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L'Arlesiana,
ritratto di Madame Ginoux, Novembre 1888
Tela, 93 x 74 cm, Non firmato, Parigi, Musée d'Orsay
Donato da Mme. R.de Goldschmidt Rothschild,
agosto 1944, entrato nella collezione nel 1974
'Ho finalmente un'Arlesiana!' scriveva esultante van Gogh all'inizio di novembre, dopo aver finito il ritratto che ora è esposto al Musée d'Orsay.
Fino a quel momento il pittore non era mai riuscito a persuadere le donne a posare per lui, ma Gauguin, più esperto in relazioni sociali, riuscì a cambiare questo stato di cose.
Il soggetto di questo ritratto è Marie Ginoux, la quarantenne moglie del proprietario del Café de la Gare, il ristorante in cui van Gogh andava a mangiare ogni giorno.
La scelta di una tela di 'size 30' è sintomatica delle aspirazioni che van Gogh poneva in questo ritratto, dato che precedentemente l'aveva usata, nel caso di ritratti, solo per quello di Pére Tanguy.
Le donne di Arles, coi loro costumi tradizionali, avevano affascinato van Gogh fin dal suo arrivo nella città: di questi abiti così pittoreschi e pieni di colore lo affascinava anche il significato di immutabilità che trasmettevano.
Infatti egli cercava di creare ritratti di figure che avessero un significato universale, a cui non si addicevano mai gli abiti consueti di tutti i giorni, legati ai capricci della moda.
Van Gogh era anche del parere che la proverbiale bellezza delle Arlesiane era nascosta sotto questo costume tradizionale:
'Non voglio dire che non posseggano delle belle forme, ma non è in questo il fascino delle donne del posto, consiste piuttosto nella foggia ampia del costume, nei suoi colori accesi e nella bellezza del suo tessuto, nella 'sfumatura' del colore della loro pelle più che nelle forme'.
In effetti in questo dipinto van Gogh pose molta attenzione a questo 'fascino locale': mise la modella in posa in modo che le particolari caratteristiche del costume folcloristico risaltassero - lo scialle bianco ripiegato nel corsetto nero e i capelli raccolti, legati con un nastro nero dai lembi sciolti sulle spalle.
Anche il colore della pelle è particolare: 'grigiastro e senza luminosità'.
Van Gogh aveva scelto il tipo che maggiormente si avvicinava all'idea tradizionale della bellezza, e il cui viso aveva i classici tratti romani.
Van Gogh fece una seconda versione di questo ritratto, probabilmente per ripagare Madame Ginoux della posa, pratica comune fra i pittori meno facoltosi.(vedi a sinistra)
Nella seconda versione contrasti di colore più crudi si sostituiscono alla tavolozza in un certo senso timida della prima opera, dato che van Gogh stava continuando gli esperimenti che aveva iniziato con 'Il contadino' (vedi sotto a destra).
Non si sa perché nella seconda versione van Gogh abbia sostituito il parasole ed i guanti con dei libri: a giudicare dalle copertine colorate, devono essere romanzi francesi moderni.
Sarebbe strano che il pittore volesse, introducendo questo dettaglio, suggerire l'idea che Madame Ginoux era un'appassionata lettrice, ma non è del tutto da escludere.
Van Gogh aveva una certa tendenza a esprimere giudizi affrettati in questo campo: infatti, già a Parigi, una volta che era andato a trovare il suo amico pittore Francois Gauzi, solo per aver visto sul suo tavolo un libro di Balzac, era andato dicendo in giro che Gauzi era un grande ammiratore dello scrittore.
Ma dato che in questa occasione van Gogh si stava impegnando non tanto a ritrarre un individuo, quanto a dipingere un archetipo, è più probabile che questo particolare abbia un significato diverso.
I romanzi francesi simboleggiavano per van Gogh l'epoca moderna, e probabilmente l'artista voleva contrapporre gli importanti valori tradizionali, personificati dall'Arlesiana, ai simboli del XIX secolo, come aveva già fatto occasionalmente nelle vedute dei campi di grano, dipingendo l'apparente immutabile lavoro del contadino con un treno che passava sullo sfondo.
Van Gogh stava chiaramente cercando quel tipo di contrapposizioni che più tardi avrebbe definito 'uno strano e felice incontro fra lontane memorie del passato e crudo modernismo'.
Voglio richiamare l’attenzione su questo quadro perché nel momento in cui l’ho visto, dal vivo quindi con i suoi veri colori, mi ha colpito particolarmente.
La sala era molto affollata e chiassosa, ma, quando mi ci sono trovata davanti, è come improvvisamente sparito tutto per rimanere solo il quadro in un alone di silenzio e contemporaneamente, per quel giallo così potente e ‘tanto’, un urlo altissimo capace di sovrastare ogni rumore.
Amo molto i quadri di van Gogh e lì accanto ce n’erano appesi altri più o meno noti e tutti bellissimi, ma, per me, questo è stato una vera rivelazione.
Uno sfondo così chiaro e intenso si contrappone alla figura più scura che, pur essendo in primo piano, si allontana, in un gioco di profondità che è all’opposto di quello che generalmente ci si aspetta creando uno strano disagio e, contemporaneamente, un legame a quella luce di giallo così impetuosa e violenta che quasi esce dal quadro ad illuminare lo spazio vicino e costringe, anche a distanza, a continuare a guardarlo. Eccezionale.
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