater-matrice di tutte le sperimentazioni linguistiche ed i movimenti delle avanguardie storiche (Espressionismo, Cubismo, Futurismo, Metafisica, Dadaismo, Surrealismo, Costruttivismo, Suprematismo) ripresi poi dalle nuove generazioni dopo gli anni quaranta.
L'America tesaurizza la lezione degli artisti europei in diaspora negli. Stati Uniti e nel dopoguerra elabora una propria autonomia linguistica, corrispondente all'Antropologia Culturale del nuovo continente.01
La guerra fredda e la divisione dei due blocchi portano anche ad un confronto necessariamente ristretto tra i due paesi liberi dell'occidente, Europa e America.
Dagli anni cinquanta fino alla caduta del muro di Berlino luoghi culturali della diversità: il linguaggio, la natura e la storia.
A partire dagli anni sessanta, campioni di tale dialettica sono Beuys per l'Europa e Warhol per l'America.
Joseph Beuys (1921-1986), attraverso l'arte, vuole spiritualmente ricostituire l'unità dell'uomo, ridargli energia e tensione per trasformare i suoi rapporti con il mondo, sia politici sia culturali.
L'ideologia è in lui citazione di una visione politica, progetto di trasformazione del mondo, ma al tempo stesso anche rimando a delle costanti culturali che gli sono proprie: l'artista come eroe e demiurgo, il recupero della natura ed infine l'idea di portare l'energia elementare allo stato della forma, cioè a possibilità di comunicazione.
Perché per Beuys il concetto di arte corrisponde al bisogno di far entrare tutti gli elementi viventi in rapporto e in comunicazione fra loro, senza privilegio alcuno.02
Se l'arte ha la capacità alchemica di modificare gli elementi, il dialogo con il pubblico, come azione politica portata al di fuori delle strutture tradizionali dell'arte, permette un contatto con gli uomini, che estende la comunicazione in senso orizzontale e democratico.
Accanto alle azioni nelle quali l'artista impegna il proprio corpo, Beuys ormai realizza, attraverso l'uso plastico della parola, delle sculture sociali.
La società viene modellata e si automodella nella progressiva presa di coscienza che il pubblico acquista attraverso il dialogo con l'artista. Nelle azioni e nei dibattiti egli fa entrare vari livelli: la natura, la morte, l'economia, eccetera.
Le sue azioni partono sempre dalla considerazione che all'inizio esiste la materia come energia pura, caos indistinto sottratto alle misure della ragione ordinatrice. Egli prende blocchi di margarina, li manipola imprimendovi anche la forma del proprio corpo. Poi passa a sistemare questo materiale, o altri materiali, secondo geometrie, attraverso cui plasma la crescita della materia e la riduce a forma concorrente all'ordine dell'umano.
Un ordine amplificato che ha recuperato, accanto alla paralizzante nozione di ragione (tutta occidentale), anche la vitalità della materia e della natura.
Volontà, pensiero e sentimento concorrono, nell'ideologia di Beuys, nella loro triade, a costituire e a fondare, attraverso la pratica dell'arte, che è sempre comunicazione, uno spazio di contro-realtà che si oppone alla realtà negativa della vita quotidiana.03
L'idea che l'arte trasforma e modifica, nel senso che da forma ed intenzione all'energia del mondo, corrisponde, nella storia della cul tura, al processo alchemico. Anche la parola ha la funzione di plasmare: forma e organizza socraticamente la comunicazione, il rapporto fra Beuys e il pubblico.
Lo statistico, anzi la fantasia dello statistico, è l'immaginazione di Andy Warhol (1928-1987), che cataloga sistematicamente i dati della realtà.
La realtà americana poggia sulla tecnologia e sulla sua mentalità.
L'idea portante è il modulo. Il modulo è, infatti, l'unità di misura, lo standard, la rappresentazione concettuale ed infinitesimale di un infinito geometrico. Un infinito costituito dalle megalopoli, estensione urbana che trova nella quantità il proprio valore.
Cosi il grattacielo diventa il modulo, a misura urbana, non più a misura d'uomo.
Con la sua presenza fredda e distaccata, Warhol assume il modulo, lo standard a livello antropologico: la cancellazione di ogni psicologia individuale e la celebrazione snobistica dell'inespressivo.
Così l'artista tende a trasformare il modulo in multiplo, l'individuo ripetuto in uomo-massa, in uomo moltiplicato, portato dal sistema produttivo in una condizione di esistenza stereotipata.
All'unicità, al prodotto unico, subentra l'opera ripetuta, la cui ripetizione comporta non più un'angoscia esistenziale, ma il raggiungimento di uno stato di indifferenza che diventa l'ottica attraverso cui Warhol fissa il mondo.04
Per meglio esibire tale fissità, per costituire la propria indifferenza a processo formativo, l'artista pone fra se stesso e la vita il diaframma della macchina fotografica o della cine presa.
Sotto l'obiettivo della macchina non è più possibile un'affermazione individuale che rasenti la privacy, bensì l'ostentazione di gesti stereotipati che,in quanto tali,sono già Pubblici e destinati al consumo.
Warhol ribalta completamente ogni intenzione di segretezza in un'ostentazione che è la premessa di quel consumo, cui la civiltà americana non intende sfuggire.
L'occhio cinico dell'artista restituisce una condizione obiettiva dell'uomo medio americano, alla quale pragmaticamente egli stesso non sfugge, a cui non intende sfuggire, in quanto i modelli ed i parametri adoperati non sono fuori della realtà americana, ma dentro.
E dentro esiste la tecnologia con la sua neutralità, elevata a processo formativo, dell'esperienza artistica e della stessa esistenza.
La fantasia dello statistico corrisponde in Warhol ad una registrazione del comportamento sovrastrutturale dell'uomo, quale riflesso di una struttura economica che egli, attraverso la sua arte, non chiede di modificare.
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