storia dell'arte
indietroindiceavanti
27) Robert Longo

l'arte totale del genio americano

di Achille Bonito Oliva

La Repubblica, 07/09/2009
Il Musée d'Art moderne et d'Art contemporain di Nizza presenta una grande retrospettiva di Robert Longo (1979/2009), aperta fino al 29 novembre.
L'opera di Robert Longo si pone sotto il segno dell'arte totale: uno slittamento intrecciato di generi compenetrati tra loro.
longo Disegno, gestualità, mimica, natura, architettura, musica, si attraversano incessantemente in uno spazio che prima di essere fisico è mentale. Comunque quello che regge l'intera intelaiatura dell'opera è il frammento, la frantumazione della dimensione spaziale e temporale, un'afasia capace di portare l'azione fuori da ogni sistema di previsione.
Un teatro di relazione è quello di Longo, all'insegna di un'azione evidente ed indeterminata nello stesso tempo.
Persone ed oggetti gravitano fuori delle loro coordinate abituali e navigano nel campo della possibilità: deflagrazioni atomiche, onde del mare, armi e rocce, figure isolate nella contorsione di un gesto tra il dolore e la danza, come nella serie Combines e Men in the cities.
Evidentemente la ripetizione è la standardizzazione del gesto, la riproduzione meccanica del comportamento che Longo mette in evidenza attraverso il rallentamento, una sorta di evidenziamento silenzioso dello stereotipo.
La rappresentazione è il frutto di piccole immobilità dinamiche, di una somma di drammi modulari, capaci di fondare una sorta di spazio afasico e imprevedibile, con un respiro interno senza centro, costellato di periferie attive ed intense, ironicamente illustrate con autoironico ottimismo americano dalla serie delle Black Flags e dall'universo infantile delle Sleeping Children.
Due culture attraversano attivamente l'opera di Longo: quella occidentale e quella orientale. La prima partecipe dell'idea scompositiva della complessità ad entità modulare, la seconda della percezione amplificata e dettagliata del tempo.
Insieme concorrono a fondare una fenomenologia del gesto tutta giocata sull'elemento heideggeriano della imperscrutabilità.
Non esiste psicologia nel comportamento, ma una soglia di conoscenza sotto la quale non è possibile scendere od entrare. Ripetizione e rallentamento evidenziano tale condizione e la affermano fino al limite dell'automatismo. Ma ciò che evita il comportamento meccanico è l'introduzione della afasia, di un imprevedibile scarto di ritmo e di attenzione che sposta continuamente l'attenzione.
Il doppio gioco è il necessario margine di ambiguità ed ambivalenza che ogni opera deve avere, il bisogno della forma ed il desiderio di sfuggirvi, il rituale rassicurante e lo scarto improvviso fuori dal codice, la ripetizione e l'afasia dunque.
Queste due polarità reggono interamente l'azione, impreribilità del Freud Cycle.
Uno sguardo che non si ferma ai dettagli psicologici, che non crede alla verità dei fatti semmai all'energia e alla violenza latente sottesa ad essi come nella serie Bodyhammers. Uno sguardo che funziona per accelerazioni e rallentamenti, per frontalità e lateralità, per chiarezza ed accecamento, per attenzione e disattenzione, per guardata curva lineare.
Lo sguardo penetra e nello stesso tempo si ferma sulla soglia di incidenti unici e spettacolari del paesaggio come nella serie Monsters. Penetra dentro un sistema di relazioni spaziali e temporali che scorrono come nastri orizzontali sovrapposti tra loro e senza alcun ordine gerarchico. Si ferma sulla soglia di una strutturale impenetrabilità che regge non soltanto la visione ma anche la conoscenza del mondo.
Quello che l'artista può fare è agire per drammi elementari, per segmenti, in modo da arrivare alla struttura del gesto primario, che poi procede per legamenti e slogature, per ripetizione, variazione e combinazione come nel funzionamento di un ginocchio che gira su se stesso e funziona lungo linee geometriche ed anche improvvise spirali ed avvitamenti.
indietroindiceavanti