| 35 mask | |
Maschera oggetto misterioso e magico in grado di nascondere qualcuno o qualcosa trasformandolo in altro. Forse per questa sua potenzialità e versatilità affascinante la maschera ha accompagnato l'umanità in ogni angolo del mondo dall'antichità fino ad oggi. Nelle cerimonie religiose di diverse popolazioni e comunità la vediamo comparire con la capacità di fare trasmigrare nella persona che la indossa l'identità del dio o dell'animale sacro rappresentati concedendogli un corpo fisico e quindi capacità di azione concreta in questo mondo. Nell'uso funerario di molte civiltà viene appoggiata direttamente sul viso del defunto o nel luogo di sepoltura per mantenerne vivo il ricordo nel tempo o dare pace al suo spirito. La maschera è un oggetto fondamentale nella storia del teatro, in quello greco copre il viso e non solo identifica il personaggio, ma funge anche da cassa di risonanza per amplificare la voce dell'attore in modo da farla arrivare anche agli spettatori più lontani. Nella commedia dell'arte, unendosi al costume, trasforma l'attore in personaggio tipico che si esprime per mezzo di gesti codificati, Arlecchino ne è l'esempio più famoso. Maschera è anche l'inserviente che accompagna lo spettatore al suo posto. La festa più fantasiosa e allegra è proprio il Carnevale quando chiunque con un travestimento può diventare tutto ciò che ha sempre sognato di essere. Dalle prime maschere dei dottori medievali che ne riempivano il lungo naso con spezie per proteggersi dai cattivi odori e da eventuali contagi arriviamo a quelle nostre moderne che ci difendono da gas ed esalazioni nocive. In psicanalisi diventa metafora di un ruolo che nasconde la nostra vera identità per proteggerla o nasconderla. In grafica è usata per schermare aree di immagini per preservarle da eventuali modifiche o per creare zone delimitate da colorare, lettere o figure, come nello stencil. Quindi un oggetto che troviamo in pratica ovunque e sempre. Forse il corpo ne è l'esempio più diffuso nel tempo e nello spazio se lo concepiamo come manifestazione dello spirito dell'uomo nel mondo reale che può così sperimentare sensazioni altrimenti impossibili come ci raccontano gli angeli di Wim Wenders dai tetti di Berlino. |
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| 36 dance | |
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Danza: movimento in armonia col suono.
Balletto: danzatori descrivono i suoni con il corpo. Teatro classico la voce intreccia dialoghi: pause, idee diverse che si confrontano. Lo spettacolo scivola sul tempo. Allo spettatore è richiesto rilassamento, abbandono, passività per lasciarsi trasportare dalla rappresentazione. Una generica opera 'da muro' richiede invece un ruolo attivo: l'occhio è incapace di cogliere le diverse aree di un'immagine contemporaneamente per cui chi osserva è costretto a scegliere un suo percorso personale di lettura influenzato ovviamente dalla sua personalità, cultura e sensibilitàe fa ripartire un tempo altrimenti immutabile ed eterno. Alla conclusione dell'osservazione ci sarà una comprensione finale comunque valida qualunque sia stata la strada seguita. Nella ricomposizione dell'immagine suddivisa in svariate tessere in un puzzle, nel creare accorpamenti da collegare tra loro fino al completamento totale, si segue inevitabilmente una strategia intimamante legata alla struttura stessa dell'immagine, a come è stata costruita. Strategia che si basa sull'applicazione delle regole della Gestalt che, nate dallo studio della percezione umana e del comportamento del cervello di fronte alle situazioni visive da risolvere, ci segnalano come si proceda per somiglianze di forma o colore, continuità, completamento delle immagini..... I punti iniziali, che l'autore sceglie e dispone in zone particolari dell'opera, sono punti d'attenzione, punti che attirano lo sguardo: un colore più forte, una figura sproporzionata, uno spostamento dei punti di equilibrio, un elemento che esula dalle sequenze previste. Una possibilità dunque di influenzare in parte il percorso di visione proponendo elementi attinti da tutto ciò che, consapevolmente o inconsapevolmente, fa parte del bagaglio simbolico dell'individuo, cultura collettiva dell'umanità tramandata attraverso generazioni, le radici culturali che sono comuni alla maggioranza se non a tutti e quindi maggiormente coinvolgenti. "Le forze rappresentate in un dipinto sono definite in primo luogo dallo spazio: la direzione, la forma, la grandezza, la collocazione delle forme determinano dove debbono agire le forze, in che direzione vanno, quanto forti sono. La dimensione spaziale e le sue costituenti strutturali, come ad esempio il suo centro, servono da schema di riferimento per la caratterizzazione delle forze." (R.Arnheim) Una danza. Il primo spettatore guarda la danza, il secondo danza lui stesso. Linee e colori morbidi ? valzer. Linee di energia potente? tango. Un'unica figura centrale? il principio è lo stesso, sarà solo tutto più concentrato fino a creare un turbine risucchiante.....teletrasporto. Tant'è, dicono che noi siamo solo l'olografia in 3D della nostra immagine bidimensionale posta ai margini dell'infinito.....no Matrix4, fisici. per approfondire: R.Arnheim, Arte e percezione visiva - Feltrinelli Ernest H. Gombrich, Arte e illusione - Einaudi Ernest H. Gombrich, Il senso dell'ordine - Einaudi Massimo Hachen, Scienza della visione, spazio e Gestalt, design e comunicazione - Apogeo Susskind Leonard, La guerra dei buchi neri Dedicato a Pina Bausch che si è spenta il 30 giugno scorso. La coreografa che ha reinventato la danza contemporanea distaccandosi da ogni tecnica e stile conosciuti imperniando le sue composizioni sulle emozioni e sui gesti quotidiani al di là di ogni retorica o ideologia. Lei stessa si è spesso definita 'compositrice di danza' per sottolineare l'importanza della musica e dell'ispirazione musicale nella composizione coreografica delle sue opere che si avvalevano anche dell'uso del gesto teatrale e della parola, un 'teatro totale' . Wim Wenders disse che in lei "Motion" diventa "emotion". Nel 1973 fonda il Tanztheater Wuppertal e CaféMùller (1978 su musiche di Purcell) ne è stato il manifesto: pochi interpreti esprimono le proprie ossessioni affettive e gestuali e il bisogno spasmodico di amore del nostro tempo su un palcoscenico gremito di tavolini e sedie. |
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| 37 moonlight | |
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Sicuramente la terra senza la luna che le corre accanto sarebbe inimmaginabile. Essa arricchisce il fascino e la magia delle notti limpide, piena e alta nel cielo nasconde la luminosità delle stelle con il suo chiarore, padrona della volta celeste inonda di luce argentata la terra senza intaccare le profonde ombre notturne. E' il sole che l'accende e le dà vita: la luna riceve luce per donarla di nuovo come uno specchio. Nel silenzio della notte ci appare contemporaneamente lontana e vicina, fredda e consolatrice, pietosa e severa, dialogante e muta. A lei si rivolge il pastore che cerca di comprendere il senso della sua vita: “Che fai tu luna, in ciel? dimmi, che fai, Silenziosa luna? Sorgi la sera, e vai, Contemplando i deserti; indi ti posi. ...” Astolfo la raggiunge cavalcando sull'ippogrifo alla ricerca del senno smarrito di Orlando che ritrova in una grande valle che contiene tutto ciò che gli uomini perdono sulla terra: le lacrime e i sospiri degli amanti, i desideri vani e, in ampolle ben chiuse più o meno capienti, appunto il loro senno. ... “sol la pazzia non v'è poca né assai; che sta qua giù, né se ne parte mai.”... Giulietta supplica Romeo di non giurare sulla luna “l'incostante luna che ogni mese cambia nella sua sfera, per timore che anche l'amor tuo riesca incostante a quel modo”. Negli arcani maggiori dei Tarocchi di Marsiglia la carta XVIII è 'La Lune' e rappresenta non solo l'archetipo femminile materno, la Madre cosmica, ma anche il sogno, l'immaginario e l'inconscio, l'intuizione e il mistero intimo dell'essere, è collegata ai ritmi biologici, all'acqua, alle maree, al passaggio dalla vita alla morte. Due pietre la ricordano, la prima, Moonstone, un feldspato, ne ha la luminosità e sviluppa l'intuizione di chi la indossa, la seconda, Selenite, una varietà di gesso, tagliata a sfera e burattata è del tutto simile ad una miniatura dell'astro. Attorno alla luna c'è mistero, ha affascinato da sempre i popoli della terra che l'hanno considerata o Dea come Selene, Artemide per i Greci, Luna e Diana per i Romani o Dio come Sin per i Mesopotamici, Thoth per gli Egizi, Susanowo per i Giapponesi, o personaggio fantastico come Isil, la luna degli Elfi nella mitologia creata da Tolkien. Nel medioevo, piena, dà l'energia necessaria agli uomini per trasformarsi in lupi e viene festeggiata dalle streghe come fonte di potere. Oggi, a cinquanta anni esatti da quando Neil Amstrong e Buzz Aldrin hanno camminato sopra la sua superficie svelandone la realtà concreta, continua comunque ad affascinarci con il suo perenne e simbolico ciclo di luce e ombra. per approfondire: Giacomo Leopardi: Canto notturno di un pastore errante dell'Asia Ludovico Ariosto: Orlando furioso, canto XXXIV Alejandro Jodorowsky, Marianne Costa: La via dei tarocchi, Feltrinelli W.Shakespeare: Romeo and Juliet Michael Gienger: Il manuale delle pietre, Edizioni Crisalide John.R.R.Tolkien: Il signore degli anelli, Bompiani |
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