storia dell'arte
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20) Monet e l'ossessione per la luce

rubrica: L'ultima parola a cura di Giulia Crivelli

di Richard J. Weiss

Ilsole24ore, 26/04/2007
Il francese Claude Monet (1840-1926) è stato uno dei maggiori esponenti dell'Impressionismo e forse uno dei pittori fra i più amati di tutti i tempi per la delicatezza e l'espressività lieve dei suoi quadri. Dopo aver trascorso la fanciullezza con la famiglia a Le Havre, a quindici anni si trasferì a Parigi e li iniziò la sua precoce carriera di ritrattista e pittore.
Nel brano che segue, tratto da «Breve storia della luce» (edizione Dedalo), lo scienziato e divulgatore britannico Richard J. Weiss analizza il rapporto tra Monet e la luce e, più in generale, tra i pittori e la luce.


Nel giugno del 1968, dopo essere stato cacciato da una taverna a Fécamp, in Francia, Claude Monet cercò di togliersi la vita.monet
Lo slancio creativo a volte è tale che gli artisti, privati della possibilità di creare, trovano impossibile continuare a vivere. Molti altri artisti, invece sono stati condotti alla fossa dalla fame.
Monet era talmente ossessionato dall'arte da arrivare a dipingere la stessa scena fino a cinquanta volte, cercando di cogliere le diverse sfumature della luce. Animato dalla passione per gli effetti ottici e cromatici prodotti dal sole, Monet trascorse l'intera esistenza dipingendo all'aperto, cosa che di per sé rappresentava già un distacco dalla tradizione.
Dipingere all'aperto significava dovere fare i conti con il vento, la pioggia, con una riflettività in continuo mutamento.
Talvolta Monet doveva attendere intere giornate prima di riuscire a cogliere la luce solare da una determinata angolazione.
Mentre Rembrandt era affascinato dagli effetti psicologici derivanti dall'alternarsi di luce e oscurità, la passione di Monet erano i colori.
Sono stati scritti infiniti volumi sull'Impressionismo e sull'uso sapiente dei colori complementari, in grado di fondersi con l'apparato visivo dell'uomo.rembrandt
Lo stesso effetto potrebbe essere tecnicamente ottenuto mescolando omogeneamente i colori prima di applicarli sulla tela, ma non sarebbe lo stesso: nei quadri impressionisti, i segmenti di colori contrastanti vengono elaborati dall'occhio.
L'estetica, come sempre, va oltre la razionalità.
Monet e Rembrandt "imbrogliarono", dipingendo quadri che di fatto distorcevano i fatti fisici. Questa "prestidigitazione" era il frutto di anni di pratica e non dipendeva da effetti diversivi o dalla velocità dei movimenti.
Al contrario, l'osservatore doveva concentrare la propria attenzione su un soggetto immobile. Proprio il fascino e il mistero della distorsione sarebbero stati alla base dell'intero universo dell'arte astratta.
Monet nacque nel 1840 a Le Havre. Il mare fu quindi un elemento dominante della sua infanzia, che da adulto l'artista ricordò con le seguenti parole: «Sono sempre stato indisciplinato. Non si riusciva mai a fare in modo che ubbidissi a qualche regola. La scuola per me fu sempre una prigione e non sopportavo di starvi rinchiuso mentre il sole splendeva e il mare mi tentava. Era così divertente arrampicarsi sugli scogli e sguazzare dove l'acqua era più bassa. Per la disperazione dei miei genitori, vissi in questo modo indisciplinato ma sano fino all'età di quindici anni. A scuola scribacchiavo a margine dei libri e decoravo la carta copiativa blu con disegni di fantasia. Disegnavo le facce degli insegnanti nel modo più scandaloso possibile, distorcendone le fattezze fino a renderle irriconoscibili». (...) monet
La pittura astratta ha continuato la rivoluzione avviata dagli impressionisti estremizzandola ed eliminando dai quadri ogni forma riconoscibile.
Nel 1913 il cubista Braque mise così in guardia il pubblico: «Come si può vedere un "Nudo che scende una scala" se non c'è il nudo e non c'è la scala?».
La forza della pittura astratta risiede in un trasferimento diretto delle emozioni attraverso il colore e le forme, senza interventi da parte dell'intelletto cosciente.
Come funzioni questo processo psicovisivo rimane un mistero, ma il suo ruolo costituisce un fattore dominante della nostra esistenza. Non passa giorno senza che ciascuno di noi si trovi a osservare un'immagine creata dall'uomo e deliberatamente distorta.
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