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| titolo: Basta stragi | ||||||
| sottotitolo: Orrore - Disperazione - Rifiuto | ||||||
| autore: Carla Petretich | ||||||
| tecnica: elaborazione fotografica digitale | ||||||
| anno di realizzazione: 2007 | ||||||
| visualizzazione: proiezione contemporanea di immagini separate | ||||||
| audio: vibrazione | ||||||
L'elaborazione digitale, a mezzo dei programmi di grafica predisposti per il ritocco fotografico, permette di travalicare ogni limite o restrizione all'intervento sulle immagini e permette anche di collegare fotografie, che appartengono a mondi diversi e lontani, per realizzare composizioni alternative capaci di proporre un messaggio totalmente differente da quello espresso originariamente: si può quindi considerare, a mio parere, come un'evoluzione ed una esasperazione del "collage".
La fotografia ha la capacità di fissare definitivamente attimi di vita che mai più potranno rivivere perché mai più si presenteranno le stesse identiche condizioni che hanno dato origine ad un avvenimento.
Amalgamati e accostati tra loro, però, questi fotogrammi sono in grado di creare realtà diverse, irripetibili e talvolta anche improbabili se pensiamo che le loro origini sono notevolmente distanti nel tempo e nello spazio.
Le fotografie utilizzate nella realizzazione di quest'opera sono tratte, per il primo piano, da un servizio fotografico di moda di un settimanale e, per lo sfondo, sono state usate tre fotografie personali dei giochi di ombre e asciutto/umido sull'asfalto scattate dalla finestra di casa.
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I personaggi perdono la loro importanza attraverso l'attenuazione dei tratti somatici distintivi delle varie individualità e si trasformano in gesti astratti ed essenziali, simbolo di emozioni drammatiche determinate.
Le immagini fotografiche, private del loro naturale sfondo ed elaborate individualmente, vengono trasferite in uno scenario estremamente diverso, da un palcoscenico quasi teatrale si spostano sul quotidiano, con le sue imperfezioni, anomalie e particolarità.
Il gesto trasforma il senso per cui era stato immaginato, entrando in un contesto nuovo che gli conferisce un significato diverso, in questo caso, espressione di un invito alla sosta, anche per un solo attimo, al fine di consapevolizzare quanto dolore può scatenare una banale leggerezza.
Tre aspetti di uno stesso dolore, orrore della notizia imprevista e travolgente, definitiva, che lascia senza fiato e senza voce, l'urlo diventa muto perchè si comprende il peso del dramma nella sua totalità.
Gli si contrappone rifiuto, quando il dolore è tale che risulta praticamente impossibile elaborarlo, riconoscendo l'evento come reale, e si cerca rifugio nella negazione del presente per rimanere aggrappati agli ultimi ricordi sereni non più raggiungibili.
Al centro, disperazione, il vagare senza posa tra le due emozioni precedenti alla dolorosa ricerca di un nuovo equilibrio, almeno accettabile, che sia in grado di sostituire quello irrimediabilmente spezzato. (carla petretich)
installazione ...










