| 24) Caravaggio, l'enigma delle due cadute per la cappella di Tiberio Cerasi il pittore realizzò due differenti versioni dello stesso soggetto: una su tavola (ora Odescalchi) e una su tela oggi in chiesa. Perché il maestro, dal 1601 al 1605, tornò due volte sullo stesso tema? di Rossella Vodret Il Sole 24 Ore, 05/11/2006 |
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La storia della Conversione di San Paolo Odescalchi e della decorazione della Cappella Cerasi sembra apparentemente molto semplice.
Il potente Tiberio Cerasi, ministro del Tesoro di papa Clemente VIII, l'8 luglio del 1600 acquistò in Santa Maria del Popolo la Cappella Foscari (dedicata ai Santi Pietro e Paolo e situata nel transetto accanto all'altare maggiore) con il diritto di modificarla a suo piacimento. Fatto l'acquisto, Tiberio incaricò l'architetto Carlo Maderno di ingrandire il piccolo vano semicircolare e chiese ad Annibale Carracci, reduce dall'impresa della Galleria Farnese, di dipingere una Assunta per la pala d'altare.
A meno di un anno dall'acquisto della cappella e a pochi mesi dall'avvio dell'impresa decorativa, il 3 maggio 1601 Tiberio Cerasi morì nella sua villa di Frascati, dove si era ritirato per curare dolorosi calcoli. Suo erede universale divenne l'Ospedale della Consolazione. Con un codicillo aggiunto al testamento — dettato proprio in punto di morte — monsignor Cerasi "comandò" agli eredi di completare la cappella conformemente al disegno disposto da Carlo Maderno. Da ciò deduciamo che nel maggio del 1601 la cappella non era ancora finita. Dopo circa sei mesi dalla morte di Tiberio, il 10 novembre 1601 Caravaggio viene pagato (meno del pattuito) dai responsabili dell'Ospedale della Consolazione per i due dipinti eseguiti per la Cappella Cerasi. Le due opere — il documento stranamente non specifica se fossero su tavola o su tela, citandole semplicemente come quadri — non vengono però consegnate, presumibilmente perché i lavori nella cappella non erano ancora terminati. Restano per ora nello studio del pittore con la promessa (di Caravaggio) di provvedere alla loro sistemazione sulle pareti della cappella a espressa richiesta dell'Ospedale. La Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo sembrano essere rimaste nella disponibilità di Caravaggio per diversi anni, probabilmente fino ad aprile-maggio 1605, quando un falegname viene pagato per sistemare i quadri della Cappella Cerasi, che verrà consacrata solo l'11 novembre 1606. A questo punto nasce l'enigma. I due dipinti che dal 1605 sono nella Cappella Cerasi sono su tela e non su tavola di cipresso, come invece espressamente indicato nel contratto stipulato tra Cerasi e Caravaggio. Le due versioni su tavola, che furono certamente dipinte per prime dal grande maestro lombardo, presero strade diverse: vedute a Roma ed emigrate in Spagna, le tavole vennero divise, e alla fine una sola, la Conversione di San Paolo rientrò in Italia passando per Genova e quindi approdando a Roma.
Dell'altra tavola si sono perse le tracce.Dunque, della tavola Odescalchi sappiamo quasi tutto, la data, il committente, i passaggi di proprietà, ma ignoriamo una cosa piuttosto importante: perché venne sostuita dalla versione su tela che oggi è nella cappella Cerasi? Il biografo-pittore Giovanni Baglione (1642) ci informa che le due prime versioni su tavola «non piacquero al padrone» ma è singolare notare che la notizia del rifiuto delle tavole non viene riportata da nessuna delle altre fonti secentesche. Ma allora, è davvero attendibile la tesi del rifiuto proposta dal Baglione? E poi, a che "padrone" si riferisce lo scrittore? A Tiberio Cerasi, morto nel maggio del 1601, o ai responsabili dell'Ospedale della Consolazione, suoi eredi, che pagarono i quadri nel novembre del 1601? Per contribuire a sciogliere l'enigma è sembrato importante portare la tavola Odescalchi nello spazio cui era destinata, ossia nella Cappella Cerasi, dove con ogni probabilità non è mai stata, mettendola a confronto diretto con la versione finale su tela. Le due Conversioni di San Paolo di Caravaggio sono stilisticamente e compositivamente distanti tra loro anni luce. La tavola Odescalchi è ancora profondamente legata ai moduli manieristi, mentre le due tele sono inserite pienamente nella nuova visione della realtà elaborata da Caravaggio. Per quanto il Merisi ci abbia abituati a cambiamenti repentini, è doveroso chiedersi quando furono veramente eseguite le opere su tela. Un'ipotesi potrebbe essere questa. I due quadri pagati nel novembre del 1601 dai responsabili dell'Ospedale della Consolazione dovrebbero essere quelli su tavola. Mano a mano che la Cappella veniva completata, Caravaggio stesso si deve essere reso conto che i dipinti su tavola mal si sarebbero adattati all'angusto spazio pensato da Maderno. E allora, tra il 1601 e il 1605 (data quest'ultima della sistemazione delle opere sulle pareti) concepì le due nuove versioni su tela. Tale ipotesi consentirebbe di spostare in avanti la datazione delle due tele inserendole più coerentemente nel percorso stilistico del genio lombardo. L'esposizione della Conversione su tavola nella cappella Cerasi a diretto confronto con la sua sostituta, non solo ci da la possibilità di approfondire e ripensare il paragone tra le due versioni alla luce del recente restauro, ma può aiutare a capire il problema della misteriosa "sostituzione". Tra le numerose differenze che si possono cogliere tra i due dipinti, due appaiono di particolare rilievo. La prima emerge senza dubbio nel raffronto della Conversione su tela (restaurata a sua volta nel 1999) con il nuovo eccezionale equilibrio cromatico-luministico acquistato con il restauro dalla tavola Odescalchi, finalmente liberata dalle vernici offuscate. La seconda, osservata per la prima volta attraverso un confronto diretto nella complessa spazialità della cappella progettata da Maderno, riguarda la struttura compositiva delle due Conversioni. Rispetto alla tavola Odescalchi, la disposizione delle figure nel dipinto su tela suggerisce un punto di vista molto ravvicinato. Tanto per rendere l'idea, mentre il dipinto Odescalchi appare simile a una fotografia ottenuta con un obiettivo 50mm a 6-7 metri di distanza dal gruppo fotografato, l'effetto ottenuto nella tela successiva corrisponde a una fotografia eseguita con grandangolo a un metro e mezzo di distanza. Tale cambiamento potrebbe essere spiegato non solo come una diversa scelta stilistica per ottenere maggiore drammaticità proiettando lo spettatore all'interno della scena, ma anche come un adattamento alle condizioni di fruizione del quadro all'interno della cappella Cerasi, che effettivamente, date le sue dimensioni e considerata la collocazione del dipinto, costringe l'osservatore a una visione ravvicinata. Tale ipotesi suggerirebbe che la seconda versione sia stata realizzata dopo che Caravaggio poté tener conto dei lavori architettonici completati, spostando quindi in avanti di qualche anno la datazione dei due dipinti su tela. In tal modo apparirebbe anche assai più comprensibile la distanza stilistica tra le due opere, che oggi emerge con maggior prepotenza alla luce del restauro della tavola Odescalchi. Rossella Vodret, Soprintendente al Patrimonio artistico e storico del Lazio |
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Dell'altra tavola si sono perse le tracce.