storia dell'arte
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16) Una collezione di capolavori

In esposizione un centinaio di dipinti: venti appartengono al maestro francese, gli altri ad artisti da lui influenzati e c’è anche un'opera di Van Gogh

di Paolo Vagheggi

La Repubblica, 01/03/2007
Parigi, primo decennio della seconda metà dell'Ottocento.
Trai visitatori del Louvre, non ancora preso d'assalto, c'è un giovane appena ventenne, figlio di un banchiere di Aix-en-Provence. Il suo nome è Paul Cézanne. Sogna di diventare un grande pittore, di trasformare l'Impressionismo "in qualcosa di solido e duraturo come l'arte dei musei".
cezanne
questo 'Autoritratto con berretto' eseguito dal maestro attorno al 1898, arriva dal Boston Museum
Si ferma davanti ai capolavori di Paolo Veronese, alle Nozze di Cana, opera contemplata "in estasi", scrisse poi Henri Gasquet, sussurrando parole d'ammirazione per quel maestro, sommo nell'arte di trasfondere "la pienezza dell'idea nei colori", nel rappresentare figure che risultano "gioiose come se avessero respirato una musica misteriosa", o "rivestite d'una dolce gloria" sotto la "medesima luce attenuata e calda".
E si esercita realizzando delle copie di Veronese.
Firenze, 2 marzo 2007, Palazzo Strozzi. Una delle copie veronesiane di Cézanne, la Cena in casa di Simone, probabilmente eseguita tra il 1860 e il 1870, da poco ritrovata in una raccolta privata, apre la mostra Cézanne a Firenze, che celebra il centenario della morte dell'artista attraverso i dipinti che appartenevano a due collezionisti americani, Egisto Paolo Fabbri e Charles Alexander Loeser, entrambi arrivati nel capoluogo toscano intorno al 1890.
A quel tempo Firenze non era più la capitale del Granducato di Toscana e neppure la capitale d'Italia. Erano anni difficili, apparentemente sordi culturalmente, in realtà pronti per nuove straordinarie esplosioni, ovvero la Metafisica e il Futurismo. Ma la città appariva come una capitale anglofona, segnata dalla presenza di una comunità che fu ironicamente marchiata con il termine "anglobecera", ma che non per questo si sentì offesa come avevano testimoniato l'amore di Keats e Shelley, che davanti alla piramide del parco delle Cascine aveva trovato l'ispirazione per l'Ode al vento dell'Ovest.
Era Firenze la vera capitale del Grand Tour. E la regina Vittoria in persona vi soggiornò nel 1888, nel 1893 e nel 1894, col suo seguito e vari personaggi del governo.
bagnanti
il motivo delle 'Bagnanti' soggetto di derivazione classica si collegava ai ricordi di gioventù del pittore, ai bagni fatti con Zola. Influenzò Picasso che partendo da questo ciclo arrivò al cubismo
Nel maggio del 1891 arrivarono anche il Principe Leopoldo di Prussia, cugino del Kaiser, e l'Arciduchessa Stefania d'Austria, vedova di Rodolfo.
Quasi senza volerlo era dunque una città internazionale quella dove si trasferirono Paolo Egisto Fabbri e Charles Alexander Loeser, casualmente nello stesso periodo, pittore il primo, storico dell'arte il secondo, entrambi ricchi di famiglia ed entrambi collezionisti di Cézanne.
Fabbri arrivò a possederne 32, Loeser 15. La presenza di queste raccolte nel 1910 arricchì la prima mostra italiana dell'Impressionismo che si tenne a Firenze nelle sale del Lyceum, e dieci anni più tardi, nel 1920, fornirono linfa vitale alla sala che la Biennale di Venezia dedicò a Cézanne.
Ed è questo clima artistico che vuol ricostruire la mostra di Palazzo Strozzi attraverso un centinaio di dipinti: una ventina di Cézanne appartenuti a Fabbri e Loeser, il Giardiniere di Van Gogh, esposto nel 1910, ottanta opere di artisti amici dei due collezionisti o influenzati dalla visione dei quadri del maestro come Edoardo Gordigiani e Alfredo Muller, Maurice Denis, o gli americani Mabel e Bancel La Farge, nonché i dipinti di Egisto Fabbri.
Nei Cézanne di Firenze esplodono i verdi, i gialli, i rossi. Dominano opere che possono apparire, annotò Ardengo Soffici, "incompiute", ma che in realtà sono dei capolavori creati dall'artista "aggrappandosi a quel che le sue forze gli garantivano ".
Ecco dunque Madame Cézanne sulla poltrona rossa, monumentale ed espressivo ritratto della moglie, Hortensie Fiquet, ora a Boston, che folgorò il poeta Rainer Maria Rilke, appartenuto a Egisto Fabbri che lo teneva appeso nella sala da pranzo del palazzo fiorentino di via Cavour, o le Bagnanti che arrivano dal Metropolitan di New York, della raccolta che Charles Loeser, così ha raccontato Bernard Berenson, conservava nello spogliatoio e nella camera da letto mostrandola solo a pochi intimi.
Quella camera da letto, come la sala da pranzo di Fabbri, è idealmente ricostruita in una delle cinque sezioni della mostra che ricostruisce la storia di Loeser e di Fabbri e che chiude con quei toscani che elaborarono in un loro linguaggio lo stile di Cézanne, e da Ardengo Soffici a Oscar Chiglia, e agli scultori Libero Andreotti e Romano Romanelli.
van gogh matisse sargent
Vincent Van Gogh:
Questo dipinto noto come "Il giardiniere" fu eseguito intorno al 1889. Esposto a Firenze nel 1910 è oggi di proprietà della Galleria nazionale d'arte moderna di Roma
Henri Matisse:
Questo dipinto fu realizzato in tomo al 1901.
Ha per titolo "Alberi presso Melun".
Matisse partecipò come gli altri alla prima mostra sull'Impressionismo del 1910
John Singer Sargent:
Il pittore statunitense era originario di Firenze dove studiò all'Accademia.
Questo dipinto raffigura "Il giardino dei bambini Vickers" e risale al 1884
Al contempo presso il museo nazionale Alinari della fotografia di piazza Santa Maria Novella e una mostra dedicata a Firenze al tempo di Cézanne presenta una sequenza di scatti d'epoca che contestualizzano quest'avventura: dal ritratto di Egisto Fabbri all'interno della villa fiesolana di Arnold Bòcklin, dove l'artista morì nel 1901, maestro di un i simbolismo romantico che influenzò fortemente Giorgio de Chirico.              
Proprio a Firenze nell'anno dell'esposizione impressionista, il 1910, De Chirico avvertì la prima "rivelazione" metafisica guardando piazza Santa Croce: “Ebbi la strana impressione di guardare quelle cose per la prima volta, e la composizione del dipinto si rivelò all'occhio della mia mente...”. Prese forma L'enigma di un pomeriggio d'autunno.
Al contempo era una città dove nascevano e morivano straordinarie riviste letterarie: Marzocco (1896), Leonardo (1903), Hermes(1904), La Voce(1907).
Ma era anche una "fortezza del passatismo ", come la definì Marinetti, ed ormai prossima ad essere il centro di memorabili scontri tra futuristi. Questa era la Firenze di un Cézanne che in Toscana non era ancora riconosciuto come maestro del moderno ma di cui Picasso aveva già inghiottito e digerito la lezione dipingendo uno dei suoi capolavori, Les demoiselles d'Avignon, che inaugurò il periodo cubista.
È ben chiaro il richiamo alle figure delle Bagananti a cui Cézanne dedicò numerose tele, presenti a Palazzo Strozzi nelle versioni prestate dal Detroit Institute e dal Metropolitan di New York, provenienti dalla raccolta Loeser, giovane e ricco rampollo di una famiglia di immigrati tedeschi arrivati negli Stati Uniti con due dollari e un orologio d'argento, che accumulò una fortuna prima grazie alle pellicce e poi a una catena di grandi magazzini.
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Camille Pissarro: Fu buon amico e maestro di Egisto Fabbri che incontrò a Parigi. Questo dipinto che raffigura "Il giardino dell'artista a Eragny" fu realizzato in tomo al 1898 Michele Gordigiani Quasi una foto. Il maestro raffigura nel 1895 "Eduardo, Egisto Fabbri e il pittore Alfredo Muller" artisti e amici nella vita, soliti frequentarsi tra Firenze e Parigi

Non aveva problemi econimici Charles. Frequentava Parigi, i pittori e l'alta società.
I Cézanne li acquistava da Vollard. Ne era geloso e li mostrò a pochi e scelti ospiti. Tra questi vi fu anche Winston Churchill che tra l'altro di dilettava di pittura ma che, a quanto pare, non ne fu "conquistato" come ricordano memorie dell'epoca.
Charles Loeser fu anche un grande collezionista di arte antica. Quando morì nel 1928 lasciò gli otto Cézanne, quelli "di maggior valore" al “presidente degli Stati Uniti e ai suoi successori nella carica per ornamento della Casa Bianca a Washington”.
Uno, la  Casa sulla Marna è stato prestato per l'esposizione di Palazzo Strozzi.
Nel testamento non dimenticò Firenze. Il quartiere del Mezzanino di Palazzo Vecchio ancor oggi ospita la "donazione Loeser": ritratti di Pietro Lorenzetti, Pontormo, Bronzino, sculture di Tino di Camaino e del Rustici.
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Maurice Denis: Fu un buon amico di Egisto Fabbri, spesso suo ospite, ispirò la ricostruzione della chiesa di Serravalle:Questo autoritratto fu realizzato nel 1916
Simile la storia di Egisto Fabbri, figlio di immigrati ed anche lui ricchissimo, che fin dall'adolescenza “scelse la pittura come professione" anche se i risultati non furono eccelsi. Ma fu tra i protagonisti della vita culturale europea e soprattutto parigina e come Loeser, disse sarcasticamente Berenson, “egli amava intrattenersi con i re di tutta Europa”.
Pissarro fu suo maestro, Mary Cassati lo presentò a Degas, conosceva Sargent, frequentava Walter Pach, scrisse a Cézanne, di cui acquistava i quadri da Vollard, ma non fu ricevuto. Eppure continuò quella collezione che portò a Firenze e che poi fu costretto a vendere. Sotto la spinta della conversione al cattolicesimo, negli anni Venti, avviò la ricostruzione in stile romanico della chiesa di Serravalle in Gasentino, distrutta da un terremoto. Finanziariamente fu un disastro. E l'unica strada per risolvere una situazione "molto penosa" fu la cessione dei Cézanne. Allora non vi furono acquisizioni da parte dei musei italiani. E ancor oggi Cézanne è praticamente assente nelle esposizioni permanenti delle nostre istituzioni. Come scrisse Giuliano Briganti fu "una dolente storia di incomprensione, di ignoranza e di occasioni mancate".
Cézanne si vede solo in occasione di una mostra. Come quella di Palazzo Strozzi.
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