storia dell'arte
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19) In viaggio con Piero

Quella luce che incantò Camus, Huxley e Pasolini

di Paolo Vagheggi

La Repubblica, 00/00/2007
Arezzo - Quando Aldous Huxley arrivò davanti alla Resurrezione di Piero della Francesca ebbe una folgorazione: «È il miglior dipinto del mondo», annotò nel suo diario. E Pier Paolo Pasolini fu ispirato dalla Battaglia di Eraclio e Cosroe: “Quelle braccia d'indemoniati, quelle scure/schiene, quel caos...”.
costantino
le battaglie: Gli affreschi di Arezzo segnati dalla "Vittoria di Costantino
Ma l'effetto Piero ha colpito Gabriele d'Annunzio, Albert Camus...Non è un caso. È Piero della Francesca il fondatore della modernità artistica per il sintetismo prospettico tra forma e colore, come ebbe a teorizzare per primo Roberto Longhi, ed è questa la storia che racconta la mostra " Piero della Francesca e le corti italiane", che apre ad Arezzo il 31 marzo nelle sale del museo statale d'arte medievale e moderna.
È un'indagine sulla capacità dell'artista di incidere nella cultura del suo tempo, il suo decisivo contributo alla formazione dell'arte ferrarese, umbra, marchigiana.
polittico misericordia
Polittico della misericordia: La "Madonna della Misericordia" è al centro del grande polittico, che fu commissionato a Piero dalla Confraternita di Borgo S.Sepolcro all'inizio dell'estate del 1445
Al contempo l'esposizione è accompagnata da un itinerario che attraversa le sue terre e i suoi capolavori: la città stessa di Arezzo, con il ciclo de La leggenda della Vera Croce che è nella basilica di San Francesco e la Maddalena che è in Duomo; Monterchi, con la Madonna del Parto; Sansepolcro, con la Resurrezione e il Polittico della Misericordia.
Sansepolcro, anticamente Borgo San Sepolcro, è il paesino dove cominciò il percorso artistico di Piero, dov'era nato nel 1412, come dimostrano le ultime ricerche di James Banker e come racconta la prima delle nove sezioni di questa evocazione di un tempo di splendori e di profondi turbamenti.
È un viaggio tra i gialli, i rossi, i cieli tersi di capolavori assoluti del maestro arrivati ad Arezzo — il Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta, prestato dal Louvre, il Dittico dei Duchi d'Urbino degli Uffizi, la Madonna di Senigallia della galleria nazionale delle Marche — circondati da un centinaio di opere di artisti che lo influenzarono o che attinsero alla sua lezione: Domenico Veneziano, Fra Carnevale, Pisanello, Leon Battista Alberti, Bono da Ferrara, Jacopo Bellini, Luca Signorelli, Rogier Van der Weyden, Pietro Perugino, Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano, Pedro Berruguete.
È un complesso telaio di ascendenze e discendenze (che Roberto Longhi portò fino a Cézanne), dagli esordi semplici e modesti: uno dei primi pagamenti di Piero, nel giugno del 1431, fu per "dipegnere l'aste dei ceri" della Confraternita dei Laudanesi di S. Maria della Notte di Borgo San Sepolcro.
resurrezione
Resurrezione: L'affresco si trova nella Pinacoteca di Borgo. Realizzato dopo il 1470 colpì fortemente lo scrittore Aldous Huxley che nel suo "Viaggio in Italia" lo definì "il miglior dipinto del mondo"
Lavorava con Antonio d'Anghiari, in qualche modo uno specialista di stemmi e stendardi, ma l'anno successivo era già "pittore" e non più apprendista. E già allora probabilmente avviò ricerche prospettiche se è vero, come scrisse il Vasari, «attese Piero nella giovinezza alle matematiche».
A Borgo e nelle sue vicinanze restò a lungo, tra il 1437 e il 1438 probabilmente arrivò a Perugia, a fianco di Domenico Veneziano, insieme al quale lavorò a Firenze dal 1439.
Sono date importanti per capire la maturazione dello stile di Piero di cui ad Arezzo viene presentata una Madonna con Bambino, una tavola proveniente dalla collezione Contini Bonacossi ora di proprietà straniera, in Italia esposta una sola volta, nel 1954.
È per un gruppo di storici il primo dipinto dell'artista a noi arrivato, ora datato dai curatori, Carlo Bertelli e Antonio Paolucci, 1435, lasciando intuire visite e incontri antecedenti a quelli ormai statuiti e che lo videro, negli anni, oltre che nel capoluogo toscano a Urbino, Pesaro ed Ancona, a Roma e Ferrara, a Rimini e Loreto.
Frenetici spostamenti, pittore davvero "globale", Piero entrò nella piena maturità artistica a metà del XV secolo. Lo testimoniano in mostra il San Girolamo e il Ritratto di Sigismondo Pandolfo Matalesta ("figlio" dell'affresco che eseguì dopo la metà del Quattrocento a Rimini), a Sansepolcro il Polittico della Misericordia, ad Arezzo La leggenda della Vera Croce che l'artista realizzò nell'arco di quattordici anni, dal 1452 al 1466.
madonna bambino
Madonna con Bambino: Questo dipinto è oggi considerato la prima opera di Piero e viene datato dai curatori della mostra 1435 Apparteneva al mercante fiorentino Contini Bonacossi ed è stato esposto in Italia soltanto nel lontano 1954
In questo splendido ciclo colpiscono le scene di battaglia (che richiama una sezione della mostra), quella di Eraclio e Cosroe e quella di Ponte Milvio in cui il paesaggio che si intravede tra le zampe dei cavalli, la tranquillità del quotidiano, si oppone al furore di uno scontro che diventa vittorioso nel momento in cui Costantino protende in avanti la Croce.
Ma è la luce di Piero, chiara, solare, a giocare un ruolo fondamentale in questo affresco eseguito nella fase più matura dell'artista, sopravvissuto a mille ingiurie: dalla costruzione del campanile che insiste sulla zona dominata dal "Sogno di Costammo", il primo notturno della storia, agli incendi che affumicarono gli smaglianti colori della Leggenda.
Per ottenere fantastici effetti di luce sui 275 metri quadrati della cappella, al «buon fresco» Piero affiancò una esecuzione a secco e tecniche tipiche della pittura su tavola: usò lacche, pigmenti legati con sostanze grasse.
Arrivarono così i verdi, gli azzurri, i rosa, i bianchi delle vesti, che hanno il candore di quella che indossava Giovanni VIII Paleologo, imperatore d'Oriente, che arrivò a Firenze nel 1439 e che probabilmente Piero ammirò quando era insieme a Domenico Veneziano.
È da collocare nel periodo di questo ciclo la Flagellazione, dall'enigmatica e controversa lettura (ma non è stata spostata da Urbino) e, nella seconda metà degli anni Sessanta la Resurrezione di Sansepolcro e la Madonna del parto che è a Monterchi, straordinariamente affascinante nella sua semplicità.
madonna parto
Madonna del parto: È una delle opere più celebri di Piero in cui Kenneth Clark ha scorto consonanze con la "grande scultura buddista"
All'interno di una volumetria conica di un color rosso cupo appare la Vergine, gli occhi abbassati in segno di umiltà verso la presenza del Figlio, che abita il corpo ingrossato dalla gravidanza sotto la larga veste. Una mano si appoggia al ventre per segnalarne il prezioso contenuto mentre due angeli, che prendono forma dallo stesso cartone invertito, alzano la tenda con un gesto largo e di araldica fissità. Le tre teste sono prospetticamente disposte a triangolo.
Sono invece degli anni Settanta, dell'ultimo periodo, la Madonna di Senigallia, dal volto più squadrato ma anche più dolce dove il dominio dei grigi diventa più intransigente castigando l'effetto coloristico, e il Dittico con i ritratti di Battista Sforza e Federico da Montefeltro, che aveva radunato un cenacolo di cultura "internazionale": accanto a Piero lavorarono Francesco di Giorgio Martini, Laurana, Guido di Gand, Berruguete.
È un dipinto segnato dall'estrema finezza della tavolozza e da un paesaggio profondo e chiarissimo, dove le catene dei monti quasi si dissolvono tra terra e cielo. È un ambiente rarefatto, che rende quasi inafferrabile il soggetto, anche se la compostezza imperturbata del Duca porta sul volto tracce che rivelano vicende personali, il suo carattere e la sua interiorità.
Il condottiero è presentato di profilo con il cappello calato sulla fronte, di cui è leggibile un breve tratto verticale, e tra fronte e naso compare un brusco salto, quasi un'innaturale interruzione, innaturale perché determinata da una ferita di spada subita da Federico in guerra, e non da un tratto anatomico originario.
malatesta
Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta: L'attribuzione di questa tavola è contestata proviene dalla collezione Contini Bonacossi l'esportazione dell'opera è stata oggetto di un lungo processo come la Madonna oggi indicata come il primo dipinto di Piero
Il ritratto di Battista, egualmente di profilo è quasi sicuramente posteriore alla sua morte tanto che Adolfo Venturi lo definì "maschera cerea di defunta". È un capolavoro in cui convivono naturalismo e trasfigurazione, introspezione e componente psicologica del soggetto regolato da precisi rapporti matematici che rispecchiano l'armonia dell'universo.
È una sacralità teorizzata da Piero nel De Prospettiva Pingendi (in mostra) dove si spiegano le tre parti della pittura: "disegno, commensuratio et colorare". "Commensuratio" ovvero la misurazione geometrica, proporzionale e prospettica, quasi a sottintendere un'identificazione della pittura con la prospettiva i cui piani sono il luogo d'incontro tra disegno e colore.
«E i maggiori lumi che di tal cosa ci siano sono di sua mano...», commentò nelle Vite Giorgio Vasari.
È il maestro dei maestri, della luce, di cui fu privato, come in una sorta di contrappasso dantesco, negli ultimi anni di vita.
Piero della Francesca morì il 12 ottobre del 1492, cieco.
Quello stesso giorno Cristoforo Colombo scoprì l'America. Una delle tre caravelle, la Santa Maria, secondo la tradizione, portava conficcato nell'albero maestro un pezzo di legno della croce di Cristo, argomento trattato dal maestro nel suo capolavoro, La leggenda della Vera Croce, il ciclo che ad Arezzo ancor oggi domina la chiesa di San Francesco.
Molti scrittori furono folgorati dallo splendore della "Leggenda della Vera Croce ".
In mostra anche le opere di artisti che lo influenzarono o ne rimasero segnati come Veneziano Signorelli, Perugino e Alberti.
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Le battaglie: Gli affreschi di Arezzo segnati da Eraclio e Cosroe
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